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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Divino Intervento

Di Admin (del 26/04/2008 @ 10:41:29, in Evoluzione Conscia, linkato 192 volte)

di Andrew Cohen

Illuminazione per il ventunesimo secolo
Se vogliamo cambiare il mondo in modo significativo, se siamo seri nel voler creare un futuro migliore per tutti noi, allora dobbiamo guardare al fatto che il solo modo in cui può accadere è come è sempre accaduto: attraverso l'evoluzione della coscienza stessa. E affinché l'universo evolva al livello della coscienza, tu e io dobbiamo essere quelli che si assicurino che ciò accada. Dobbiamo essere quelli che creano il futuro. Che significa questo? Significa prima di tutto che dobbiamo svegliarci al fatto che non c'è nessun altro che può salvarci. Ancora nel ventunesimo secolo alcuni di noi si aggrappano alla speranza che c'è qualcuno lassù o là fuori, una sorta di principio divino, di forza più alta, una TestaDivina che sta dirigendo il processo e interverrà e si accerterà che alla fine tutto si metta a posto.
Di certo molti di noi hanno da tempo superato tali credenze, e può apparirci improvvisamente ovvio che abbiamo bisogno di salvarci dall'auto annientamento. Ma io mi chiedo quanto davvero abbiamo considerato le più profonde implicazioni che comporta accettare la responsabilità ultima per il futuro.
Accettare la responsabilità per il futuro significa che sappiamo senza ombra di dubbio che è sulle nostre stesse spalle - di ciascuno e tutti noi - creare tale futuro ora. E ora significa ORA.
Quelli di noi già sulla soglia devono smettere di aspettare, smettere di nascondersi e cessare di pretendere. Dobbiamo essere coloro che fanno il salto - perché di fatto non c'è nessun altro a farlo. Sì, ci vorrà il divino intervento, ma dobbiamo essere noi i “divini” che intervengono.
Letteralmente dobbiamo scegliere di essere Dio - che io definisco come l'impulso evolutivo e creativo stesso. Bilioni di anni fa, qualcosa esplose dal niente. E chi se non Dio potrebbe aver fatto una scelta così audace - di creare un intero universo? Tale potente urgenza di diventare inizia ora di fatto a risvegliarsi, attraverso quella capacità di consapevolezza autoriflessiva unica nel suo genere che è un nostro diritto di nascita.
Attraverso di noi Dio, o l'energia e intelligenza che conduce l'intero processo, sta appena iniziando a risvegliarsi a se stessa. Quindi diventare Dio in un universo in evoluzione significa che dobbiamo essere coloro che portano tale processo avanti al più profondo e al più alto livello, che evolvono coscientemente nel più grandioso dei modi per la nostra salvezza e trasformazione collettiva.
Spiritualmente la sfida gigantesca per ciascuno e tutti noi è confrontarsi direttamente con ciò che di fatto significa essere quell'uno che lo farà. Dalla prospettiva non duale e assoluta che emerge nella rivelazione spirituale, c'è solo l’UNO. Letteralmente non c'è niente e nessun altro, c'è solo uno senza un secondo.
Per comprendere veramente l'evoluzione conscia, dobbiamo avere a che fare con le profonde implicazioni di questo fatto assoluto. Io credo si possa coscientemente evolvere solo a patto di essere giunti a realizzare al livello più profondo del nostro essere che noi siamo quell'uno senza un secondo. Confrontandoci con la verità della non dualità - che i molti sono uno e che l'uno è definitivamente ciò che siamo - in un contesto evolutivo sollecita un confronto in ogni relazione con il processo della vita che non è meno di intero, completo e pienamente responsabile.
Evolvere coscientemente è arrendersi senza condizioni alla verità che non c'è nessun altro e allo stesso tempo accettare la responsabilità di ciò che questo significa in un universo in evoluzione - un cosmo che sta lentamente ma certamente diventando consapevole di se stesso attraverso tu e io. Questo uno senza un secondo si sta simultaneamente svegliando a se stesso mentre si sviluppa, mentre evolve e è quell'uno, come tu e io, da solo, che può ora cominciare a prendere la responsabilità per tentare di creare coscientemente il suo stesso futuro.
Questa è illuminazione in un contesto evolutivo: il profondo riconoscimento che Dio è quell’energia e intelligenza che ha iniziato il processo creativo e si sta ora semplicemente risvegliando a se stessa come noi ci risvegliamo ad essa. In tale rivelazione, letteralmente non c'è nessun altro. E perciò, la sola domanda è: abbiamo il coraggio, l'audacia a l’ardore di spirito di essere quell'uno senza un secondo, proprio ora, in questo mondo? Il nostro futuro letteralmente dipende da ciò.


Per gentile concessione della rivista What Is Enlightenment?; June-August 2006.
© 2006 EnlightenNext, Inc. All rights reserved.
http://www.wie.org


Andrew Cohen, fondatore e direttore responsabile di What Is Enlightenment? è un insegnante spirituale dal 1986 e autore di molti libri tra cui Living Enlightenment e Embracing Heaven & Earth. 
Per maggiori informazioni: USA (USA) o visita: 
www.andrewcohen.org/retreats

 

A proposito di bene e male

Di Admin (del 22/04/2008 @ 04:28:31, in Evoluzione Conscia, linkato 175 volte)

da  ”La Quarta Via” di P.Ouspensky                     

Cercherò di darvi alcuni esempi di come dovrebbe cominciare lo studio di noi stessi. Abbiamo già parlato del mentire e io ho dato una possibile definizione della psicologia come studio del mentire. Quindi una delle prime cose, e tra le più importanti per voi da osservare, è il mentire. Le nostre illusioni, convinzioni errate, punti di vista sbagliati e così via sono molto simili al mentire. Tutte queste debbono essere studiate perché, finché non cominciamo a comprendere le nostre illusioni, non potremo mai vedere la verità. In ogni cosa dobbiamo fin dal principio separare le nostre illusioni dai fatti. Soltanto allora sarà possibile vedere se possiamo realmente apprendere qualcosa di nuovo.

Una delle più importanti e più difficili illusioni da debellare è la nostra convinzione di poter 'fare'. Cercate di comprendere ciò che questo significa. Noi pensiamo di fare un piano, di decidere, di cominciare e finire ciò che ci pare, ma il sistema spiega che l'uomo 1, 2 e 3 non può 'fare', non può far nulla, ogni cosa gli accade. Ciò può parer strano, particolarmente ora che ognuno pensa di poter far qualcosa. Ma, poco a poco, comprenderete come parecchie cose che siamo abituati a dire sull'uomo in generale potrebbero essere vere soltanto se dette sull'uomo di livello superiore e che non si applicano all'uomo del nostro basso livello. Se dite che l'uomo può 'fare', ciò sarebbe giusto nei riguardi dell'uomo n. 7 o n. 6. Persino l'uomo n. 5 può fare qualcosa in confronto a noi, ma noi non possiamo far nulla. Potreste dire anche chepensate che l'uomo ha consapevolezza. Ciò sarebbe giusto in relazione all'uomo n. 5 ' 6 o 7, cominciando dal n. 5; e se voi diceste che l'uomo ha coscienza, ciò sarebbe giusto in relazione all'uomo n. 4, ma non in relazione all'uomo n. 1, 2 e 3. Dobbiamo cominciare a distinguere a quale categoria di uomo si riferiscono le cose, perché alcune cose sono giuste in relazione ad una categoria ma errate in relazione ad un'altra.

È  importantissimo comprendere che l'uomo non può 'fare' perché questa è la base della nostra visione di noi stessi, e persino quando diveniamo delusi di noi stessi pensiamo che altre persone possano 'fare'. Non possiamo accettare completamente e pienamente che le cose accadano meccanicamente e che nessuno gli dia una spinta. Da principio è difficile vedere ciò su grande scala, ma lo vedrete prestissimo in voi stessi. Nello studio di voi stessi, se cercate di fare determinate cose che generalmente non fate, per esempio se cercate di ricordare voi stessi, se cercate di essere consci di voi stessi, allora vedrete prestissimo se  potete 'fare' qualcosa o no. E, nella maggioranza dei casi, vi accorge­rete di non poterla fare.

D. Se non possiamo far nulla di noi stessi come uomini 1, 2 e 3, dob­biamo rivolgerci a quálche potere esterno per essere consci?

R. Non esistono poteri esterni cui possiamo rivolgerci perché siamo meccanicí. Non possiamo far nulla, ma esistono differenze nel fare e l'osservazione di voi ve lo mostrerà; per esempio, possiamo dar prova di una certa resistenza. Possiamo avere qualche desiderio, qualche ten­denza, ma possiamo opporle resistenza e possiamo continuare a resi­ste e ogni giorno. In cose di piccolissima importanza abbiamo scelta, cosi, sebbene non possiamo 'fare' tra virgolette, ci sono parecchie pic­cole cose che ora possiamo fare. Per esempio, possiamo cercare di essere consci di noi stessí. Certamente non lo possiamo fare per lungo tempo.

Ma ci proviamo o. no? Questo è il problema, Osservando queste nostre diverse azioni vediamo che, come principio generale, anche se l'uomo 1, 2 e 3 non può 'fare' nulla, se è interessato in qualcosa, se comincia a desiderare qualcosa più delle cose comuni, allora egli non sta sempre allo stesso livello e può scegliere momenti in cui può cominciare a fare in un senso assai elementare.

Un altro importantissimo problema da considerare è l'idea di bene e di male, in questo sistema, perché generalmente le idee della gente su questo argomento sono assai confuse ed è necessario che stabiliate da voi stessi come comprenderle. Dal punto di vista del sistema ci sono due cose soltanto che possono essere confrontate e viste nell'uomo: la manifestazione delle leggi meccaniche e la manifestazione della consape­volezza. Se volete trovare esempi di ciò che potete chiamare bene o male, per arrivare ad un certo standard, vedrete immediatamente che quanto noi chiamiamo male è sempre meccanico, non può mai essere consapevole; e ciò che chiamiamo bene è sempre consapevole, non può essere meccanico. Ci vorrà molto tempo prima di scorgere la ragione di ciò, in quanto queste idee di meccanico e di consapevole sono con­fuse nella nostra mente. Non le descriviamo mai nella maníera giusta, questo è quindi il prossimo punto che voi dovete considerare e stu­diare.

Inoltre, nei riguardi del problema di bene e male, dobbiamo cercare di comprendere le posizioni relative di morale e coscienza. Cos'è morale e cos'è coscienza? Possiamo dire prima di tutto che la morale non è costante. È  diversa in paesi diversi, in secoli diversi, in diverse decadi, in diverse classi, con gente di diversa educazione, e così via. Ciò che può essere morale nel Caucaso può essere immorale in Europa. Per esempio, in alcuni paesi la vendetta di sangue è cosa moralissima; se un uomo rifiutasse di uccidere qualcuno che ha ucciso un suo lontano zio, sarebbe considerato ímmoralissimo. In Europa invece nessuno la penserebbe così; in realtà la maggioranza delle persone considererebbe che per un uomo è profondamente immorale uccidere chiunque, persino un parente di qualcuno che ha ucciso suo zio. Perciò la morale è sempre differente, cambia sempre. La coscienza invece non cambia mai. La coscienza è un tipo di comprensione emotiva della verità in determinate relazioni definite, generalmente in rapporto al comportamento, alla gente, e così via. Essa è sempre la stessa; non può mutare e non può differire in una nazione o nell'altra, in un paese o nell'altro, in una persona o nell'altra.

Cercate di collegare nella vostra mentre quanto ho detto circa lo studio di bene e male, meccanicítà e consapevolezza, morale e coscienza, e poi ponetevi la domanda: " L possibile il male conscio ». Ciò richierà studio e osservazione, ma dal punto di vista del sistema esiste un principio ben preciso che il male conscio è impossibile; la meccanicità deve essere inconscia.

D. L'idea del male che deve essere sempre inconscio è piuttosto diffìcile da comprendere. Ce la potetie spiegare un po' più diffusamente?

R. Ho detto, prima di tutto cercate,dí trovare da voi ciò che chiamate male, non mediante definizioni ma mediante esempi. Quando avrete un certo numero di esempi, doni andatevi: Potrebbero questi essere consci? Possono cose cattive esser fatte consciamente?". In seguito vedrete che possono esser fatte soltanto inconsciamente. Un'altra risposta è che tutto quanto chiamate male può accadere meccanicamente, e accade sempre ‑meccanicamente, perciò non ha bisogno di consapevolezza.

Ho detto che voi dovreste studiare le idee di questo sistema prin­cipalmente in relazione all'evoluzione dell'uomo, e ho spiegato che per evoluzione dobbiamo intendere un processo cosmico e sforzi consci, continui e connessi. Non esiste evoluzione meccanica come è qualche volta intesa. L'evoluzione, se è possibile, può essere soltanto conscia e il principio dell'evoluzione è sempre l'evoluzione della consapevolezza, non può essere l'evoluzione di niente altro. Se la consapevolezza comin­cia ad evolversi, anche altre cose cominciano a crescere e ad evolversi.

Se la consapevolezza rimane allo stesso livello, ogni altra cosa rimane allo stesso livello.

Ci sono varie cose che è importante comprendere fin dal principio per quanto riguarda l'evoluzione. Prima, che in una grandissima quantità di uomini 1, 2 e 3, soltanto pochissimi possono divenire n. 5, 6 e 7, o addirittura cominciare. Ciò deve essere ben compreso, perché se cominciamo a pensare che ognuno si può evolvere, cessiamo di comprendere le condizioni necessarie per il principio dell’evoluzione come ve le ho descritte nell’esempio dell’evasione di prigione.

 

L'Evoluzione - Sri Aurobindo

Di Admin (del 20/04/2008 @ 04:21:10, in Evoluzione Conscia, linkato 148 volte)

Che cos’è nel suo principio e nel suo fine la forza di evoluzione e come opera nel mondo?

La teoria dell’evoluzione è stata la nota dominante del pensiero del diciannovesimo secolo. Essa ha influenzato non solo la scienza e l’attitudine del pensiero, ma ha influenzato potentemente il suo temperamento morale, la sua politica e la sua società. Senza di essa non si sarebbe potuta verificare la completa vittoria della concezione materialistica della vita e dell’universo, che è stata la caratteristica principale dell’età che ora sta tramontando – una vittoria che per un certo tempo si considerava definitiva – né gli importanti effetti collaterali del grande cambiamento rappresentato dal fallimento dello spirito religioso e dal venir meno delle credenze religiose. Nella società e nella politica la teoria evoluzionistica ha sostituito l’idea morale del progresso e la conseguente materializzazione delle idee e del progresso sociali, la vittoria dell’uomo economico nei confronti dell’idealista. Il dogma scientifico dell’ereditarietà, la teoria della recente emersione dell’animale umano pensante, la nozione popolare dell’onnipervadente battaglia per la vita e lo stimolo che è stato dato ad un esagerato sviluppo dell’istinto competitivo, l’idea dell’organismo sociale e lo stimolo che è stato dato allo sviluppo contrastante del socialismo economico, la crescente vittoria dello Stato organizzato o della collettività al di sopra dell’individuo libero – tutte queste tendenze scaturiscono dalla stessa sorgente.

La visione materialistica del mondo sta rapidamente collassando e con essa la concezione materialistica della teoria evoluzionistica deve sparire. Il pensiero moderno Europeo progredisce con una rapidità vertiginosa. Se esso è Teutonico nella sua fedeltà all’osservazione e nella sua tendenza alla sistematizzazione laboriosa, possiede anche un altro aspetto, Celtico–Ellenico, un aspetto di plasticità, di mobilità, di disponibilità al cambiamento rapido, di insaziabile curiosità. Questo aspetto non permette allo stesso pensiero, allo stesso sistema di esercitare a lungo un'egemonia incontrastata; ha fretta di rimetterlo in discussione, di sfidarlo, rigettarlo, rimodellarlo, scoprire nuove ed opposte verità, avventurarsi in altri esperimenti. Al presente lo spirito del rimettere in discussione non ha attaccato la teoria dell’evoluzione nel suo centro, ma si prepara con molta evidenza a dare ad essa un’altra forma e un altro significato.

L’idea generale dell’evoluzione è la filiazione di ogni forma o stato successivo delle cose da quello che li precede, il suo apparire mediante un processo di auto–svelamento o dispiegamento di qualche possibilità preparata ed anche determinata da stati e tendenze precedenti. Non soltanto una forma contiene il seme della forma che la riproduce, ma anche il seme della possibile nuova forma che modifica la precedente. Con una progressione successiva un sistema–mondo si evolve da una nebulosa, un pianeta abitabile sorge da un sistema inabitabile, la vita protoplasmatica emerge mediante un processo sconosciuto dalla Materia, l’organismo più sviluppato nasce da quello meno sviluppato. Il pesce è il discendente dell’insetto, il bipede e il quadrupede si ricollegano al pesce, l’uomo è un quadrupede del genere della Scimmia che ha imparato a camminare eretto su due gambe e ha liberato se stesso da caratteristiche inadatte al suo nuovo modo di vita e di sviluppo. La Forza nella Materia è una Divinità sconosciuta che ha elaborato questi miracoli mediante il suo principio inerente di adattamento naturale ed agisce nell’organismo mediante un ulteriore meccanismo ereditario; per selezione naturale quelle specie che riproducono nuove caratteristiche si sviluppano grazie all’adattamento all’ambiente e a ciò che favorisce la sopravvivenza, tendono a propagarsi e a permanere; altre vengono meno nella corsa della vita e scompaiono.

Queste erano una volta le idee principali; ma qualcuna di esse, e non le meno importanti, sono messe in discussione. L’idea della lotta per la vita tende ad essere modificata e anche negata; è stato detto, per lo meno nella comprensione popolare, che non fa realmente parte del Darwinismo. Questa modificazione è una concessione a risorgenti tendenze moralistiche ed idealistiche che cercano un principio di amore, di bene, oltre ad un principio di egoismo alle radici della vita. Altrettanto importante è la conclusione sul fenomeno di ereditarietà alla quale arrivano certi ricercatori, secondo i quali le caratteristiche acquisite non vengono trasmesse alla posterità ; così come è importante la teoria che si tratta principalmente di predisposizioni non ereditate; poiché mediante queste modificazioni il processo di evoluzione comincia a mostrare un aspetto meno materiale e meccanico; la sua sorgente e la sede del suo potere dinamico si spostano verso ciò che è meno materiale, e più psichico nella Materia. Infine, la primitiva idea di un’evoluzione lenta e graduale è stata messa in discussione da una nuova teoria dell’evoluzione mediante improvvisi e rapidi salti; ancora, si va oltre la concezione di un ovvio e superficiale meccanismo e di una necessità materiale deterministica, per andare verso profondità i cui misteri devono ancora essere sondati.

In se stesse tuttavia queste modifiche non sarebbero radicali. La loro importanza sta nel sincronismo con il risorgere di nuove forme e di vecchie idee che erano state sommerse dall'onda materialistica, teorie di vitalismo, tendenze di pensiero idealistiche, che si supponevano travolte dalla marcia della scienza fisica, adesso risorgono e disputano il campo, e trovano la loro spiegazione in ogni cambiamento di generalizzazione scientifica che apre la strada alla loro espansione e riasserzione.

Sotto quale aspetto è allora possibile che la teoria dell'evoluzione venga ritenuta deficitaria dal più ampio e complesso pensiero del futuro? E di conseguenza costretta a subire essenziali cambiamenti?

In primo luogo la teoria materialistica dell'evoluzione ha origine dalla posizione Sankhya secondo la quale tutto il mondo è uno sviluppo che emerge da una Materia indeterminata per azione della Natura–Forza. Ma esso esclude la Causa silente del Sankhya, il Purusha o Anima che osserva e riflette. Di conseguenza essa concepisce il mondo come una sorta di macchina automatica che si è in qualche modo trovata ad essere. Nessuna causa intelligente, nessuno scopo, nessuna ragione d'essere, ma semplicemente uno sviluppo automatico, una combinazione, un'auto-adattamento dei mezzi al fine, senza nessuna consapevolezza o intenzionalità nell'adattamento. Questo è il primo paradosso nella teoria, e la sua giustificazione deve essere schiacciante e decisiva per poter essere accettata definitivamente dalla mente umana.

Ancora: se la Forza nella Materia indeterminata senza nessuna Anima Cosciente è l'inizio e la sostanza delle cose, allora la Mente, la Vita e la Coscienza possono essere soltanto sviluppi della Materia, e anche soltanto operazioni della Materia. Esse non possono per niente essere cose in se stesse, differenti dalla Materia o in nessun grado indipendenti da essa. Questo è il secondo paradosso e il punto nel quale la teoria è crollata. Sempre più il cammino della conoscenza conduce verso la visione che Mente Vita e Coscienza sono forme diverse di Forza, ciascuna con le sue proprie caratteristiche e il suo proprio metodo di azione, ciascuna interagente con le altre e in grado di arricchire la sua forma per mezzo di questo contatto.

È anche iniziata a spuntare l'idea che la creazione non sia singola ma triplice – Materiale, Vitale e Mentale. Essa potrebbe essere considerata come composta di tre mondi che si interpenetrano l'uno nell'altro. Veniamo così riportati alla vecchia idea Vedica del triplice mondo nel quale viviamo. Possiamo quindi ragionevolmente prevedere che, quando le sue operazione sono esaminate da questo nuovo punto di vista, sarà giustificata la vecchia conoscenza Vedica che è una sola Legge e Verità che agisce in tutte, ma formulata in modo molto differente a seconda dell'ambito nel quale il lavoro procede e del suo principio dominante. Gli stessi dei esistono su tutti i piani e mantengono le stesse leggi essenziali, ma con un diverso aspetto e modo di operare e con risultati sempre più ampi.

Se questa è la verità, allora l'azione dell'evoluzione deve essere diversa da quella che si supponeva. Per esempio, l'evoluzione della Vita nella Materia deve essere stata prodotta e governata non da un principio materiale ma da un principio di vita che opera dentro e sopra le condizioni della Materia e che applica ad essa le sue proprie leggi, impulsi e necessità.

Quest'idea di una vita possente, diversa dal principio materiale, che opera in esso e al di sopra di esso, ha iniziato a dominare il pensiero avanzato in Europa. L'altra idea di una Mente ancora più potente, che opera sulla vita e al di sopra di essa, non si è ancora fatta sufficientemente strada perché l'investigazione delle leggi della Mente è ancora nella sua brancolante infanzia.

Ancora, la teoria materialistica suppone una rigida catena di necessità materiale; in essa ogni condizione antecedente è una coordinazione di molte forze e condizioni manifeste, ogni condizione che ne risulta è il suo risultato manifesto. Ogni mistero, ogni elemento dell'incalcolabile scompare. Se possiamo analizzare completamente le condizioni antecedenti e scoprire la legge generale, possiamo essere sicuri dei risultati conseguenti, come nel caso di un'eclissi o di un terremoto. Poiché tutto è manifestazione, che è il risultato logico di una precedente manifestazione. Ancora una volta la conclusione è troppo semplice e troppo netta. Il mondo è più complesso. Oltre alle cause manifeste ci sono quelle non–manifeste o latenti, e non soggette alla nostra analisi. Questo elemento cresce man mano che saliamo la scala dell'esistenza, la sua azione è più forte nella Vita che nella Materia, più libera nella Mente che nella Vita. Il pensiero europeo tende già a premettere dietro ad ogni attività manifesta un non–manifesto, chiamato a seconda delle predilezioni intellettuali Incosciente o Subcosciente, che contiene di più e in modo inafferrabile per noi conosce di più e vede più dell'esistenza di superficie. Ciò che è manifesto emerge costantemente da questo Non–manifesto.

Di nuovo torniamo ad un'antica verità già conosciuta dai saggi Vedici – l'idea di un incosciente o subcosciente oceano dell'essere, l'oceano del cuore delle cose dal quale si formano i mondi. Ma i Veda postulano anche un supercosciente che governa e dà origine, che spiega l'apparire di una coscienza–conoscenza nascosta che pervade le operazioni di evoluzione e che costituisce la Legge e la Verità autonomamente agente dietro di esse.

La teoria dell'evoluzione materialistica ha portato naturalmente all'idea di una progressione lenta e graduale in linea retta. Essa ammette regressioni, atavismi, balzi e zigzag che deflettono la linea retta, ma questi devono essere necessariamente subordinati, scarsamente visibili, se calcoliamo in ere anziché in più brevi periodi di tempo. Anche qui la conoscenza più completa contrasta con le nozioni apprese. Nella storia dell'uomo ogni cosa sembra indicare alterazioni di rilievo, ere di progressione, ere di regressione; il tutto costituisce un'evoluzione che è ciclica piuttosto che in linea retta. Una teoria dei cicli della civiltà umana è stata avanzata e possiamo arrivare alla teoria dei cicli evolutivi umani, i kalpa e i manvantara della teoria indù. Se la sua affermazione di cicli dell'esistenza umana è lontana dall'essersi affermata ciò è dovuto al fatto che essi devono essere così estesi nei loro periodi da sfuggire non solo a tutti i nostri mezzi di osservazione ma anche a tutti i nostri mezzi di deduzione e di inferenza esatta.

Invece di lenti e sicuri minuti passaggi, adesso si suggerisce che i nuovi passi nell'evoluzione sono piuttosto avvenuti grazie a balzi improvvisi, emersioni per così dire improvvise di ciò che si manifesta dal non–manifestato. Potremmo forse dire che la Natura, preparandosi lentamente dietro il velo, lavorando un po' in avanti e un po' indietro, arriva un giorno alla combinazione di circostanze esteriori che le rende possibile far apparire la sua nuova idea in una forma realizzata improvvisamente, con violenza, con un sorgere glorioso di un progresso rapido. E questo spigherebbe l'economia delle sue stasi, il riapparire di cose scomparse da lungo tempo. Essa mira a certi risultati immediati e per arrivarci più rapidamente e in modo completo sacrifica molte delle sue manifestazioni e le getta indietro nel non–manifesto, nel sub–cosciente. Ma non ha finito con queste e se ne servirà ad un altro stadio per un ulteriore risultato. Di conseguenza le riprende nuovamente ed esse riappaiono in nuove forme e in altre combinazioni, agendo per nuovi scopi. Così avanza l'evoluzione.

E i suoi mezzi materiali? Non la lotta per la vita soltanto. La vera legge – viene suggerito adesso – è piuttosto l'aiuto reciproco o per lo meno un accomodamento reciproco. La lotta esiste, la distruzione reciproca esiste, ma come movimento subordinato, un accordo di sottofondo, e diventa acuta soltanto quando il reciproco accomodamento fallisce e deve essere fatto spazio ad un nuovo tentativo, una nuova combinazione.

Il propagarsi delle caratteristiche acquisite tramite l'ereditarietà è stato troppo frettolosamente e definitivamente asserito; e adesso è forse in pericolo di essere negato troppo sommariamente. Non la Materia soltanto, ma la Vita e la Mente che lavorano sulla Materia aiutano a determinare l'evoluzione. L'ereditarietà è soltanto un'ombra materiale della riproduzione dell'anima, della rinascita di Vita e Mente in nuove forme. Ordinariamente, come fattore costante o base, c'è la riproduzione di ciò che era già evoluto; poiché, affinché le nuove caratteristiche siano propagate nelle specie, esse devono essere state accettate, ricevute, sanzionate nei mondi vitale e mentale. Soltanto allora esse possono automaticamente essere riprodotte dal seme materiale. Altrimenti esse sono acquisizioni private e personali e vengono riportate nella cassaforte, nel tesoro del subcosciente, non entrano a far parte del patrimonio di famiglia. Quando il mondo della mente e della vita sono pronti essi vengono versati liberamente in recipienti adatti. Ecco perché è la predisposizione ad essere ereditata principalmente. La forza psichica e vitale viene dapprima impressa nel principio materiale; quando è questo è stato fatto su scala sufficiente essa è pronta per una generale e nuova partenza e compare una ereditarietà modificata.

Così l'intera visione dell'Evoluzione comincia a cambiare. Invece di un'evoluzione meccanica, graduale, rigida dalla Materia indeterminata per mezzo della Natura–Forza ci muoviamo verso la percezione di un'evoluzione conscia, plastica, flessibile, intensamente sorprendente e costantemente drammatica operata da una Conoscenza super–cosciente che rivela le cose nella Materia, Vita e Mente facendole emergere dall'insondabile Incosciente dal quale esse sorgono.

Pubblicato per la prima volta nella rivista Arya, 1915; titolo originale: Evolution; in SABL, vol. 20, “The Supramental Manifestation ”, by Sri Aurobindo Ashram – Pondicherry (India); diffusion by SABDA.

 
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