Commento di De Mello alla frase evangelica: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo".
Continua a guardarti attorno e vedi l'infelicità che regna nel mondo, attorno a te e dentro di te. Sai spiegartene il motivo? Tu dirai: la solitudine, l'oppressione, la guerra, la cattiveria, l'ateismo... E ti sbagli. Una sola è la radice dell'infelicità: le false certezze che hai in testa, quelle certezze talmente diffuse e difese che non hai mai creduto di doverle porre in discussione. A motivo di queste certezze devianti tu vedi il mondo e te stesso da una prospettiva sbagliata. I tuoi schemi mentali sono così costringenti, e la pressione che la ocietà esercita su di te è così forte che tu sei come obbligato a vedere il mondo in questa maniera distorta. Non c'è via di scampo, proprio perché non ti viene neppure il sospetto che il tuo modo di vedere sia miope, che il tuo modo di pensare sia distorto e che le tue certezze siano false.
Guardati ancora attorno e vedi se puoi trovare una sola persona autenticamente felice, libera da paure, incertezze, ansietà, tensioni e preoccupazioni: a essere fortunato, ne troverai una su centomila.
Ciò dovrebbe indurti a guardare con sospetto alle programmazioni e alle certezze che tu e questa gente avete in comune.
Tu però sei stato programmato anche a vivere senza sospetti, senza dubbi, programmato a fidarti delle certezze che sono state seminate in te dalla tua tradizione, dalla tua cultura, dalla tua società e dalla tua religione. E se non ti ritrovi felice, tu sei stato addestrato anche a
compiangere te stesso, e non a incolpare la tua pianificazione, i tuoi modelli, le tue certezze culturali ed ereditarie.
A rendere ancora più tragica questa situazione, c'è poi il fatto che molta gente ha subito un tale lavaggio del cervello che non si rende neppur più conto di essere infelice: così come un uomo che sogna non si rende conto che sta sognando.
Quali sono queste false certezze che ti bloccano la strada alla felicità?
Eccone alcune.
Prima: tu non puoi essere felice se non hai quelle cose alle quali sei attaccato e che consideri così preziose. Il che è falso. Non esiste un solo momento della tua vita nel quale tu non abbia tutto quanto è necessario per essere felice. La ragione della tua infelicità sta nel
fatto che tu punti la tua attenzione su ciò che non hai piuttosto che su ciò che hai, in questo preciso momento.
Un'altra falsa idea: la felicità sta nel futuro. Non è vero. Tu sei felice dove ti trovi e in questo preciso istante; ma non lo sai, perché le tue false certezze e la tua distorta maniera di vedere le cose ti hanno incapsulato in timori, ansietà, legami, conflitti, pedina responsabile in giochi cui è programmato che tu debba partecipare. Se tu riuscissi a vedere al di là di tutti questi schermi, scopriresti di essere felice senza saperlo.
Ancora un'altra falsa certezza: si raggiunge la felicità se si riesce a manipolare debitamente le situazioni nelle quali ci si trova e la gente che ci sta d'intorno. Non è vero. La gente sperpera stupidamente energie su energie per " ristrutturare " il mondo. Se destino della tua
vita è di cambiare il mondo, bene, ai avanti e cambialo, ma non illuderti che ciò possa renderti felice: ciò che ti fa felice, o infelice non è il mondo e la gente che ti circonda, ma i pensieri che ti tieni in testa. Come è inutile cercare un nido d'aquila al fondo di un oceano, altrettanto inutile è cercare la felicità nel mondo che sta fuori di te.
Se perciò è la felicità che vuoi trovare, non continuare a sprecare le tue energie cercando rimedi alla tua calvizie, o cercando di modellarti un fisico aitante, o cambiando la tua casa, o il lavoro, o il condominio, o il tuo stile di vita,o addirittura la tua personalità. Ti rendi conto che tu potresti anche riuscire a cambiare tutte queste cose, che potresti avere il look più smagliante e la personalità più invidiabile, che potresti riuscire a vivere nell'ambiente più piacevole e che ciò nonostante potresti ancora essere infelice?
Nelle più riposte pieghe del tuo essere tu sai che tutto questo è vero, ma ugualmente continui a sprecare i tuoi sforzi e le tue energie alla ricerca di un qualcosa che già sai che non ti può rendere felice.
Guadagnare il mondo e perdere l'anima
Di Admin (del 11/05/2008 @ 22:56:50, in Anthony De Mello, linkato 161 volte)di Anthony de Mello
Commento di De Mello al versetto evangelico: "Quale vantaggio avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima?".
Dal libro "Chiamati all'amore".
Rifletti sulla sensazione che provi quando una persona si complimenta con te, quando vieni approvato per quello che hai fatto, quando vieni accettato per quello che sei, quando vieni lodato. Ripensa poi, da un altro punto di vista, alla sensazione che senti insorgere dentro di te davanti a un tramonto o a un'aurora, davanti alla natura in generale, o quando leggi un libro o assisti a una proiezione che ti prende completamente. Rifletti su queste sensazioni e mettile in paragone con quanto hai provato quando sei stato lodato. Ti renderai conto che quest'ultimo tipo di sensazioni deriva da una "autoglorificazione ", da una " autopromozione":
sono sensazioni esteriori; le sensazioni invece di cui abbiamo parlato prima derivano da una "autorealizzazione ": sono sensazioni dell'anima.
Veniamo a un'altra differenza: ripensa alla sensazione che provi quando hai successo, quando riesci in qualcosa, quando sei arrivato ai vertici, quando vinci una gara, o una scommessa, o una discussione. Confronta ora questa sensazione con la gioia che provi, per esempio, quando realmente sei soddisfatto del tuo lavoro, un lavoro che realmente ti prende tutto, che ti tiene occupato in continuazione. E, anche in questo caso, nota la differenza tra la prima sensazione, che è esteriore, e la seconda, che è dell'anima.
Un'altra differenza ancora: ricorda quale sensazione provavi quando avevi in mano il potere, quando eri tu il capo e la gente guardava a te e prendeva da te gli ordini, quando cioè eri popolare. E a questa sensazione esteriore opponi la sensazione di intimità, di affiatamento che hai provato quelle volte in cui realmente ti sei sentito bene in compagnia di un amico o in una brigata spassosa e spensierata.
A questo punto, cerchiamo di capire la vera essenza delle sensazioni esteriori che derivano non dall'autorealizzazione,ma dall'autoglorificazione. Non si tratta di sensazioni naturali: esse sono inventate dalla società e dalla cultura in cui siamo inseriti per renderci produttivi e per poterci controllare. Queste sensazioni non ci danno quella pienezza e quella felicità che sentiamo insorgere in noi quando contempliamo la natura, o quando godiamo della compagnia di un amico,o del lavoro che stiamo facendo: sono sensazioni che mirano a produrre scalpore, ebbrezza, e hanno come risultato il... vuoto.
Osserva quello che è il corso di una tua giornata,o di una tua settimana e rifletti: tra le azioni che vengono da te compiute, tra le attività in cui ti impegni quante si possono dire immuni da questo desiderio di gesti sensazionali, di eccitazioni, da questo desiderio di attenzione, di plauso, di fama, di popolarità, di successo o di potere?
Adesso da' un'occhiata alla gente che ti sta attorno: trovi forse un'unica persona che non sia alla ricerca di queste soddisfazioni terrene, una persona che non ne sia dominata, che non ne sia affamata, che consciamente o inconsciamente non spenda un solo attimo della propria esistenza senza cercarle?
Dopo aver visto tutto questo capirai come la gente cerchi di guadagnare il mondo intero, con il risultato di perdere la propria anima. Ecco, la gente vive una vita vuota, una vita senz'anima.
Per concludere, una parabola della vita, su cui riflettere. Un gruppo di turisti, comodamente seduto su un pullman, attraversa un paesaggio a dir poco smagliante: laghi, montagne, prati e fiumi. Ma le tendine ai finestrini sono abbassate e i passeggeri, completamente ignari di ciò che sta fuori dal pullman, passano tutto il tempo a spettegolare su chi merita di andarsi a sedere nei posti davanti, su chi sta facendo più bella figura, su chi è più rispettabile fra tutti. E così avanti..., e arriva la fine del viaggio.
Per i bambini non è molto difficile riconoscere la presenza dello Spirito Santo. Gesù diceva che per entrare nel regno di Dio dobbiamo farci fanciulli. Quando l'energia dello Spinto Santo è in noi, siamo veramente vivi, siamo capaci di comprendere l'altrui sofferenza e motivati dal desiderio di contribuire a trasformare la situazione. Quando l'energia dello Spirito Santo è presente, sono presenti il Padre e il Figlio.
Discutere di Dio non è il migliore uso che possiamo fare della nostra energia. Se entriamo in contatto con lo Spirito Santo, ci accostiamo a Dio non quale concetto bensì quale realtà vivente. Nel buddhismo non parliamo mai del nirvana, perché nirvana significa estinzione completa di nozioni, concetti, discorsi. La nostra pratica consiste nell'attingere la consapevolezza in noi stessi sedendo in meditazione, camminando in meditazione, mangiando consapevolmente e così via.
Osserviamo e apprendiamo a occuparci del corpo, del respiro, delle sensazioni, degli stati mentali e della coscienza. Vivendo nella consapevolezza, diffondendo la luce della nostra consapevolezza su tutto ciò che compiamo, entriamo in contatto con il Buddha e la nostra consapevolezza cresce.
Commento di De Mello alla frase evangelica: "Percio' vi dico: per la vostra vita non affannatevi... Guardate gli uccelli del cielo.... osservate come crescono i gigli del campo".
Tutti provano, prima o poi, sensazioni di quella che si dice "insicurezza": ti senti insicuro della quantita' di denaro che hai in banca, o della quantita' di amore che stai ricevendo dalle tue amicizie, o del tipo di educazione che hai avuto. Oppure provi insicurezza riguardo alla tua salute o alla tua eta', o al tuo aspetto fisico.
Se tu domandassi a te stesso: "Cos'e' che mi rende insicuro?", quasi sicuramente ti daresti una risposta sbagliata. Potresti infatti rispondere:
" Non ricevo abbastanza amore da un amico ", oppure: " Non ho la preparazione intellettuale di cui avrei bisogno ", o qualcosa di simile.
In altre parole, butteresti la colpa su qualcosa di esterno a te, senza renderti conto che i nostri sensi di insicurezza non sono generati da qualcosa che sta fuori di noi, ma esclusivamente dalla nostra pianificazione emozionale, da qualcosa che noi diciamo a noi stessi dentro il nostro cervello.
Se tu cambiassi la tua "pianificazione mentale", la tua sensazione di insicurezza svanirebbe in un momento, anche se tutte le cose del mondo esterno restassero tali quali erano prima. Uno si sente perfettamente al sicuro, senza il becco di un quattrino in banca; un'altra persona si sente insicura anche se e' milionaria: la differenza non sta nella diversa somma di denaro, ma nella loro differente pianificazione mentale.
Una persona non ha nessun amico, eppure si sente perfettamente sicura, immersa nell'amore di tutta la gente; un'altra si sente insicura anche al centro di tutte le sue relazioni piu' possessive ed esclusive. La differenza, anche qui, sta nella pianificazione mentale.
Se vuoi dominare questi sensi di insicurezza, ci sono quattro fatti che devi studiare bene e approfondire.
- Primo: e' inutile voler dominare questa insicurezza cercando di cambiare le cose fuori di te. I tuoi sforzi possono avere successo, ma solo in minima parte; possono recarti qualche sollievo, ma sara' un sollievo di breve durata. Non vale la pena percio' di sprecare energie e tempo nel cercare di mettere a punto il tuo aspetto fisico, o nel guadagnare piu' denaro, o nell'assicurarti piu' amore da parte dei tuoi amici.
- Secondo: questo fatto ti portera' ad affrontare il problema dove esso realmente si trova, cioe' nella tua testa. Pensa a quanta gente nella tua stessa identica situazione attuale non proverebbe la minima insicurezza.
C'e' della gente cosi'. Percio', il problema non viene dalla realta' esterna a te; ma, da te stesso, dalla tua pianificazione.
- Terzo: devi tener presente che questi programmi sono stati inseriti dentro di te da gente insicura, la quale, quando tu eri molto piccolo e impressionabile, con il suo comportamento e con le sue reazioni paniche ti ha insegnato che ogni qual volta il mondo esterno non collima con un certo modello, si deve creare dentro di te uno scompiglio emozionale, chiamato insicurezza, e tu devi fare quanto ti e' possibile per riorganizzare in maniera diversa il mondo esterno: devi guadagnare piu' soldi, devi procurarti piu' sicurezze, devi calmare e compiacere la gente che hai offeso, ecc. ecc., perche' i tuoi sensi di insicurezza scompaiano.
Appena tu ti rendi conto che non ha affatto bisogno di fare tutto questo, che cio' facendo non risolveresti niente e che lo scompiglio emozionale e' causato soltanto da te e dalla tua cultura, solamente quando ti rendi conto di tutto questo, il problema si vanifica e tu provi un reale sollievo.
- Quarto: ogni qual volta sei insicuro su cio' che ti potrebbe accadere in futuro, ricordati di questo: negli ultimi sei mesi dell'anno appena trascorso tu ti sentivi terribilmente insicuro riguardo ad avvenimenti che quando poi si sono verificati li hai in qualche modo dominati. E, cio', grazie alle energie che quel particolare momento ha suscitato in te, non gia' grazie alle precedenti preoccupazioni, le quali ti han solo fatto soffrire inutilmente e ti hanno indebolito emozionalmente.
Percio' ripeti a te stesso:
" Se c'e' qualcosa che posso fare ora riguardo al mio futuro, io lo faro'. Per ora, lascio che tutto vada come va, e mi godo il momento presente, perche' l'esperienza della mia vita mi ha insegnato che io posso influire sulle cose soltanto quando queste si presentano, non prima. E ho pure imparato che il presente mi da' sempre le risorse e l'energia di cui ho bisogno per affrontarlo".
La scomparsa totale dei sensi di insicurezza si avra' soltanto quando avrai quella benedetta capacita' degli uccelli del cielo e dei fiori del campo di vivere pienamente, momento per momento, nel presente, per quanto insopportabile questo possa apparire.
Cio' che veramente e' insopportabile e' cio' che tu pensi stia per accaderti entro cinque ore, o entro cinque giorni, e quelle frasi che continui a ripeterti, frasi come queste:
" Questo e' terribile", " Questo e' insopportabile", " Ma quanto durera' tutto questo?". E simili.
Gli uccelli e i fiori son piu' fortunati degli esseri umani, perche' non hanno idea del futuro, non hanno parole nella loro testa, non hanno paura di cio' che i loro simili possono pensare di loro. Per questo sono cosi' perfette immagini del Regno.
Non essere percio' in ansia per il domani, perche' il domani pensera' a se stesso: ogni giorno ha abbastanza dei propri fastidi.
Fissa il tuo spirito sul regno di Dio prima di ogni altra cosa, e tutto il resto ti sara' dato in aggiunta.
Ancora un'ultima falsa certezza: si è felici quando tutti i desideri vengono appagati. Non è vero. In realtà, sono proprio questi desideri e legami a renderti teso, frustrato, nervoso, insicuro e pauroso. Compila una lista i tutti i tuoi legami e di tutti i tuoi desideri, e accanto a ognuno scrivi: "Dal profondo del mio essere io so che anche quando lo avessi soddisfatto non avrei raggiunto la felicità."
Rifletti sulla verità di questa frase. Il soddisfacimento di un desiderio può al massimo regalarci sprazzi di voluttà, lampi di ebbrezza, ma tu non devi confonderli con la felicità!
Che cos'è allora la felicità? Pochissimi sanno rispondere, e nessuno sa esprimerlo a parole, perché la felicità non può essere descritta. Riusciresti a descrivere la luce a gente che fosse rimasta seduta nelle tenebre per tutta la vita? Riesci a descrivere la realtà a uno che sta sognando? Riconosci la tua tenebra ed essa scomparirà: e allora saprai che cos'è la luce.
Riconosci i tuoi incubi per quello che sono e così scompariranno, e tu ti risveglierai alla realtà. Riconosci le tue false certezze ed esse svaniranno: soltanto in questo modo potrai pregustare la felicità.
Dal momento che gli uomini inseguono la felicità in maniera tanto distorta, perché non cercano di chiarire a se stessi le proprie false certezze?
Primo, perché non succede mai che essi le vedano come false; talvolta anzi non le vedono neppure come certezze, ma semplicemente come fatti e realtà esterne, tanto profondamente sono stati incapsulati nella pianificazione.
Secondo, perché sono terrorizzati all'idea di perdere l'unico mondo che essi conoscono: il mondo dei desideri, dei legami, delle paure, delle pressioni sociali, delle tensioni, delle ambizioni, delle ansie, della colpa, con quei lampi di piacere, di sollievo e di ebbrezza che queste cose riescono a trasmettere. Prova a immaginare un uomo che abbia terrore a uscire da un incubo perché, in fin dei conti, quello è l'unico mondo che egli conosce: bene, hai qui la fotografia di te stesso e della gente che ti circonda.
Se vuoi raggiungere una felicità duratura devi esser disposto a odiare padre, madre, perfino la tua stessa vita e dire addio a tutto ciò che possiedi. In che modo? Non già rinunciando a tutte queste realtà (perché continueresti sempre a restare legato alle cose cui hai rinunciato forzatamente), quanto piuttosto vedendole come incubi, quali realmente sono; se tu le consideri così, non ha più importanza che tu le lasci oppure no: esse avranno perso il loro dominio su di te, la loro capacità di ferirti, e tu sarai finalmente fuori dai tuoi sogni, fuori dalla tua tenebra, dalle tue paure, fuori dalla tua infelicità.
Spendi perciò un po' del tuo tempo a cercar di vedere nella loro realtà le cose cui cerchi di aggrapparti, questi incubi che ti procurano ebbrezza e voluttà da un lato, ma anche tribolazioni, insicurezza, tensione, trepidazione, paura, infelicità dall'altro.
Padre e madre: incubi; moglie e figli, fratelli e sorelle: incubi; tutti i tuoi averi: incubi; la tua vita così com'è oggi: un incubo; qualsiasi cosa alla quale tu ti aggrappi e che secondo te è l'unica che possa darti la felicità: un incubo.
A questo punto odierai padre e madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e la tua stessa vita, con tutti i tuoi averi: cesserai cioè di aggrapparti a queste cose e così avrai annullato la loro capacità di ferirti. A questo punto, finalmente, potrai sperimentare quella misteriosa condizione che non può essere descritta ed espressa: il dimorare nella felicità e nella pace. E capirai quanto sia vero che chiunque cessa di aggrapparsi a fratelli o sorelle, padre, madre o figli, terra, o case..., riceve il centuplo di tutto e guadagna la vita eterna.
Etichette (di Anthony De Mello)
Di Admin (del 14/03/2008 @ 12:42:00, in Anthony De Mello, linkato 237 volte)L'importante non e' sapere chi o cosa sia l'"io". Non ci riuscirete mai. Non esistono parole che possano esprimerlo.
L'importante e' dimenticare le etichette.
Come dicono i maestri giapponesi dello Zen: "Non cercate la verita'; abbandonate i vostri giudizi.
Abbandonate le vostre teorie; non cercate la verita'. La verita' non e' una cosa da cercare.
Se smetteste di essere dogmatici, ve ne accorgereste."
Qui accade qualcosa di simile.
Se dimenticherete le vostre etichette, lo scoprirete.
Cosa intendo per etichette?
Ogni etichetta che vi venga in mente, eccetto forse quella di essere umano.
E' vero: questa definizione non dice molto. Ma quando dite: "Sono una persona di successo", e' una follia.
Il successo non e' parte dell'"io".
Il successo e' qualcosa che va e viene; oggi c'e', domani potrebbe essere finito. Non e' l'"io".
Quando si dice: "Sono uno di successo", si e' in errore: significa che si e' precipitati nelle tenebre. Ci si e' identificati col successo. E lo stesso vale per chi ha detto: "Sono un fallimento, sono un avvocato, sono un uomo d'affari".
Sapete cosa vi accadra', se vi identificherete con queste cose?
Vi abbarbicherete ad esse, avrete paura che svaniscano, ed e' da qui che deriva la vostra sofferenza.
Intendevo proprio questo, quando vi ho detto, poco fa, "Se state soffrendo, siete addormentati".
Volete un segno evidente del fatto che siete addormentati? Eccolo: state soffrendo.
La sofferenza e' il sintomo dell'allontanamento dalla realta'.
La sofferenza vi viene data perche' possiate aprire gli occhi alla realta'; perche' possiate capire che da qualche parte regna la falsita', proprio come un dolore fisico si fa sentire perche' si capisca che da qualche parte c'e' una malattia o un morbo.
La sofferenza indica che da qualche parte c'e' del falso.
La sofferenza sorge quando ci si scontra con la realta', quando la vostra falsita' si scontra con la verita': allora scatta la sofferenza. Altrimenti, non c'e' sofferenza.
OSTACOLI ALLA FELICITA'
Cio' che sto per dirvi vi sembrera' un tantino pomposo, ma e' la verita'.
Quelli che seguiranno potrebbero essere i minuti piu' importanti della vostra vita.
Se riusciste ad afferrare quel che verra' ora, potreste carpire il segreto del risveglio. Sareste felici per sempre. Non sareste mai piu' infelici. Niente avrebbe piu' il potere di farvi del male. Lo dico davvero: niente.
E' come quando si getta in aria della vernice nera: l'aria resta incontaminata.
Non e' possibile verniciare l'aria di nero.
Qualsiasi cosa accada, si rimane incontaminati, si rimane in pace.
Ci sono esseri umani che hanno raggiunto quest'obiettivo, cio' che io definisco essere umani.
Niente a che vedere con l'assurdita' di essere un pupazzo, strattonato in tutte le direzioni, che lascia che siano gli eventi, o altre persone, a dirgli cosa deve provare.
E cosi' uno prova quel che gli dicono gli altri, e lo definisce essere vulnerabili.
Ah! Io lo definisco essere un pupazzo.
Volete essere dei pupazzi?
Si preme un pulsante, e voi andate giu'; vi piace?
Ma se voi vi rifiutate di identificarvi con qualsiasi etichetta, la maggior parte delle preoccupazioni si volatilizzeranno.
Piu' avanti parleremo della paura delle malattie e della morte, ma in genere si e' preoccupati della propria carriera.
Un insignificante uomo d'affari, di cinquantacinque anni, sta sorseggiando una birra in un bar, e dice: "Guarda i miei compagni di classe: loro si' che sono arrivati!" Che idiota! Cosa intende dire con quel "sono arrivati?" Vedono il proprio nome sul giornale. E questo vi sembra che significhi che sono arrivati?
Uno e' presidente di una societa'; l'altro e' stato nominato giudice capo; qualcun altro e' diventato questo o quello.
Scimmie, scimmie tutti quanti.
Chi decide cosa significa avere successo?
Questa stupida societa'!
La principale preoccupazione della societa' e' mantenere la societa' stessa in uno stato di infermita'!
E prima lo si capisce, meglio e'.
Malati, tutti quanti. Sono lunatici, pazzi. Uno diventa presidente del ricovero dei pazzi e ne e' orgoglioso, anche se non significa niente.
Essere presidente di una societa' non ha niente a che vedere con l'avere successo nella vita.
Si ha successo nella vita quando ci si sveglia! Allora non devi chiedere scusa a nessuno, non devi spiegare nulla a nessuno, non te ne frega un bel niente di cosa pensi o dica la gente di te. Non hai preoccupazioni: sei felice.
Ecco cos'e'per me, avere successo.
Avere un bel lavoro, o essere famoso, o avere una splendida reputazione non ha assolutamente nulla a che fare con la felicita', i successo. Nulla! E' totalmente irrilevante. Quell'uomo di successo ha in realta' come unica preoccupazione cosa pensano di lui i suoi figli, cosa pensano di lui i suoi vicini, cosa pensa di lui sua moglie. Avrebbe dovuto diventare famoso.
La nostra societa' e la nostra cultura ce lo trapanano in testa, giorno e notte. Persone arrivate! Arrivate dove? Arrivate a rendersi ridicole. Perche' hanno impiegato tutte le loro energie per ottenere qualcosa che non ha alcun valore. Sono spaventate e confuse, sono pupazzi come tutti gli altri. Guardateli, mentre passeggiano sul palcoscenico. Guardate come si turbano nel notare una macchiolina sulla camicia. E questo lo chiamate successo? Sono controllati, manipolati.
Sono persone infelici, miserabili. Non si godono la vita. Sono costantemente tesi e ansiosi. E lo chiamate umano? Sapete perche' accade tutto questo? Per un'unica ragione: si sono identificati con un'etichetta. Hanno identificato l'"io" con il denaro, il lavoro, la professione. E' stato questo il loro errore. Avete mai sentito parlare di quell'avvocato che aveva ricevuto la fattura dell'idraulico? L'avvocato disse all'idraulico: "Ehi, ma tu mi costi duecento dollari all'ora. Non li prendo nemmeno io che sono avvocato!". E l'idraulico: "Nemmeno io li prendevo, quando facevo l'avvocato!". Potreste fare l'idraulico, l'avvocato, l'uomo d'affari o il prete, ma questo non tocca l'"io" essenziale, non tocca voi.
Se domani cambio professione, e' come se cambiassi abito.
Rimango intatto.
Voi (siete) i vostri abiti? (Siete) il vostro nome? (Siete) la vostra professione? Smettetela di identificarvi con queste cose, che vanno e vengono.
Quando lo capirete davvero, nessuna critica vi potra' toccare, e nemmeno la lode o l'adulazione.
Quando qualcuno dice: "Sei un tipo in gamba". di cosa sta parlando?
Sta parlando di "me", non dell'"io".
L'"io" non e', ne' forte, ne' debole; non e', ne' di successo, ne' fallito. Non e' nessuna di queste etichette. Queste sono cose che vanno e vengono, e dipendono dai criteri stabiliti dalla societa', dal condizionamento a cui si e' stati sottoposti.
Queste cose dipendono dall'umore della persona che vi parla in quel dato momento. Non hanno niente a che vedere con l'"io".
L'"io" non e' alcuna di queste etichette.
Il "me" e', in genere, egoista, sciocco, infantile - un vero asino. E cosi', quando dite: "Sei un asino", lo sapete da anni! Il se' e' condizionato - cosa vi aspettavate? Io lo so da anni. E perche' vi identificate con il se'? Stupidi! Non si tratta dell'"io": quello e' il "me". Volete essere felici? La felicita' ininterrotta non ha cause. La vera felicita' non ha cause. " Voi non potete rendermi felice, non siete la mia felicita'.
Se chiedete alla persona che si e' svegliata: "Perché sei felice?¯, lei risponde: "Perché no?".
La felicita' e' la nostra condizione naturale.
La felicita' e' la condizione naturale dei bambini piccoli, a cui il regno appartiene, finche' non vengono inquinati e contaminati dalla stupidita' della societa' e della cultura.
Per acquisire la felicita' non bisogna fare nulla, perche' la felicita' non puo' essere acquisita.
Qualcuno sa perche'?
Perche' l'abbiamo gia'.
Come si fa ad acquisire qualcosa che gia' si possiede? E allora, perche' non la provate?
Perche' dovete abbandonare qualcosa.
Dovete abbandonare le illusioni. Non dovete aggiungere niente, per poter essere felici: dovete invece abbandonare qualcosa.
La vita e' facile, e' meravigliosa.
E' dura solo con le vostre illusioni, le vostre ambizioni, la vostra avidita', le vostre richieste.
Sapete da dove arrivano queste cose?
Dall'essersi identificati con tutti i tipi di etichette!
Brani da "Scopri te stesso e riprenditi la vita"
Anthony De Mello
La Felicità (di Anthony De Mello)
Di Admin (del 03/03/2008 @ 12:30:45, in Anthony De Mello, linkato 304 volte)Che cosa si puo’ fare per raggiungere la felicita’? Niente: non c’e’ niente che tu, o chiunque altro, possiate fare.
Perche’? Per la semplice ragione che oggi tu in effetti felice lo sei gia’. Come si puo’ conquistare cio’ che gia’ si possiede? Se le cose stanno cosi’, come mai non riesci a goderti questa felicita’ che e’ gia’ tua? Perche’ il tuo spirito ti crea angustie a ogni pie’ sospinto. Caccia queste angustie dal tuo spirito e questa felicita’ che e’ da sempre tuo retaggio affiorera’ immediatamente.
Come liberarti dell’infelicita’?
Cerca di scoprire e di analizzare fino in fondo la causa di quell’infelicita’, ed essa scomparira’.
A questo punto, se approfondisci la tua indagine, vedrai che esiste una cosa (una sola) che provoca angustia, e il suo nome e’ “attaccamento”.
Che cosa significa ” attaccamento”?
Uno stato emozionale provocato dalla persuasione che senza quella specifica persona, o cosa, tu non puoi essere felice.
In questo stato emozionale sono ravvisabili due elementi, l’uno positivo, l’altro negativo.
La componente positiva e’ costituita da quel lampo di volutta’ e di ebbrezza, da quel brivido che tu esperimenti quando riesci a raggiungere l’oggetto cui ti senti attaccato.
La componente negativa e’ costituita dalla sensazione di minaccia e di tensione che va sempre di pari passo con l’attaccamento. Immagina un prigioniero che trangugia la sua razione di pane in un campo di concentramento: con una mano porta il pane alla bocca, con l’altra lo protegge dai compagni di prigionia che stanno li attorno pronti a portarglielo via al suo primo attimo di disattenzione. E’ l’immagine perfetta di una persona affetta da attaccamento.
Per sua natura intrinseca, l’attaccamento ti rende vulnerabile all’agitazione emozionale ed e’ sempre li’ pronto a mandare in frantumi la tua pace. Come si puo’ pensare percio’ che una persona affetta da attaccamento possa entrare in quell’oceano di felicita’ che e’ il regno di Dio? Sarebbe come pensare che un cammello passi attraverso la cruna di un ago!
La tragedia dell’attaccamento e’ che esso causa infelicita’ se il suo oggetto non viene raggiunto. Pero’, anche se questo oggetto viene raggiunto, non per cio’ ne deriva felicita’: questo raggiungimento procura soltanto un lampo di volutta’ immediatamente seguito da stanchezza e sempre accompagnato dalla trepidazione di poter perdere l’oggetto dell’attaccamento.
Tu dirai: ” Ma non posso conservare neppure un attaccamento?”.
Ma certo: ne puoi conservare quanti ne vuoi. Ma per ognuno pagherai un prezzo di infelicita’. Tale e’ la natura degli attaccamenti che se - in una giornata - tu riuscissi anche a soddisfarli tutti, ma te ne restasse uno insoddisfatto, quest’uno ti peserebbe sull’anima e sarebbe sufficiente a renderti infelice.
Non c’e’ modo di vincere la battaglia contro i legami. C’e’ forse acqua senza umidita’? Cosi’ non c’e’ attaccamento senza infelicita’. Non e’ ancora nato chi sappia trovare la formula per conservare gli oggetti di un attaccamento senza battaglie, ansie, timori e, prima o poi, fallimenti.
C’e’ un’unica via per venire a capo dei legami: lasciarli perdere. Contrariamente a quanto si può credere, la cosa non e’ difficile. Tutto cio’ che devi fare e’ di metterti davanti agli occhi, per ” vederle ” seriamente, queste verita’ che vado a elencare.
Prima verita’: - tu stai aggrappato a una falsa certezza, e cioe’ la persuasione che senza quella particolare persona o cosa tu non possa essere felice. Analizza i tuoi legami a uno a uno, e vedrai la falsita’ di questa persuasione.
Potrai trovare resistenza dentro il tuo intimo, ma nel momento in cui tu afferrerai questa verita’, vi sara’ un immediato risultato nel campo delle emozioni. In quel preciso istante l’attaccamento perdera’ ogni sua forza.
Seconda verita’: -se impari a godere delle cose impedendo a te stesso di diventarne schiavo, cioe’ rifiutandoti di credere alla falsa certezza che senza di quelle non potrai essere felice, tu ti risparmi tutte le lotte e le fatiche per proteggerle e conservartele. Ti e’ forse successo di poter conservare tutti gli oggetti dei tuoi legami senza rinunciare a uno solo di essi; pero’, se tu ti liberi dai legami e li consideri da un punto di vista non esclusivamente possessivo, tu ne godi ancor di piu’, perche’ in questo caso tu sei in pace con te stesso, e tranquillo, e sicuro da minacce.
Terza e ultima verita’: - se imparerai a godere del profumo di mille fiori non ti succedera’ piu’ di aggrapparti a uno solo di essi o di soffrire quando non riuscissi a cogliere quell’unico fiore che ti manca. Se trovi gusto in mille pietanze diverse, la mancanza di una fra le mille passera’ inosservata e non oscurera’ la tua felicita’. Ma sono proprio i tuoi attaccamenti a impedirti di sviluppare questo piu’ largo e piu’ vario gusto per le cose e le persone. Alla luce di queste tre verita’ non c’e’ attaccamento che resista. Ma questa luce deve risplendere in continuita’ se si vuole che sia efficace.
Gli attaccamenti prosperano soltanto nel buio delle illusioni.
L’uomo ricco non puo’ entrare nel regno della gioia: non gia’ perche’ egli sceglie di essere cattivo, ma perche’ sceglie di essere cieco.
CHIAMATI ALL’AMORE - RIFLESSIONI
«Non cercate Dio», disse il maestro. «Guardate soltanto, e tutto vi sarà rivelato».
«Ma come dobbiamo guardare?».
«Ogni volta che guardate qualcosa, vedete solo ciò che c'è e nient'altro».
I discepoli erano sconcertati, così il maestro si espresse più semplicemente:
«Per esempio, se guardate la luna, vedete la luna e nient'altro».
«E cos'altro si può vedere se non la luna guardando la luna?».
«Una persona affamata potrebbe vedere una forma di formaggio. Un innamorato, il volto dell'amata».
Anthony De Mello




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