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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

IL CORPO: MATERIA - SPIRITUALITA' - VERITA' - GIOIA DI VIVERE

Di Admin (del 09/04/2009 @ 05:49:29, in Bioenergetica, linkato 230 volte)

La radice della sofferenza umana è nella scissione tra corpo e mente. Tutto ciò che è spiritualità, amore, sacralità è ridotto a mere credenze simboliche, a processi intellettuali dove è negato il corpo.
Dimentichiamo che noi siamo simili agli alberi i cui piedi sono radicati nella terra e le braccia sono protese verso il cielo.
Un albero senza radici non può ampliare i suoi rami, è destinato a morire, se le radici sono instabili, cresce avvizzito, striminzito, senza foglie né frutti. 
Praticamente vive un quarto di vita. In realtà la vita parziale che vivono gran parte degli uomini!
Si è creata la falsa credenza che la forza interiore si esprima nell’indifferenza, nella mancanza di emozione, nella negazione dei sentimenti e delle sensazioni. Il continuo autocontrollo, la propensione all’inganno, alla manipolazione è esaltato come espressione do equilibrio e successo dimentiche che questo provoca una grave scissione narcisistica che si ripercuote negativamente nel sociale, nella famiglia, nella salute psicologica.

Per spogliarsi obiettivamente dalle opinioni precostituite che vedono nel nudo peccato, perversione, malattia e dolore, è necessario trovare l’unità tra la testa e il corpo, attraversare il fiume delle emozioni represse con esercizi psicofisici bioenergetici.

Per raggiungere la salutare armonia necessita affondare nelle più remote emozioni, riconoscere il nostro diavolo interno, i nostri limiti.
A. Lowen, inventore della Bioenergetica, si esprime così:
"Noi, concepiamo l’inferno come un luogo profondo, immerso nelle viscere della terra, ma il nostro inferno personale è nelle profondità del corpo, nella cavità pelvica dove è incatenata la sessualità. Qui troviamo le radici della nostra vera spiritualità, la base della corrente della Kundalini. E’ qui, nel grembo che nasce la vita ed è qui che all’inizio proviamo una beatitudine paradisiaca" (1)

Dall’inferno al paradiso, come nella Divina Commedia , dall’inconscio profondo al corpo per liberarci dai blocchi energetici, dalle automenzogne castranti, per rischiare la paura di non riconoscersi nel vivere sani e gioiosi!
Per ritrovare nel mondo l’innocenza infantile, la verità e la spiritualità della nostra totalità.

(1) A. Lowen, "La spiritualità del corpo" , Astrolabio

di M. Stallone Alborghetti

 

IL PIANTO

Di Admin (del 13/05/2008 @ 17:40:31, in Bioenergetica, linkato 161 volte)

di Francesca Pruneri

Il tema del pianto come emozione liberatoria è stato trattato da Alexander Lowen, allievo diretto di Reich, il quale formulò i principi di un efficace approccio terapeutico da lui stesso denominato Analisi Bioenergetica, in cui è presente la consapevolezza dell´inutilità di un lavoro sul sintomo non supportato da una piena comprensione ed elaborazione della struttura del carattere. Il fondamento di questo tipo di terapia è l´identità funzionale e l´antitesi tra psiche e soma, tra processi psicologici e fisici. Questa convinzione deriva dal fatto che la persona è un essere unitario, quindi ciò che avviene nella mente deve avvenire anche nel corpo.
Questa visione è resa esplicita in alcuni principi reichiani su cui si basa la pratica terapeutica di Lowen (vegetoterapia a carattere analitico), come l´identità funzionale fra tensione muscolare e blocco emozionale, e la correlazione tra reazione emotiva inibita e insufficienza respiratoria. Infatti egli sottolinea come un´insufficiente fluidità ed ampiezza respiratoria si rifletta in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e quindi in un indebolimento della risposta emozionale agli eventi della vita. Ad una respirazione frammentaria farà riscontro una risposta emozionale conflittuale e ambivalente.
Fondamentale in questo tipo di approccio, è l´idea della resa al corpo. Essa è impopolare per l´individuo moderno, il cui orientamento si basa sull´idea che la vita sia una lotta e l´identità personale è spesso più legata all´attività del soggetto che al suo essere. In questo contesto la parola "resa" è equiparata a sconfitta, ma in realtà è solo la sconfitta dell´Io narcisistico per il quale l´immagine è più importante della realtà. Senza la resa dell´Io narcisistico non è possibile abbandonarsi alla gioia, obiettivo di questo tipo di terapia. In questo modo l´Io riconosce il proprio ruolo subordinato al sé, la propria funzione di organo di coscienza e non di padrone del corpo.
Le tensioni muscolari croniche che soffocano e imprigionano lo spirito si sviluppano nell´infanzia per la necessità di controllare l´espressione di emozioni intense, come paura, tristezza, rabbia. Questi controlli non sono però sempre efficaci e a volte i sentimenti vengono espressi a dispetto di ogni tentativo di controllo dell´individuo. Finché non è risolto il conflitto tra il bisogno di esprimere i sentimenti e la paura dell´espressione, la persona non è libera di essere se stessa. Sono i sentimenti a fare paura, considerati come minacciosi e pericolosi, ma se nell´infanzia ciò era connesso alle conseguenze che sarebbero seguite all´espressione, nell´adulto si tratta di una paura irrazionale. Il sentimento verso cui si tende ad essere più timorosi è la tristezza, in quanto può essere molto profonda.
Un significativo cambiamento può quindi avvenire solo arrendendosi al corpo e rivivendo emotivamente il passato. Il primo passo di tale processo è il pianto.
Piangere significa accettare la realtà del presente e del passato. Quando ci abbandoniamo al pianto percepiamo la nostra tristezza e ci rendiamo conto di quanto siamo stati feriti o danneggiati. Non basta però un solo pianto a trasformarci, infatti lo scopo della terapia non è indurre il paziente a piangere, ma aiutarlo a recuperare la capacità di farlo liberamente e con facilità. Piangere non cambierà il mondo esterno, ma trasformerà il mondo interiore liberando la tensione e il dolore.
Si potrebbe dire che "piangere protegge il cuore", in quanto la vita è un processo fluido che si blocca completamente nella morte e parzialmente negli stati di rigidità dovuti alla tensione. Piangere significa scongelare questo stato di disagio. Molto spesso al contrario, a causa della paura ad abbandonarci al sé, eliminiamo il nostro sentire con la tensione del corpo e la riduzione della respirazione; ma facendo questo eliminiamo anche la possibilità della gioia. Per superare questo blocco è necessario capire che la disperazione appartiene al passato e non al presente, così come la paura non ha origine da una minaccia presente ma da un pericolo passato. Quindi l´unico modo per liberarci dalle esperienze remote è quello di sciogliere la tensione attraverso il pianto.
Per arrivare a questo risultato, Lowen inizialmente invita il paziente ad approfondire il respiro chiedendogli di emettere un suono a voce alta ad ogni espirazione tenendolo il più a lungo possibile. Dapprima è frequente che il suono sia debole o che vi siano resistenze all´espressione fonetica, man mano che si prosegue il controllo cosciente comincerà a cedere, l´impegno a prolungare il suono causerà un´espirazione forzata e di conseguenza un respiro sempre più profondo contattando la sede dei sentimenti più nascosti; a questo punto spesso il suono si trasformerà in pianto.
La produzione di lacrime è un meccanismo che scarica la tensione dagli occhi e in parte anche dal corpo, dato che il sentimento della tristezza lo ammorbidisce. Infatti se gli occhi sono ghiacciati dalla paura o contratti per il dolore, il fluire delle lacrime è un processo di scioglimento e addolcimento, simile allo sciogliersi dei ghiacci in primavera.
La capacità di versare lacrime è alla base della capacità di provare compassione vedendo il disagio in un´altra creatura, mentre con i singhiozzi esprimiamo una sofferenza profondamente nostra. Inoltre se il dolore è intenso e apparentemente insanabile, il pianto può prendere la forma del gemito, un suono più continuo e acuto che esprime un dolore molto profondo, percepito nel cuore.
Infine appartiene alla categoria del pianto anche il lamento, un suono basso con un elemento di rassegnazione per un dolore che dura a lungo.
Da ciò si capisce che la voce è il canale di espressione di moltissimi sentimenti, e quindi, dell´espressione di sé. Ogni limitazione alla voce costituisce una limitazione all´autoespressione e rappresenta una diminuzione del senso di sé. Dato che tutti i pazienti che soffrono di qualche carenza di autostima si sentono quasi come se non avessero il diritto di parlare forte, è importante lavorare con la voce in una terapia che cerchi di rafforzare il sé. Infatti chi sia stato inibito ad esprimersi emozionalmente attraverso il suono, ad esempio piangendo, urlando o parlando ad alta voce, dovrà tornare in possesso di queste sue capacità represse per poter essere pienamente se stesso. Solo liberando l´urlo, il pianto o la sonorità inibiti, infatti, il paziente potrà tornare in contatto con gli aspetti rimossi della propria personalità che teneva imprigionati in una respirazione insufficiente.
L´atto di urlare, per sua stessa natura, contiene sempre un elemento isterico, in quanto è un´espressione incontrollata. Esso è una reazione catartica in quanto serve a scaricare la tensione quando il dolore o lo stress di una situazione diventano intollerabili. Anche il piangere o il singhiozzare hanno la stessa funzione, ma generalmente si piange quando l´offesa è cessata. L´urlo infatti è un´espressione aggressiva per limitare l´attacco del trauma, mentre il pianto è il tentativo del corpo di sciogliere la sofferenza che fa seguito a un´offesa.
A volte la reazione sfugge al controllo dell´individuo, che si trova a urlare o piangere istericamente finché la furia si sarà esaurita. Nella nostra cultura esiste un tabù contro il comportamento incontrollato in quanto ne abbiamo paura, ma la capacità di rinunciare al controllo in momenti e luoghi appropriati, indice di maturità e padronanza di sé, implica anche l´essere in grado di mantenere o ristabilire quel controllo quando è opportuno o necessario; perciò quando si impara a lasciarsi andare ai sentimenti forti tramite la voce e il movimento, si perde la paura di abbandonarsi al sé.
Una delle cause della difficoltà di alcuni pazienti di parlare ad alta voce o urlare può essere ricercata nella loro esperienza infantile. Questi bambini imparano a essere silenziosi e sottomessi come tecnica di sopravvivenza. Tale tecnica generalmente persiste nella vita adulta e non può essere abbandonata fino a quando la persona non ha l´esperienza che urlare non implica una punizione. D´altra parte ci sono individui per i quali gridare è quasi uno stile di vita. Entrambi questi comportamenti derivano dal fatto che il bambino vive in una costante sensazione di minaccia e terrore che gli impedisce di identificarsi con i genitori e adottare il loro modello di comportamento, ma al contrario lo porta a ritirarsi in se stesso.
Ci sono pazienti in cui la sofferenza è talmente profonda da essersi riflessa nel loro corpo. Lo si vede nell´oscurità degli occhi, nella tristezza dell´espressione, nelle mascelle serrate e nella rigidità di tutto l´apparato muscolare. Sono persone che hanno perduto precocemente nell´infanzia la capacità di godere, quando la loro innocenza fu spezzata e la loro libertà distrutta. Essi sono sintonizzati sulla sopravvivenza, quindi si aspettano solo cose negative dalla vita e non sono preparati ad incontrare né tantomeno a rispondere alla gioia. Ciò non vuol dire che essi non vogliano il piacere, ma essendo corazzati contro un possibile attacco, non sono aperti all´amore e di conseguenza al piacere. L´apertura alla vita li fa sentire troppo vulnerabili e la paura li fa chiudere di nuovo.
Il primo passo nel processo terapeutico verso la gioia è sentire ed esprimere la propria tristezza attraverso l´autoespressione. Infatti piangere o gridare non sono terapeutici a meno che non si sappia perché si piange e lo si possa esternare con le parole, in quanto così facendo l´Io è identificato col sentimento. Dare parole al sentimento aiuta a stabilire questa connessione, mente e corpo operano insieme per fornire un più forte senso di sé. Perché queste parole abbiano valore, il paziente deve quindi essere in contatto con i propri sentimenti, in quanto un paziente che non percepisca la propria tristezza e non sia in grado di piangere non può essere raggiunto con le parole.
Bisogna però tenere in considerazione il fatto che l´uomo ha imparato a controllare la sua voce proprio per non rivelare i suoi sentimenti più intimi. Infatti è possibile parlare con un tono piatto e privo di emotività oppure si può alzare la voce per nascondere il fatto che ci sentiamo tristi. Questa regolazione della voce si esercita ampiamente attraverso il controllo della respirazione. Quindi, visto che se si respira pienamente la voce rifletterà naturalmente i sentimenti, un modo per far entrare il paziente in contatto con la propria emotività è quello di approfondire il suo respiro.
Una delle ragioni per cui l´analisi bioenergetica si concentra sul corpo è che le sole parole raramente sono abbastanza forti da evocare i sentimenti repressi. La repressione dei sentimenti è opera dell´Io che osserva, controlla e censura le nostre azioni attraverso le parole, così come il corpo si esprime attraverso il suono. Si può dissimulare con le parole, ma è più difficile farlo con il suono. Un assioma di questa teoria è il fatto che il coro non possa mentire. Tuttavia, molte persone sono cieche all´espressione corporea, avendo imparato molto precocemente a credere alle parole che si odono più che a ciò che si sente. Questo particolare tipo di cecità si manifesta nelle persone in cui se si sottolinea il loro bisogno di piangere, rispondono di non avere nessuna difficoltà a farlo. In realtà il loro problema consiste nell´incapacità di piangere liberamente al punto da raggiungere il fondo della loro tristezza. Infatti per essere liberatorio il pianto deve sgorgare dalla pancia, essere profondo e continuo come il respiro.
Questo problema riguarda persone cresciute in un clima di terrore continuo, dove sono venuti a mancare i sani rapporti coi genitori che normalmente caratterizzano l´infanzia. Questa situazione viene vissuta come irreale dal bambino, come un sogno dal quale spera un giorno di svegliarsi. Così quando crescerà ed uscirà dalla situazione, la sua mente considererà l´esperienza come se non fosse realmente accaduta.
È difficile emozionarsi per qualcosa che "non è realmente accaduto", questo spiega il motivo per cui è altrettanto arduo far emergere, durante la terapia, qualsiasi risposta emotiva in questi pazienti. Tuttavia gli effetti di questa esperienza sono ancora più insidiosi.
Quando la realtà si tinge di un´atmosfera di irrealtà, la mente si protegge dalla confusione diffidando delle sensazioni e dei sentimenti, nega la loro validità ed opera solo sulla base della logica e della razionalità. In verità, queste presuppongono l´esistenza del sentimento, ma il comportamento non proviene direttamente da esso. In queste persone è presente una qualità inumana o irreale ed esse, inevitabilmente, divengono dei "mostri" agli occhi di coloro i quali hanno bisogno e diritto di aspettarsi da loro una risposta emozionale. La disumanità, che da bambini ha provocato in loro orrore, genera in questi ancora disumanità, la quale si trasforma in orrore per la generazione successiva.
Tristezza e gioia derivano da sensazioni che hanno origine nel ventre. Analogamente il riflesso orgasmico ha luogo quando il ritmo respiratorio fluisce liberamente nel bacino. In questa resa al corpo c´è un senso di libertà e di eccitazione, che produce gioia. Di conseguenza il blocco del ritmo respiratorio, in modo che non raggiunga il bacino, deriva dalla paura di lasciarsi andare all´eccitazione sessuale e provocherà tristezza. A questo punto, se si è in grado di sciogliere la tensione attraverso il pianto, si ristabilirà il senso di libertà e di pienezza e si recupererà una sensazione positiva del corpo.
A questo proposito, è interessante notare che le donne singhiozzano con più facilità degli uomini. Questo è dovuto da una parte all´effetto culturale per cui i bambini, a differenza delle bambine, sono indotti a vergognarsi se piangono, dall´altra alla struttura corporea femminile che, in genere, è più flessibile di quella degli uomini.
Nell´infanzia il pianto è il segnale di una situazione di disagio. Il bambino è incapace di sopportare la tensione, così comincia a fremere; contrae la mascella e si irrigidisce, poi comincia a dimenarsi mentre singhiozza profondamente. Quei singhiozzi sono come convulsioni che corrono lungo il corpo nel tentativo di scaricare la tensione prodotta dal disagio. Quando la sua energia è esaurita e non può più piangere, si addormenta per difendere la propria vita.
Il pianto di un bambino è più di una semplice richiesta di aiuto, infatti anche quando la madre risponde, il bimbo può continuare a piangere per un certo tempo, emettendo un suono continuamente frammentato, in armonia col ritmo della respirazione.
Oltre al pianto, anche il riso ha un effetto catartico, ma quest´ultimo è inefficace e privo di significato quando si tratta di liberare un individuo dalla disperazione repressa. Il riso può infatti dare un sollievo temporaneo, ma non appena si smette di ridere si tornerà al punto di partenza.
Bisogna tener presente anche il fatto che in molte persone il riso è una copertura. Se la persona si trova in terapia è perché nella sua vita sono presenti gravi problemi che ha difficoltà ad accettare. Ridere in questa situazione deve essere considerato come una resistenza ad abbandonarsi, una negazione della realtà dei propri sentimenti.
Certamente è molto più facile ridere che piangere, infatti l´esperienza di ognuno porta a credere che il riso avvicini le persone, mentre il pianto potrebbe farle allontanare. Questo è dovuto al fatto che molti individui hanno difficoltà a rispondere al pianto di un altro perché tocca quel dolore e quella tristezza che si sforzano di negare in se stessi.
Quando una persona piange, ogni singhiozzo è una pulsazione di vita che percorre il corpo. Nel momento in cui essa raggiunge il bacino provoca un movimento in avanti. Nel pianto profondo, che è molto raro, la persona che piange può sentire realmente sulle pareti pelviche la pulsazione che attraversa il canale interiore.
Un´altra dimensione del pianto è quella dell´ampiezza delle onde, che si esprime nel concetto di suono pieno, che si ha quando la bocca, la gola, il torace e l´addome sono molto aperti. Il grado di apertura determina quanto l´individuo sia aperto alla vita; quando diciamo che un paziente è chiuso in se stesso significa che gli occhi possono essere freddi, le labbra tirate, le mascelle serrate, la gola contratta, il collo irrigidito, il ventre appiattito e il sedere spinto in dentro.
La terapia è un processo di apertura alla vita, sia psicologicamente che fisicamente. Quindi, prima di aprire il cuore, si dovrà intervenire per aprire questi passaggi attraverso cui i sentimenti fluiscono nel mondo.

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Personalmente pensando al pianto la prima immagine che appare nella mia mente è quella del bambino al momento del parto. Ciò potrebbe indurre a pensare che sia la cosa più facile e naturale al mondo, visto che già i neonati sembrano portare in sé la capacità innata di piangere.
Questo è il motivo che mi ha incuriosito e mi ha spinto ad approfondire tale argomento, il fatto che un´azione così comune possa nascondere significati e tematiche tanto profonde.
Non avevo mai pensato che ci potessero essere gradi di intensità e modi diversi di piangere e venendone a conoscenza ho scoperto una serie di riflessioni e problemi affascinanti e stimolanti. Ciò può essere dovuto al fatto che il pianto è un tema che riguarda ognuno di noi, ed è interessante analizzare le relazioni di questa azione sulla nostra personalità.
Infatti ho sempre pensato che una persona potesse essere più o meno incline al pianto per delle sfumature superficiali del carattere, ma non avevo mai riflettuto sul fatto che piangere è un bisogno sentito da ognuno di noi, che in qualcuno però non riesce a emergere. In altre parole pensavo che un individuo particolarmente restio al pianto semplicemente non sentisse l´esigenza di piangere trovando altre valvole di sfogo, senza riflettere sul fatto che forse ciò potesse dipendere da una concreta incapacità di versare lacrime.
Riguardo a questo punto, vorrei portare la mia esperienza personale. Ho infatti riflettuto sul fatto che fino a qualche tempo fa non fossi molto propensa al pianto, considerandolo forse un segno di debolezza se fatto davanti ad altre persone, una dichiarazione di sconfitta. La cosa che però mi ha colpito maggiormente è il fatto che ciò non era dovuto al desiderio di fare bella figura con le persone care mostrandomi più forte di quanto lo fossi davvero, perché anche quando ero sola non sentivo il bisogno di piangere. O meglio, probabilmente sentivo l´esigenza di sfogare fisicamente la tristezza che provavo, ma non lo facevo in questo modo. Forse ciò era dovuto al fatto che io fossi sempre stata agli occhi di tutti una persona allegra, positiva e senza sofferenze e di conseguenza, essendo molto insicura, mi sentivo in dovere di mantenere questa parte per essere accettata. Affermo ciò perché ho notato che avendo da qualche tempo iniziato ad avere più fiducia in me stessa e ad essere molto più sicura di valere non solo per i miei pregi ma anche per i miei difetti, ho cominciato, senza rendermene conto, a piangere molto più spesso.
Credo che l´unica mia paura inconsapevole verso il pianto fosse quindi quella di lasciarmi andare alla tristezza e perdere la mia natura ottimista, come se impedire il fluire delle lacrime potesse essere un modo per mettere una barriera tra me e la sofferenza che cercavo di ignorare; barriera che sarebbe crollata nel momento stesso in cui avessi dato via libera al pianto.
Mi sento di dire queste cose proprio perché ora piango abbastanza spesso, ogni volta che mi succede qualcosa che reputo causa per me di sofferenza, quindi come traggo beneficio ora dal pianto, ne avrei probabilmente avuto bisogno anche prima, anche se non ne ero consapevole.
Ciò non toglie che nella mia visione del fenomeno, il piangere davanti ad ogni minima difficoltà sia da me considerato negativamente come indice di immaturità e di scarsa capacità di affrontare i problemi, anche se forse dicendo questo confondo il pianto di cui parla Lowen, profondo, liberatorio e funzionale all´individuo, con il piagnucolare, tipico a mio avviso,
di chi vuole che le cose avvengano sempre secondo la propria volontà e si sente ferito da ogni più piccolo cambiamento non previsto di fronte a cui si sente impreparato.
Con questo non ho ancora capito cosa spinge una persona a piangere anche solo davanti ad una scena commovente durante un film. Personalmente non mi è mai capitato a quanto ricordo, e mi sono spesso chiesta se questo fosse indice di una mia poca sensibilità o di egoismo.
Ho sempre pensato che questa mia scarsa partecipazione emotiva alla visione di un film fosse dovuta al fatto di saper distinguere tra finzione e realtà, senza farmi coinvolgere troppo da storie di fantasia, ma studiando gli scritti di Lowen ho scoperto che egli identificava l´azione peculiarmente umana di versare lacrime con la capacità di provare compassione, dovuta al fatto di vedere il disagio, la tristezza o il dolore nel prossimo, sentimento che si può manifestare appunto in tali circostanze. Ho notato che la maggior parte delle persone, alla richiesta di descrivere il proprio carattere, non mancheranno di dire con sicurezza di essere molto sensibili. Forse si afferma ciò perché non esserlo potrebbe essere considerato disdicevole all´interno della nostra società, ma credo che buona parte di essi sia profondamente convinto di esserlo. Visto che non credo che tra noi ci siano solo persone molto compassionevoli, riflettendo sulla mia insensibilità verso i film mi è venuto il dubbio di appartenere a questa categoria di persone che danno per scontata la loro umanità, e ciò sarebbe particolarmente significativo per me, vista la professione che ho deciso di intraprendere.
Oltre a queste considerazioni personali, l´approfondimento di questo argomento mi ha fatto scoprire anche cose curiose, come per esempio il fatto che esista un vero e proprio studio delle lacrime, la dakriologia, che ne analizza effetti, particolarità e perfino composizione chimica. Al riguardo si è scoperto che le lacrime contengono peculiari sostanze, cioè l´ormone ACTH, il lisozima, l´encefalina e l´ormone prolattina.
Riporto queste notizie scientifiche in quanto sono alla base di un´interessante intuizione. Lowen affermava che le donne piangono molto più facilmente degli uomini a causa della differente cultura e della struttura corporea più flessibile. In base a questi studi, si è invece venuti a sapere che le donne possiedono un livello di prolattina, uno dei componenti fisici della lacrima, maggiore degli uomini. Quindi questa differenza di genere potrebbe essere dovuta ad una semplice disparità di composizione chimica. Ciò è dimostrato anche dal fatto che somministrando a dei pazienti depressi dopamina, inibitore della prolattina, si attenuavano le crisi di pianto nei soggetti.
Interessante a mio avviso è inoltre la scoperta che queste sostanze sono presenti solo nelle lacrime delle persone che piangono per autentiche emozioni, in quanto in quelle provocate da una cipolla tagliata non si trovano né ormoni né enzimi, e credo che questo possa essere ricollegato al fatto che in questa circostanza le lacrime abbiano uno scopo meramente fisico di pulizia degli occhi, mentre nel vero pianto la loro funzione principale è quella di scaricare le emozioni dolorose tramite l´espulsione dal corpo delle componenti organiche alla base di questi sentimenti.

fonte www.animaecorpo.info

Spunti di Lettura
Alexander Lowen
 

CONSIDERAZIONE SULL'ANALISI BIOENERGETICA

Di Admin (del 13/05/2008 @ 17:32:14, in Bioenergetica, linkato 141 volte)

di Alexander Lowen - Tratto da "Bioenergetic Analysis"

Un sostegno teorico all'analisi bioenergetica è il concetto di Reich dell'unità e antitesi di tutti i processi viventi. L'unità si riferisce al fatto che l'organismo funziona come un tutto unico. Ogni disturbo coinvolge l'intera persona, cosicché non ci può essere distinzione tra malattia fisica e mentale, o tra dolore fisico e mentale. Se una persona ha una malattia di cuore, la persona è malata, non solo il cuore. Allo stesso modo se una persona soffre d'ansia, depressione, fobia o compulsione, il corpo ne viene coinvolto così come la mente. Un trauma fisico coinvolge la psiche così come un trauma psichico coinvolge il corpo. Il dolore del desiderio ardente insoddisfatto che un bambino prova nei confronti della madre non è soltanto un dolore mentale, è strutturato fisicamente nella tensione e costrizione della gola e della bocca tramite le quali quel desiderio sarebbe espresso in pianto o nel protendersi per succhiare o baciare. La presenza di questa tensione e costrizione è la prova del trauma primario e della sua persistenza nel presente.
Il principio di unità stabilisce anche che l'intero corpo è coinvolto nel trauma. Il desiderio insoddisfatto del bambino disturba la sua respirazione, il suo senso di sicurezza nelle gambe e il suo senso di fiducia in se stesso. Ogni trauma disturba i movimenti pulsatori di base del corpo. Queste sono le complessive espansioni e contrazioni dell'organismo (che, a questo livello, funziona come una cellula singola) e i movimenti ondulatori longitudinali che fluiscono in su e giù lungo il corpo.
La pulsazione è una qualità di ogni cellula nel corpo. Quando la pulsazione è forte, la vita è forte. Alla morte cessa tutta l'attività pulsatoria. Quando la pulsazione è piena e libera la persona sperimenta una sensazione di gioia e piacere nel corpo, qualsiasi disturbo di questi naturali movimenti pulsatori causa una perdita di sensazioni piacevoli e, se intenso, produce dolore.
La qualità della pulsazione del corpo si manifesta maggiormente nella respirazione che combina i movimenti di espansione e contrazione con quelli dell'onda longitudinale. Il respiro non è limitato ai polmoni, al contrario tutto il corpo partecipa ai movimenti respiratori. Il respiro è accompagnato da un'onda che inizia in profondità nella pelvi e si muove su verso la bocca. Durante l'espirazione l'onda si muove al contrario. Dato che il respiro è disturbato in tutti i problemi emozionali o nevrotici, si può determinare l'esistenza di questi problemi dalla natura del disturbo respiratorio. Quando si va risolvendo il problema del paziente il respiro diventa completamente libero, il problema scompare.


L'aspetto antitetico del processo vivente viene al meglio riflesso nella relazione tra mente e corpo. L'unità tra di loro non altera il fatto che ciascuno influenza l'altro e che a livello superficiale c'è dualità nella natura umana. Rispettare queste dualità da la possibilità di riconoscere che l'attitudine conscia di una persona ha una influenza considerevole sul suo funzionamento totale. L'analisi bioenergetica aggiunge una dimensione assolutamente nuova alla psicoterapia: il lavoro con il corpo. L'espressione corporea del paziente viene studiata per determinare quali sono i problemi e conflitti nella sua personalità.
C'è sempre accordo tra quello che rivela il corpo e quello che dice il paziente. Così, se il paziente si lamenta di essere depresso, quella lagnanza può essere messa in relazione al livello di funzionamento energetico depresso del paziente. Al paziente il cui respiro è superficiale può essere mostrato che non sta permettendo che venga espresso nessun sentimento. Al paziente che si lamenta di problemi sessuali può essere dimostrato che ha gravi tensioni nella pelvi, il che riduce la potenza sessuale. La maggior parte dei pazienti non sono consapevoli che i loro problemi sono manifesti nel corpo fino a che non viene loro fatto vedere ciò. Una volta che viene stabilita questa comprensione diviene possibile lavorare bioenergeticamente col paziente.
Vi sono quattro dimensioni dell'analisi bioenergetica :
(a) comprensione e lavoro con le tensioni muscolari
(b) analisi delle associazioni, del comportamento e de transfert
(c) comprensione delle dinamiche energetiche
(d) focalizzazione sul ruolo della sessualità.

Tutti i terapisti bioenergetici conoscono queste quattro dimensioni, ma la loro enfasi su ciascuna di essa varia secondo il loro retroterra culturale ed esperienza: molti si focalizzano fortemente sull'aspetto psicologico, con una certa attenzione al corpo perché è la fonte del sentire. Altri fanno più lavoro sul corpo, largamente indirizzato all'espressione delle sensazioni. Comunque tutti gli analisti bioenergetici notano aree di contrazione e tensione, interpretano la contrazione e poi mobilizzano il corpo tramite il respiro ed il movimento per rilasciare le contrazioni. Ogni contrattura blocca un flusso di eccitazione all'insù fin dentro la testa e gli occhi, o all'ingiù fin dentro la pelvi, i genitali e le gambe. In questi blocchi troviamo sempre dolore. Da un certo punto di vista il trattenimento o la contrazione sono manovre per alleviare il dolore, il dolore di una ferita o di un'umiliazione o il dolore di una perdita o di una frustrazione. La contrazione diminuisce il dolore riducendo la sensazione e rendendo insensibile al dolore la persona. Si rende la parte insensibile. Rilasciare ciò che si trattiene è dapprima sperimentato, perciò, come doloroso. Il passaggio di una forza energetica (sangue) attraverso un'area compressa è doloroso. Ma dopo che è avvenuto, il rilascio viene sperimentato come piacere. Nessuno può raggiungere alcun cambiamento caratterologico significativo senza sperimentare il dolore del cambiamento.
La terapia bioenergetica, sebbene il suo centro di attenzione primario sia il corpo, è un approccio combinato che lavora sia con il corpo che con la mente. Durante il colloquio iniziale il terapeuta dedicherà del tempo ad ascoltare i disturbi e la storia del paziente, ponendo domande sulla sua situazione attuale e passata e studiando le espressioni facciali, l'atteggiamento corporeo e la voce, tutte cose che forniscono informazioni sulla personalità del paziente. Si possono ricavare ulteriori informazioni dallo studio della forma e motilità del corpo stesso. Il modo in cui ci si siede, si sta in piedi, si respira e ci si muove, tutto ciò è in grado di rivelare problemi e conflitti.
Una volta che la relazione tra lo psicologico e il fisico viene stabilita, il paziente sa che il suo corpo dovrà cambiare se la personalità deve cambiare in modo significativo. Se il corpo è troppo rigido, cioè, se si trattengono le sensazioni, il corpo dovrà ammorbidirsi. Se le sensazioni sono trattenute da tensioni muscolari che tendono a comprimere il corpo e chiuderne gli sbocchi, queste tensioni dovranno essere ridotte per permettere l'espressione del sentire. Ma cambiare il corpo in modo significativo è un'impresa ardua. In quasi tutti i casi, cambiamenti positivi ma superficiali accadono piuttosto rapidamente con la terapia bioenergetica. La mobilizzazione iniziale del corpo per mezzo di una respirazione più profonda e di esercizi bioenergetici evoca spesso sensazioni a lungo soppresse. Il paziente può sperimentare tristezza che può a sua volta trasformarsi in pianto o rabbia, che può essere espressa colpendo il letto. Il paziente può sentire una certa quantità di paura che veniva in precedenza negata e può sperimentare vibrazioni che forniscono nuove sensazioni corporee. La risposta iniziale alla terapia bioenergetica è come l'apertura di una porta verso un eccitante mondo nuovo di sentire ed essere. Produce spesso dei benvenuti cambiamenti nel comportamento. Al meglio fornisce una base di comprensione e fiducia per il compito più difficoltoso che ci sta davanti. Lavorando con il corpo vi sono due principi di somma importanza.
(1) Qualsiasi limitazione della motilità è sia un risultato che la causa di difficoltà emozionali. I limiti si creano in quanto risultato di conflitti infantili irrisolti, ma la persistenza della tensione crea difficoltà emozionali nel presente che si scontrano con le richieste della realtà adulta. Ogni rigidità fisica interferisce ed impedisce una risposta unitaria alle situazioni.
(2) Qualsiasi restrizione della respirazione naturale è sia il risultato che la causa dell'ansia. L'ansia nelle situazioni infantili disturba la respirazione naturale. Se la situazione che produce ansia persiste ed è prolungata, il disturbo della respirazione si struttura in tensioni toraciche e addominali. L'incapacità di respirare liberamente sotto stress emozionale è la base fisiologica dell'esperienza di ansia in tali situazioni stressanti. L'unità e coordinazione delle risposte fisiche dipende dall'integrazione dei movimenti respiratori con i movimenti aggressivi del corpo. Al punto che la respirazione e la motilità sono liberate dalle restrizioni delle tensioni croniche, il funzionamento fisico del paziente migliorerà. A quel punto il contatto con la realtà a livello fisico si espanderà e approfondirà, ma ciò accadrà soltanto a condizione che vi sia un miglioramento concomitante e corrispondente della comprensione della realtà da parte del paziente sia sul piano psichico che su quello interpersonale. Non ci si dovrebbe, però, farsi fuorviare dagli apparenti miglioramenti nel funzionamento del paziente sul piano psichico ed interpersonale che non sono accompagnati da un miglioramento analogo del funzionamento fisico.
Per mezzo di movimenti particolari e posizioni del corpo i pazienti in terapia bioenergetica ottengono un contatto più profondo col corpo ed un sentire migliore nei suoi confronti. Da questo contatto e sentire iniziano a capire la relazione tra il loro stato fisico attuale e le esperienze della prima e seconda infanzia che lo hanno determinato. I clienti imparano che la negazione del corpo è un rifiuto del bisogno di amore, questa negazione viene usata per evitare di essere feriti e disillusi. Imparano ad interpretare le rigidità come difese contro varie emozioni. Data l'opportunità di dar voce alla negatività i pazienti scoprono che non verranno abbandonati o distrutti per avere espresso il loro sentire; tramite l'accettazione dei loro corpi e dei loro sentimenti gli individui ampliano il contatto con tutti gli altri aspetti della realtà.
Poiché il corpo è la base di tutte le funzioni di realtà, qualsiasi accrescimento nel contatto di una persona con il corpo produrrà un miglioramento significativo nell'immagine di sè (immagine corporea), nelle relazioni interpersonali, nella qualità del pensare e sentire e nella gioia di vivere.
Con questa comprensione energetica si procede ad interpretare il trattenere o la contrazione in termini di sentimenti soppressi. Poiché il sentire è stato soppresso, il paziente ne è inconsapevole. Ad ogni modo, la natura del trattenimento (linguaggio del corpo) ne identificherà il sentimento. Generalmente la sensazione può essere portata alla coscienza attivando il movimento espressivo. Per esempio una mascella che viene rigidamente trattenuta da muscoli tesi può trattenere impulsi o mordere. Far mordere un asciugamano, a qualcuno può attivare questi impulsi cosicché il desiderio soppresso di mordere diventa conscio. Una gola rigidamente contratta inibisce l'espressione del pianto o delle urla, ma la persona può non essere conscia di questa inibizione fino a che non cerca di piangere o urlare. Spalle rigide possono bloccare impulsi a colpire con rabbia. Spesso far si che la persona colpisca il letto con i pugni evoca una sensazione di rabbia. Allo stesso modo si può identificare la mancanza di aggressività sessuale in un individuo dalla immobilità della pelvi. Comunque la capacità di leggere il linguaggio del corpo non viene acquisita facilmente o rapidamente. Sono necessari un considerevole training ed esperienza per sviluppare questa abilità ad un alto livello di competenza.
Interpretare schemi diversi di tensione in parti del corpo separate (bocca, occhi, spalle, pelvi, piedi ecc. ) è molto simile a leggere le parole. Anche se si riescono a leggere le parole correttamente non ne consegue che si riesca a trarne un senso compiuto.
Per avere un senso compiuto le parole devono essere interpretate nel contesto di una frase, un paragrafo, persino un capitolo. Ciascun corpo ha un'espressione unica che rivela la personalità ed il carattere dell'individuo.
La struttura del carattere può essere vista come una tipologia che facilita la comprensione e la comunicazione, ma non si può fare terapia con una tipologia. La terapia ha a che fare con un individuo molto specifico, ed è quella specificità che si deve capire dalla lettura del corpo. Le parti hanno senso rapportate al tutto, ma il tutto non può essere determinato dalle parti. Solo quando capiamo un individuo in questi termini abbiamo comprensione dei suoi problemi e soltanto entro quello schema di riferimento il lavoro sulle parti o segmenti diventa pienamente produttivo.
Se la terapia è un viaggio alla scoperta di sè dovrebbe essere condotta da una guida che ha fatto quel viaggio personalmente. Un terapeuta non può aiutare i pazienti ad avanzare oltre il punto in cui egli è arrivato. Ma troppi terapisti hanno mancato di confrontarsi con la loro struttura caratteriale a livello corporeo. Ciò deriva dalla osservazione che essi non hanno compiuto cambiamenti significativi nella loro struttura corporea. Di conseguenza la loro conoscenza della struttura del carattere è più teorica che esperienziale. Il risultato è che essi contano soltanto sulla consapevolezza per modificare la personalità. Infatti la consapevolezza e l'insight possono far ciò in grado limitato e a livello superficiale. Ad ogni modo l'insight è solo una finestra attraverso la quale si può vedere la ragione di un qualche aspetto del comportamento. Sapere il perché del comportamento non influenza fortemente il come del comportamento. Credere altrimenti è ignorare il fattore energetico. Considerazioni di carattere energetico impongono che un cambiamento profondo implichi un lavoro continuo di scoperta. Questo è il livello in cui si incontrano dolore e paura. La paura proviene dal fatto che la scoperta accade spesso assieme allo sconvolgimento. La vecchia struttura deve rompersi e crollare perché si possa sviluppare un modo più libero di essere. Terapisti di successo hanno sperimentato alcuni di questi sconvolgimenti nel corso della loro crescita e possono essere testimoni del dolore e paura che accompagnano questo processo. Si può apprezzare la riluttanza di molti terapeuti a portare i pazienti al punto di rottura e di scoperta perché temono il possibile sconvolgimento che può succedere.
Tuttavia questo processo, sebbene doloroso, può essere necessario se si vuole che accada un vero cambiamento terapeutico.

fonte www.animaecorpo.info 

 

LA FEDE NELLA VITA

Di Admin (del 13/05/2008 @ 17:22:13, in Bioenergetica, linkato 181 volte)

di Alexander Lowen
a cura di Luciano Marchino

Quello che segue è un breve estratto dal libro di Alexander Lowen "La depressione e il corpo" nel quale l'autore tratta "la base biologica della fede e della realtà". E' significativo rilevare come tale scritto sia basato sull'osservazione di casi clinici di depressione e come in tutto il testo venga evidenziata la corrispondenza tra depressione psichica e depressione della funzione respiratoria.

Alla risoluzione dello stato depressivo corrisponde Puntualmente un evidente ampliamento della respirazione, il ritorno della fiducia smarrita sulla soglia della depressione e il ritrovamento di una dimensione spirituale nuova e rivitalizzante. "La depressione e il corpo" è pubblicato dall'editore Astrolabio al quale va il nostro sentito ringraziamento.

"Il sentimento è la vita interna, l'espressione la vita esterna. Se la questione viene posta in questi semplici termini è facile vedere come una vita completa richieda una vita interiore fiorente (ricca di sentimento) e una vita esteriore libera (libertà di espressione). Nessuna delle due cose da sola può soddisfare pienamente. Prendiamo ad esempio l'amore. I1 sentimento dell'amore è un sentimento ricco, ma l'espressione dell'amore in parole o in atti è una gioia immensa.

Vi è una grande differenza tra la spiritualità dell'uomo apportatore di umano calore, di comprensione e di simpatia per il prossimo e la spiritualità dell'asceta che vive nel deserto o si confina in una cella. Una spiritualità che ha divorziato dal corpo diventa un'astrazione e un corpo cui è stata negata la spiritualità diventa un oggetto.

Quando parliamo di spiritualità e di vita interiore, non stiamo forse parlando del sentimento dell'amore che unisce l'uomo all'uomo, ad ogni forma di vita, all'universo e a Dio? Eppure molti non vedono il problema in questi termini. Sono disposti a considerare l'amore per Dio un sentimento spirituale mentre ritengono che l'amore per la donna sia un sentimento carnale. Nel primo caso il sentimento d'amore è astratto dall'oggetto, nel secondo caso è posto in relazione diretta con l'oggetto. Un amore astratto può essere amore puro perché non è contaminato da alcun desiderio carnale, ma come un'idea pura che non ha carica emotiva, non ha alcuna importanza nei confronti della vita. Quando l'amore in Dio non viene manifestato anche nell'amore per il prossimo, ivi incluso il sesso opposto, e per tutte le creature viventi, non è vero amore. E quando l'amore non viene espresso in azioni e comportamenti, non è vero amore ma un'immagine dell'amore. L'astrazione ha con la realtà il medesimo rapporto dell'immagine speculare con l'oggetto che si trova di fronte allo specchio. Sembrano simili ma non lo sono certamente al tatto.

Queste considerazioni ci obbligano a dare uno sguardo ai problemi in modo dialettico e in termini di energia. Ogni impulso può essere considerato come un'onda di eccitazione che comincia in un centro dell'organismo e scorre lungo un percorso determinato, che rappresenta la mira, verso un oggetto del mondo esterno che rappresenta il traguardo. Ma è anche vero che ogni impulso è una espressione dello spirito umano, perché è lo spirito che ci muove. Esso, tuttavia, non ci muove in una sola direzione. Gli impulsi fluiscono verso l'alto in direzione della testa e anche verso il basso in direzione della parte terminale o coda. Quando la corrente di sensazioni va in direzione della testa, il sentimento ha un carattere spirituale. Ci sentiamo sollevati ed eccitati. La corrente verso il basso ha un carattere sensuale o carnale, perché questa direzione porta la carica nel ventre e verso terra, facendosi sentire rilassati, radicati e con un senso di liberazione. La vita umana pulsa tra i suoi due poli, uno collocato all'estremità superiore del corpo o testa e l'altro all'estremità inferiore o coda. Possiamo assimilare il movimento verso l'alto al protendersi verso il cielo, e il movimento verso il basso allo scavare nella terra. Possiamo paragonare l'estremità superiore o testa con i rami e le foglie di un albero, e l'estremità inferiore o coda con le radici. Poiché il movimento verso l'alto va in direzione della luce e quello verso il basso in direzione dell'oscurità, possiamo mettere la testa in relazione con la coscienza e la coda o la parte terminale con l'inconscio. La pulsazione e la relazione esistente tra i poli possono essere mostrate schematicamente in termini di corpo ovvero dialetticamente. Nel corpo queste due direttrici del flusso si trovano nel movimento della corrente sanguigna, che dopo aver lasciato il cuore scorre verso l'alto attraverso l'aorta e verso il basso attraverso l'aorta discendente. Normalmente la corrente di sangue nelle due direzioni è equilibrata, ma una direzione o l'altra possono predominare in certe situazioni. Conosciamo bene il fenomeno per cui il sangue va alla testa quando ci si arrabbia e il vigoroso afflusso verso il basso nell'eccitazione genitale. Sappiamo che, se un'eccessiva quantità di sangue lascia la testa, si provoca una perdita di coscienza. **Le figure 1 e 2 mostrano alcune di queste relazioni.

Se possiamo concepire il corpo come diviso nella sezione mediana da un anello di tensione nell'area diaframmatica, i due poli diverranno due campi anziché essere i due poli di un'unica pulsazione che si muove in entrambe le direzioni simultaneamente o i punti terminali di un'oscillazione che si muove tra di essi.

Ora, è un fatto che una certa misura di tensione diaframmatica esiste nella maggior parte delle persone. L'ho messo in evidenza precedente in relazione alla perdita di sensazioni e sentimenti nel ventre o hara, dovuta alla costrizione della respirazione addominale profonda. E' anche vero che un certo grado di "scissione" è presente nella maggioranza delle persone nella società occidentale. L'effetto di questa scissione o dissociazione delle due metà del corpo è la perdita della percezione dell'unità. Le due direzioni opposte del flusso di corrente diventano due forze antagoniste. La sessualità verrà in tal caso avvertita come un pericolo nei confronti della spiritualità così come la spiritualità verrà considerata come una sorta di negazione del piacere sessuale. Alla stessa stregua, tutte le altre coppie antitetiche di funzioni sono viste in conflitto anziché in armonia tra loro. **La logica di questa analisi si fa chiara se diamo di nuovo un'occhiata ai due diagrammi introducendo un blocco per mostrare dove si verifica l'interruzione della corrente di eccitazione. Le figure 3 e 4 mostrano tali relazioni.

Ho da molti anni nel mio ufficio un cartellone che raffigura la corrente del sentire nel corpo. Un lato mostra i tipi di sentimenti che si hanno nei diversi segmenti del corpo quando la corrente di eccitazione che parte dal cuore è piena e si libera. I1 diagramma è schematico, ma è il massimo cui io possa giungere nella localizzazione di questi sentimenti. Allorché non vi sono blocchi che interrompono il flusso, i sentimenti sono di segno o di carattere positivo. Dall'altro lato del cartellone vi sono i sentimenti che si formano quando la corrente è bloccata da tensioni muscolari croniche. Non solo si interrompe il flusso, ma tra un segmento e l'altro vi è una stagnazione dell'eccitazione che dà luogo a sentimenti cattivi di segno negativo. **Per comodità e chiarezza ho mostrato questa differenza su due tabelle separate. Le linee rivolte in dentro su se stesse indicano dei moduli di trattenimento e di ristagno. Si vedano le tabelle 1 e 2.

I1 sentimento della fede è il sentimento della vita che scorre nel corpo da un capo all'altro, dal centro alla periferia e viceversa. Allorché non vi sono blocchi o costrizioni a disturbare e alterare il flusso, l'individuo si sente come una unità e come una continuità. I diversi aspetti della sua seconda personalità sono integrati, non dissociati. Non è una persona spirituale in opposizione ad una persona sessuale, e nemmeno è sessuale il sabato sera e spirituale la domenica mattina. Non parla di due linguaggi diversi. La sua sessualità e un'espressione della sua spiritualità perché è un atto d'amore. La sua spiritualità ha un sapore terreno; è lo spirito della vita che egli rispetta nel modo in cui si manifesta in tutte le creature terrestri.

Non è un essere in cui la mente domina il corpo né è un corpo senza mente. E' una persona che pone mente al proprio corpo.

E' altrettanto importante, però, il suo senso di continuità. Deriva dal passato, esiste nel presente ma appartiene al futuro. Quest'ultimo pensiero può sembrare strano a coloro che seguono l'attuale modo di pensare secondo cui conta soltanto il momento contingente. Ma mi è venuto dall'idea che la vita è un processo continuo, un dischiudersi continuo di possibilità e potenzialità che sono nascoste nel presente. Senza un po' di speranza nel futuro e di coinvolgimento nell'avvenire la vita di una persona giungerebbe a un punto morto, come accade alle persone depresse.

Biologicamente, ogni organismo è legato al futuro per mezzo delle cellule germinali che reca nel suo corpo.

Il senso di continuità è anche orizzontale.

Siamo collegati energicamente e metabolicamente con tutte le cose presenti sulla terra, dai lombrichi che smuovono il terreno arieggiando agli animali che ci provvedono del cibo quotidiano. n fatto di sentire questo senso di connessione e di agire in armonia con esso è il segno dell'uomo di fede, dell'uomo che "ha fede nella vita". La sua fede è forte quanto la sua vita perché è l'espressione della forza vitale che vi è nella persona.

Coloro che hanno una fede autentica si distinguono per una qualità che noi tutti riconosciamo.

Ed è la grazia. Una persona che ha fede e aggraziata nei suoi movimenti perché la sua forza vitale scorre con naturalezza e liberamente attraverso il corpo. E' aggraziata nelle maniere perché non resta appesa al proprio ego e al proprio intelletto, alla propria posizione o al proprio potere. E' un tutt'uno con il corpo e, attraverso il corpo, con la vita intera e con l'universo.

Il suo spirito è illuminato e risplende della fiamma intensa della vita che c'è in lei. Ha un posto nel proprio cuore per ogn1 bambino, poiché questi rappresenta per lei il futuro;

Ed ha rispetto per "gli anziani" perché sono la sorgente della sua esistenza e il fondamento della sua saggezza.

http://www.bioenergetic.it

 

BioDanza

Di Admin (del 06/05/2008 @ 10:01:15, in Bioenergetica, linkato 167 volte)

Cos'è la Biodanza

Il cammino verso la salute è fatto dall'esprimere tutte le nostre potenzialità di base, che per la Biodanza sono: la vitalità, la sessualità, la creatività, l'affettività e la trascendenza.

Secondo Rolando Toro, creatore del Sistema Biodanza, il nostro potenziale genetico si esprime sulla trama di queste cinque funzioni, comuni a tutte le persone, il cui sviluppo è legato ad esperienze che viviamo nella prima infanzia e che dimentichiamo crescendo, ma che segnano per tutta la vita il nostro comportamento e la nostra salute esistenziale.

    * La vitalità è legata alle prime esperienze di movimento e di sensazione dell'energia vitale.

    * La sessualità è legata alle carezze e al tipo di contatto fisico ricevuto.

    * La creatività dipende dalla libertà avuta nell'esplorare il mondo e di innovare la propria vita.

    * L'affettivà dipende dal senso di sicurezza e di nutrimento trasmesso da chi ci ha accudito.

    * La dipende dall'avere provato sensazioni di armonia esistenziale e di partecipazione all'ambiente.

Le persone sviluppano nel corso della loro vita tutte queste cinque funzioni fondamentali. Molti, però, ne rafforzano alcune a spese di altre. La Biodanza lavora stimolando le funzioni poco sviluppate per poi integrarle e armonizzarle tra loro.

DEFINIZIONE:
BIOS = VITA; DANZA = MOVIMENTO INTEGRATO
BIODANZA = DANZA DELLA VITA


Come si sviluppano le nostre potenzialità
 
In Biodanza questo avviene attraverso la "vivencia".

Il termine "vivencia" significa istante vissuto intensamente , conferendo all'emozione la palpitante qualità esistenziale del vissuto "qui e ora".

Questo termine si riferisce ad uno stato psicofisico di pienezza integrazione del soggetto con se stesso, con gli altri e generato dall'ambiente che lo circonda proprio nel momento che sta vivendo.

La parola emozione, in inglese "emotion" , significa entrare in azione, cioè muoversi. Ad esempio, quando saltiamo stimolati da una musica allegra stiamo producendo una vivencia di vitalità oppure quando ci muoviamo lentamente su una musica dolce stiamo producendo una vivencia di tenerezza e affettività.

La musica rappresenta uno stimolo per fare l'esercizio e porta all'esprimere un emozione integrata al movimento.

Il gruppo

La Biodanza non si sviluppa individualmente.

La presenza di un gruppo permette al partecipante di sentirsi protetto ed in grado di comunicare con gli altri le sue difficoltà, i suoi desideri e la sua voglia di cambiamento: in questo crescita esistenziale avviene assieme agli altri, alla comunità umana, e non in solitudine.

MECCANISMI D'AZIONE :
- INTEGRAZIONE AFFETTIVO- MOTORIA
- RIATTIVAZIONE DELLE FORZE ISTINTIVE
- ESPRESSIONE DELL’IDENTITA’

A chi è consigliata la biodanza
 
Il modello teorico della Biodanza si adegua alle esigenze di tutte le età. Può essere applicata per bambini, adolescenti, adulti e anziani.

NELLA PREVENZlONE, per persone sane, procura:

# Rinforzo delle funzioni organiche
# Rieducazione affettivo - motoria
# Favorisce l'espressione dell'Identità
Applicazioni complementari sono previste nel trattamento di difficoltà psicomotorie e psicosomatiche.

 

 

dal sito http://www.biodanza.it

 

 

 

I SEGRETI DEL CORPO

Di Admin (del 05/05/2008 @ 09:42:27, in Bioenergetica, linkato 203 volte)

Intervista ad Alexander Lowen pubblicata su "La Repubblica" del 9 aprile 2004

I SEGRETI DEL CORPO

Allievo di Wilhelm Reich, lo studioso ha oggi novantaquattro anni ma lavora sempre
"Se un paziente si presenta nel mio studio lo osservo, lo guardo negli occhi, lo tocco, la parola viene dopo".

"Non aspettare di essere morto per lasciarti andare. Lasciati andare ora". è una battuta di qualche laica saggezza che ama ripetere Alexander Lowen, il fondatore dell'Analisi Bioenergetica, un signore nato a New York da una coppia di immigrati ebrei nel 1910.Oggi vive in una villa di campagna del Connecticut ed è stupefacente come continui a curare pazienti e a formare allievi, nonostante i suoi tanti anni: il prossimo dicembre ne avrà 94.
Bioenergetica s'intitola uno dei suoi libri di maggiore successo, uscito in America nel 1975 e da noi per la prima volta vent'anni fa, che ora Feltrinelli ripubblica in una edizione economica (pagg.320, euro 9). E' un libro che ha già venduto ventimila copie, e del resto anche altri saggi di Lowen - da Il narcisismo a Il linguaggio del corpo, a Amore e orgasmo - hanno conquistato un pubblico di lettori ampio. Un interesse piuttosto insolito per una produzione saggistica, e non solo di natura intellettuale se intanto, anche sul versante clinico, si vanno sempre più diffondendo le tecniche terapeutiche che si rifanno, seppure in forme diverse, ai modelli teorici di Lowen.
Modelli molto distanti dal celebre divano freudiano, da un'impostazione che tradizionalmente privilegia la parola e la tendenza a mentalizzare i conflitti. Qui l'attenzione si sposta e si concentra nettamente sul corpo, sulle sue posture, le tensioni, le rigidità, fino a certi blocchi muscolari che spesso producono malattia. Un corpo che non è vuoto, un puro contenitore, ma un "luogo" capace di esprimere l'identità, anche quella più profonda, di manifestare i segni più vistosi dell'Io come le tracce più sottili dell'Inconscio, non solo la coscienza, ma anche la memoria di un passato più o meno felice, più o meno doloroso, in ogni caso mai sepolto una volta per tutte. Lowen è stato allievo di Wilhelm Reich, di un genio per molti versi, ma dalla personalità disturbata se nella parte finale della sua vita identificava sé stesso con un messia e l'energia sessuale con Dio. Da quando Reich confidò a Einstein che molta gente lo considerava pazzo: "Davvero non esito a crederlo", fu la risposta raggelante del padre della relatività che gli voltò le spalle. Famoso e discusso, il pioniere della "rivoluzione sessuale", tra i discepoli (della seconda generazione) più brillanti di Freud, l'autore di Psicologia di massa del fascismo non meritava comunque di morire a sessant'anni in un carcere, dov'era finito dopo un'invenzione effettivamente pazzesca, la famosa scatola di legno che avrebbe dovuto funzionare come un accumulatore di vigore erotico, una specie di paradiso racchiuso in una cabina.
E' nell'autunno del '40 che Lowen s'iscriva ad un corso tenuto da Reich sull'analisi del carattere, e più precisamente sul legame tra la tensione muscolare cronica - definita body harmor, armatura corporea - e la personalità nevrotica. Sono teorie nuove, eterodosse rispetto all'impalcatura complessiva del pensiero freudiano, e Lowen ne è così affascinato da intraprendere una terapia con Reich che durerà tre anni, dal '42 al '45.
I rapporti tra i due, mai davvero stretti e mai apertamente conflittuali, non saranno comunque destinati a un lungo idillio intellettuale: mentre Reich si allontana dall'analisi del carattere, preso dai suoi esperimenti sull' "orgone", Lowen prende le distanze dal suo antico mentore, si laurea in medicina a Ginevra, continua la sua formazione personale e nel 1956 fonda l'International Institute for Bioenergetic Analysis di New York.
Signor Lowen, che cosa deve a Reich?
"Gli devo molto. E' stato il mio maestro e il mio terapeuta. Non il solo, ma non sarei dove sono oggi, se non ci fosse stato lui...Alla fine della sua vita non ci stava  più tanto con la testa, su questo non c'è dubbio. Ma succede ai geni, e secondo me anche oggi ci vorrebbe un pazzo per vedere la follia della nostra cultura".
Direbbe che l'Analisi Bioenergetica sia stata il frutto del suo lavoro con Reich?
"Reich rimane il punto di partenza, ma fondamentalmente la mia terapia è stato un viaggio di autoscoperta: ho sviluppato l'Analisi Bioenergetica per applicarla a me stesso prima che ai miei pazienti. In fondo i problemi che avvertivo non erano così diversi da quelli di tanti altri....
Problemi risolti?
"Mai del tutto, ma progressivamente mi sono sentito sempre più in pace con me stesso".
Un buon risultato. Ma, per lei, è questo che vuol dire star bene?
Non proprio, o almeno non solo....Per me, stare bene vuol dire soprattutto avere un senso di vitalità e di allegria nel corpo, sentirsi a proprio agio. Ma per ottenere un risultato del genere, occorre un lavoro molto lungo, e a volte non basta l'intera vita".
La clinica bioenergetica ha la caratteristica di non basarsi esclusivamente sulla parola, ma di coinvolgere il corpo. Lei non risponde ai critici che non considerano "etico" toccare il paziente.
"La nostra è una terapia che ha la componente analitica verbale e il lavoro corporeo, e tende ad armonizzarli. Il terapeuta, per certi aspetti, rappresenta il sostituto di un genitore. Si può essere dei bravi genitori se si ha paura di toccare i propri figli? Io non lo credo, ma si può essere pessimi genitori, estremamente distruttivi, se toccare i figli assume connotazioni sessuali...Ecco, il terapeuta che non sa controllare il modo in cui tocca un paziente non dovrebbe mai farlo. Se i pazienti possono fidarsi di te, allora il contatto fisico non è una violazione della fiducia, se invece non possono fidarsi di te, non li toccare".
Secondo lei, i terapeuti che fanno bioenergetica sono tutti ben formati e qualificati?
"Sfortunatamente no, non è così. Uno dei motivi è che ci vuole metà della vita per imparare come si fa la bioenergetica: non sono consentite improvvisazioni. Servono diverse esperienze che si acquisiscono lentamente, innanzi tutto con il lavoro davvero interminabile su sè stessi, sui propri problemi...In ogni caso, non potrei mai convincere i miei detrattori, perchè in realtà nelle loro critiche proiettano un'ansia profonda, procurata dall'idea stessa del contatto fisico".
Magari non tutti si sentono votati a una teologia del corpo, non crede?

"No, credo ci sia soprattutto una resistenza alla dimensione della corporeità...Per quanto mi riguarda, è importante parlare poco, quanto basta per capirsi, e concentrare gli sforzi sugli esercizi fisici, a cominciare dal modo in cui il paziente respira. E' fondamentale che lo faccia correttamente, per il rapporto strettissimo che esiste tra le inibizioni psichiche e l'insufficienza delle funzioni respiratorie...Una paziente può raccontarmi la sua storia per anni, parlare a lungo delle sue difficoltà emotive, ma non è detto che comprenda mai quali siano realmente queste sue difficoltà, né che sia io a comprenderle, queste é il punto...".
Qualcuno sta male e si presenta nel suo studio. Lei che fa?
"Certamente non gli chiedo qual è il suo problema, non subito ad ogni modo. Osservo il suo corpo per capire l'assetto, se è sano o malato, se è vivo e vibrante oppure no. E' questo che faccio, durante la prima seduta. Quando viene da me, il paziente parla, e intanto io lo studio. Cerco di localizzare i suoi problemi guardando i suoi occhi, il viso, le spalle, o anche i piedi, il modo in cui stabiliscono il legame col suolo, con la terra, quella che noi chiamiamo grounding che è la base stessa della vita, come le radici per l'albero".
Ma perché tutta questa diffidenza per la parola, per il Logos che non sarà forse alla base della vita, ma certamente della nostra cultura, e non é poco, non le pare?
"La nostra cultura non ci ha reso né più sani né più felici, e comunque se fosse possibile cambiare profondamente le persone con le parole, lo farei senz'altro, ma ho visto che le parole non bastano a trasformare le persone. Se stai male, puoi parlare quanto vuoi, ma è il tuo corpo che dovrà cambiare, con un lavoro che richiede molto, molto tempo. Solo se la tua energia corporea è più viva e forte, allora sì. è possibile un cambiamento".
L'ultima domanda è anche personale, ne faccia quindi l'uso che crede...Da qualche tempo lei ha perso Leslie, la donna che ha sposato a 32 anni, a cui ha dedicato molti dei suoi lavori. Siete sempre stati insieme. Le chiedo: cosa sorregge un essere umano di fronte a un lutto così grave? Insomma, che possiamo fare quando siamo davvero preda del dolore?
"Possiamo piangere. Anzi, dobbiamo farlo tutte le volte che avvertiamo un dolore, sia fisico che spirituale, perché altrimenti non ci liberiamo neanche un pò dall'angoscia, e nulla potrà rendere meno acuto il dolore. L'unico modo immediato che abbiamo per superare gli eventi  tragici della vita è piangere, esprimere il sentimento della sofferenza, liberare la tensione che è in noi, aumentando l'energia del nostro corpo...Ma non voglio sfuggire all'aspetto personale della sua domanda: è stato difficilissimo elaborare la perdita di mia moglie, capire che non le avevo dato abbastanza amore e sostegno durante il nostro matrimonio. Il dolore permane, ma nello stesso tempo oggi mi sento più consapevole e riesco a lavorare meglio su di me, sui miei sentimenti".

A META' degli anni Settanta, Alexander Lowen ha fondato a Roma la Società Italiana di Analisi Bioenergetica (Siab), che oggi conta su oltre 200 terarpeuti, ha corsi di formazione nelle principali città, e dal '98 è presieduta da Patrizia Moselli. La Società è stata riconosciuta come scuola di specializzazione post-laurea.

 
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