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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Sull'Amore

Di Admin (del 19/05/2008 @ 02:36:46, in Sri Nisargadatta Maharaj, linkato 308 volte)

Smetti di immaginare di essere o di fare questo e quello, e in te sorgerà la comprensione di essere la sorgente e il centro di tutto. Ciò porterà con sé un grande amore che non è scelta o predilezione, e neppure attaccamento, ma un potere che rende ogni cosa amabile, e degna di essere amata.
La mente crea l’abisso, il cuore lo valica.
L’ ”Io sono” stesso è Dio. La ricerca stessa è Dio. La coscienza che è in te e quella che è in me apparentemente sono due, ma in realtà sono una cosa sola e cercano l’unità. Questo è l’amore.
La vita è amore e l’amore è vita. Cos’è il desiderio, se non amore per se stessi? Cos’è la paura, se non il bisogno di proteggersi? E cos’è la coscienza, se non amore della verità? I mezzi e le forme possono essere sbagliati, ma il motivo che c’è dietro è sempre l’amore.
Non c’è niente di male nella dualità, finchè non crea conflitti. Al di sopra dell’unità dell’essere c’è l’unione dell’amore. L’amore è il significato e il fine della dualità.
Tu sei l’amore stesso, quando non hai paura.
Non sottovalutare l’attenzione. Significa interesse e anche amore. Per conoscere, scoprire e creare devi metterci il cuore, che è attenzione. Tutte le benedizioni fluiscono da qui.
La felicità che non puoi condividere è spuria. Solo ciò che è condivisibile è veramente desiderabile…In effetti la realizzazione non è altro che partecipazione. Entri in una coscienza più vasta e ne rendi partecipi gli altri.
Di tutti gli affetti, il primo è l’amor proprio. L’amore per il mondo è il riflesso dell’amore per te stesso, perché il mondo è una tua creazione….Realizza di essere l’eterna sorgente e accetta tutto come tuo. Questa accettazione è vero amore.
Qualunque cosa faccia la mente, la fa per amore del Sé. La natura stessa del Sé è amore, perché è amabile e degno di essere amato. E’ il Sé a rendere così interessanti e cari il corpo e la mente. L’attenzione che prestiamo loro proviene dal Sé.
Non fingere di amare gli altri come te stesso. A meno che tu non li abbia riconosciuti come parte integrante di te, non puoi amarli… Se consideri qualsiasi cosa come separata da te, non puoi amarla perché la temi.
Tu ami te stesso sopra ogni cosa, e vuoi sentirti felice e al sicuro. Non vergognartene e non negarlo. E’ naturale amare se stessi, ed è un bene. L’unica cosa è che devi conoscere esattamente l’oggetto del tuo amore: non è il corpo che ami, ma la vita: percepire, provare emozioni, pensare, fare, amare, lottare, creare.
E’ stata la totale ignoranza di te stesso che ti ha nascosto l’amore e la felicità, spingendoti a cercare ciò che non avevi mai perso. L’amore è volontà, la volontà di condividere la tua felicità con tutti. Essere felici, rendere felici, è questo il ritmo dell’amore.
Nel sogno ami qualcuno, e qualche altro no. Al risveglio scopri di essere l’amore stesso, che tutto abbraccia. L’amore personale, per quanto possa essere intenso e genuino, invariabilmente ti lega. L’amore nella libertà è amore per tutto.
L’amore dice “Io sono tutto”. La saggezza dice “Io non sono niente”. E la mia vita scorre tra l’uno e l’altra.
Ha cominciato a regnare l’affetto infinito, l’amore misterioso e tranquillo che si irradia ovunque, che abbraccia tutto rendendolo interessante e meraviglioso, significativo e propizio.
Non posso non vederti uguale a me stesso. E’ nella natura stessa dell’amore non vedere differenze.
Nel matrimonio non sei né il marito né la moglie: sei l’amore tra i due.
Se nell’amore non esiste neanche la singola entità, come potrebbero essercene due? L’amore è il rifiuto di separare, di fare distinzioni. Perché tu possa concepire l’unità, devi prima creare il dualismo. Quando ami veramente non dici “Ti amo”. Dove c’è lavorio mentale, c’è dualismo.
La consapevolezza è dinamica, l’amore è l’essere. La consapevolezza è amore in azione.
Perché la vita è adesso, e adesso è l’amore che proviamo per lei. Ci piace la varietà, il gioco del piacere e del dolore, Siamo affascinati dai contrasti. Per questa ragione, abbiamo bisogno degli opposti, e della loro apparente diversità. Ne godiamo per qualche tempo, poi ce ne stanchiamo e invochiamo la pace e il silenzio del puro essere. Il cuore cosmico batte senza mai fermarsi. Io sono il testimone, e anche il cuore.
L’amore crea le sue necessità, compresa quella di diventare una persona…
E’ l’istinto di avventura, l’amore per la scoperta, che mi fa venire al mondo. E’ nella natura dell’essere vedere l’avventura nel divenire. Come è nella natura del divenire cercare la pace nell’essere. Questo alternarsi di essere e divenire è inevitabile, ma la mia dimora si trova al di là.
Veniamo al mondo per amore dell’esistenza fisica…. Essere, esistere con un nome e una forma è doloroso, ma nonostante tutto io lo amo. Tutto è parte dell’esistenza. La mia vera natura è amore. E’ possibile amare anche le cose dolorose… Noi amiamo ciò che ci causa sofferenza, questa è la nostra natura.
E’ nella natura stessa dell’amore esprimere se stesso, affermarsi, superare le difficoltà…Più che la felicità, l’amore desidera la crescita, l’allargamento e l’approfondimento della coscienza e dell’essere. Tutto ciò che li impedisce diventa causa di sofferenza, e l’amore non si sottrae al dolore.
La mente è moglie del cuore e il mondo è la loro casa, che va tenuta allegra e in ordine.
La serietà è amore in azione. Perché niente può essere fatto senza amore.
Il tuo vero essere è l’amore stesso, e i suoi tanti amori sono i suoi riflessi, che dipendono dalla situazione del momento.
Io sono l’altro, e l’altro è me. Siamo diversi nella forma e nel nome, ma non c’è separazione tra noi. Alla radice del nostro essere, noi siamo uno.

 OM

 
Spunti di Lettura
Sri Nisargadatta Maharaj
 
 

Vita e Insegnamento

Di Admin (del 18/05/2008 @ 08:30:08, in Sri Nisargadatta Maharaj, linkato 224 volte)

Maruti Kampli - questo è il suo vero nome - nasce nel 1897 a Bombay. Si sposa, è padre di quattro figli e per vivere fa il tabaccaio. A 33 anni conosce il maestro Sri Siddharameshwar Maharaj – del Sampradaya Navnath - che gli insegna a concentrarsi sul mantra Brahmasmi ("Sono il Supremo"). Concentrandosi sulla pratica del Maestro e grazie al Suo influsso spirituale, si realizza ed assume il nome di Nisargadatta Maharaj. Resta nella sua casa a dialogare con chiunque lo raggiunga, chiunque cerca il Sé, ogni persona che brama la Conoscenza, fino al 1982, anno in cui spegne per la Vita Eterna, il Grande riassorbimento nel Sé.

Insegnamento

Di Nisargadatta, quello che in ultima analisi si può dire come insegnamento spirituale è la sua indicazione permanente: Tat tvam asi ("Quello tu sei").
N.Maharaj, appartiene a una linea di trasmissione (marathi) del Vedanta monistico, che si fa risalire al Mahatma Dattatreya. Tra i veggenti di epoca vedica, Dattatreya avrebbe istituito il primo lignaggio spirituale (parampara), che nel Maharastra è noto come navnath sampradaya, la "scuola dei nove", cui fu affiliato il maestro di Maharaj e, alla sua morte, lui stesso.
Il suo insegnamento diviene molto simile a quello di R.Maharshi che, come abbiamo visto, diede come principale ricerca spirituale “Io sono Quello”, che lo stesso N. Maharaj citava più volte durante i suoi incontri. 
A differenza di Nisargadatta, Ramana non ebbe maestri, e fece – come nella più cara tradizione indù - voto di bramhachari, ovvero non si sposò.
Maruti invece crebbe in città, a Bombay dove avviò giovanissimo, insieme al fratello, un piccolo commercio di tabacchi. Ma un giorno le sue pratiche yogiche che conduceva sporadicamente lo portarono - tramite un conoscente - ai piedi del suo Maestro Sri Siddharameshwar Maharaj del Navnath Sampradaya, che gli trasmise, per così dire, il Logos Supremo, o la Verità in forma Ultima: “Tu sei il Supremo…credilo con fermezza, sempre e non dubitarne mai”. Di li a poco il suo Maestro muore e lui riprendendo la sua vita, non smette mai di praticare quella verità che lo porterà velocemente alla meta.
Un giorno mister Fridman lo incontra a Bombay nella stanza del suo appartamento dove Maharaj è solito da qualche tempo fare Satsang, ovvero ricevere le persone che chiedono di avere illuminato il loro cammino. Fridman lo seguirà da allora e pubblicherà il libro che lo fece conoscere al mondo occidentale.
Maharaj parla la lingua dell’Anima, per dirla all’occidentale, la vera fonte dalla quale inesauribilmente fuoriesce una sola ed unica Verità annunciata con parole. Quell’unica e vera Parola che fa perno sulla domanda “Io, chi sono?”.
Egli insiste molto sulla ricerca unica della Realtà, di quella Realtà che lui vive, ma che anche gli altri possono sperimentare, anzi devono sperimentare, poiché loro stessi, fonte – passatemi il termine - del loro stesso ologramma, devono accorgersi della luce che lo proietta. Come diceva Maharshi: è come un film,noi vediamo la pellicola, ma chi è la vera fonte che ci concede di vedere la pellicola della vita che passa dinanzi i nostri occhi, se non il Sé? Dobbiamo avere la forza di iniziare a guardare verso questa Fonte, e solo allora scopriremo cosa siamo.
Viene in mente un concetto che bene esprime il Rishi Vasishtha: "Sono io un re che sogna di essere mendicante o un mendicante che sogna di essere re?". E il maestro: " Né l'uno né l'altro, sia l'uno che l'altro. Voi siete e insieme non siete ciò che pensate di essere! Lo siete perché agite in conformità. Non lo siete perché non dura. Potete essere un re o un mendicante per sempre? Tutto muta. Ma voi siete ciò che non muta. Che cosa siete?". Disse Janaka: "Sì, non sono un re né un mendicante, sono il testimone spassionato".Egli, Maharaj ,insiste sul fatto di come le percezioni siano da noi proiettate e vissute in maniera difforme la suprema realtà. Questo è un concetto molto alto di contemplazione. Non a caso lo riscontriamo anche nell’insegnamento buddista tibetano, per esempio. Per Maharaj dobbiamo instancabilmente fissare la nostra attenzione sull’Io sono. Solo allora saremo. O meglio siamo.

-Maharaj:“In realtà, niente accade. Sullo schermo della mente il destino proietta eterno le sue immagini, che sono i ricordi di proiezioni anteriori, sicché I'illusione si rinnova costantemente. Le immagini vanno e vengono: sono luce intercettata dall'ignoranza. Scorgi la luce e dimentica l'immagine.”

M.: Quando è iniziato questo processo dell'osservare? E' iniziato con l'arrivo dello stato di veglia, del sonno profondo e della conoscenza "io sono"; è tutto avvolto in un "io sono". Questo è conosciuto come nascita.Nel momento in cui sopraggiunse, l’ "io sono" viene usato per sperimentare, osservare, eccetera. Ma prima di questa nascita, dov'era quell' "io sono"? Non c'era. ... Quali domande puoi avere senza questa triade? Supponiamo che tu abbia cinquant'anni. Hai avuto l'associazione di quella triade per cinquant'anni; vai indietro ora,... prima, qual'era la tua esperienza? Che cos'eri?

D.: Non lo so.

M.: Questo è corretto. Era uno stato di non-conoscenza. In quello stato di non-conoscenza, improvvisamente è apparsa la capacità di conoscere. Ciò ha creato tutto questo misfatto.
Questa coscienza non è altro che energia. Quando l'essenza del corpo diventa più debole, la coscienza diventa più debole e alla fine se ne va; non muore nulla.
Una volta che questa coscienza è conscia di se stessa, a causa del condizionamento considera certi oggetti come suoi ed altri come non suoi e combatterà per questi cercando di proteggere quelli che considera propri. Quando la coscienza realizza il suo potere latente, la sua universalità, i concetti "me" e "mio" vengono perduti.
Questa coscienza universale è conosciuta come Dio, che è l'Onnipotente, l'Onniscente, e l'Onnipresente, tutti gli attributi. Questi attributi vengono dati a Dio nella coscienza, non all'Assoluto. L'Assoluto è senza attributi.
Qualunque cosa tu abbia inteso, non lo sei. Perché ti perdi in concetti? Tu non sei ciò che conosci, sei il conoscitore.
Quest'insieme dei tre stati e dei tre attributi è nato e qualunque cosa accada, accade a quell'insieme ed io non ho nulla a che fare con esso. Questo è il motivo per cui sono totalmente privo di paura, senza alcuna reazione nei confronti di una malattia che sarebbe traumatica per altri.
Chi dormendo sogna, ha prima di tutto risvegliato il suo essere nell'universo del sogno. Nel momento in cui sorge, l'essere crea uno spazio che è immediatamente occupato dall'universo del sogno; ma la sorgente è in questo senso profondo di essere... lo spazio in realtà non esiste. Lo spazio è un'illusione.
Lasciamo che ,quindi, la mente percorra il suo cammino….
"Ma io, chi sono?".
Per spiegare l'inspiegabile Maharaj finge di narrare una fiaba:
"Nell'immensità della coscienza appare una luce, un puntolino veloce che traccia forme, assembra pensieri e sentimenti, idee e concetti, come la penna sul foglio. Tu sei quel puntolino, e muovendoti ricrei ogni volta il mondo. Ti arresti, e il mondo scompare. Va' dentro, e vedrai che quel punto luminoso è l'"io sono", come il riflesso nel corpo dell'immensità della luce. Solo la luce è, tutto il resto appare".

 OM

 
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Sri Nisargadatta Maharaj
 
 
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