Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Neurologia e teorie della mente

Di Admin (del 15/05/2008 @ 03:58:46, in Co/Scienza, linkato 212 volte)

intervista a Oliver Sacks

Professor Sacks, siamo abituati a considerare come acquisite alcune facoltà umane, come ad esempio la visione degli oggetti, delle forme e dei colori. In realtà solo di recente si è scoperto che si tratta di fenomeni altamente complessi. Ce ne può parlare?

Una situazione davvero interessante si ha, ad esempio, quando una persona cieca dalla nascita riacquista la vista all'età di quaranta o cinquant'anni. In effetti Molineux scrisse una lettera a Locke, in cui gli chiedeva cosa sarebbe successo a una persona del genere: se costui riusciva a riconoscere una sfera al tatto, l'avrebbe poi riconosciuta vedendola? Recentemente, Gregory ha dato una magnifica descrizione di un caso del genere, e anch'io ho avuto in cura un paziente di questo tipo. Ebbene, quando a quest'uomo furono tolte le bende, egli raccontò di vedere un turbinio di colori, forme e linee da cui proveniva una voce. E si rese conto che quel caos di colori e movimento doveva essere un viso. Tuttavia, non lo riconobbe come tale. Per inciso, il paziente di Gregory non era in grado di riconoscere i volti neppure un anno dopo aver riacquistato la vista. Il mio paziente non solo ha difficoltà a riconoscere particolari oggetti: per esempio, confondeva il suo cane con il gatto, con loro grande fastidio, e la prima volta che lo vidi, teneva il gatto in grembo e lo guardava torvo mentre lo accarezzava: stava tentando di mettere in correlazione il gatto, cioè, stava mettendo insieme gli stimoli visivi potenzialmente privi di senso con l'immagine tattile che era invece piena di significato, ma in un certo senso, per quanto riguarda la sua capacità visiva, quest'uomo talvolta non riconosce neanche gli oggetti per quel che sono. Quando entra in una drogheria riesce a identificare molte cose attraverso i colori delle etichette, ma può capitare che non si renda assolutamente conto se si tratta di bottiglie oppure di scatole. Ha dovuto reimparare la categoria degli oggetti, e imparare la categoria degli oggetti e le loro relazioni è forse la prima cosa che la categorizzazione percettiva deve fare.
 
Questi pazienti, considerata l'età, possono ancora imparare a vedere o è troppo tardi?

Non c'è dubbio che l'uomo in questione sta imparando, ma per lui l'apprendimento è difficile, non è nè automatico nè rapido e fa ancora degli errori molto strani; a volte il mero sforzo che questo comporta diventa insopportabile e allora chiude gli occhi oppure spegne la luce. Sua moglie dice che ricade nei suoi comportamenti da cieco. Ma il suo cervello si trova ad avere a che fare con un input nuovo, con qualcosa che è assolutamente senza senso. Quest'uomo si è costruito un'immagine abbastanza intellegibile del mondo senza la vista, ed ecco che sopraggiunge la vista: è inopportuna, estranea e priva di senso. Non so cosa accadrà: purtroppo la casistica riguardo i pazienti di questo tipo è piuttosto scoraggiante. Questa situazione li rende molto depressi e delusi e anche peggio... Il paziente di Gregory fu spinto a darsi la morte e prima di farlo, mentre si trovava in queste condizioni, disse: "Il dono, il dono della vista, il dono è diventato una maledizione". Dall'essere un abilissimo meccanico cieco sicuro di sè si ritrovò trasformato in un maldestro e agnosico vedente, la cui vista però era imperfetta: e ciò ebbe su di lui un effetto assai distruttivo. Nell'infanzia questa categorizzazione, questa correlazione, sono sempre automatiche e facili, automatiche al punto che l'enorme portata dello sforzo che queste operazioni comportano a livello neurologico e psichico può passare forse inosservata; ce ne rendiamo conto soltanto quando vediamo un paziente come questo. E, infatti, questo è il vero motivo per cui, diciamo, i neurologi possono avere qualcosa da dire in proposito, perchè si trovano ad avere a che fare con pazienti in cui un meccanismo si è guastato: o un dato sviluppo non ha avuto luogo oppure una funzione è stata sconnessa, e soltanto allora si vede l'enorme complessità e difficoltà del processo. In condizioni normali e di salute tutto è semplicissimo, non ci si rende conto dell'enorme portata dello sforzo... Ebbene, Edelman descrive l'enorme portata del compito che il sistema nervoso nell'individuo deve svolgere per formare il mondo. L'iniziale riconoscimento degli oggetti e della loro disposizione è un compito difficilissimo per un robot, o per un computer, che ha sì un'intelligenza, una potenza, capace di eseguire un miliardo o mille miliardi di operazioni al secondo, ma non riesce ad attraversare una stanza. D'altra parte, il sistema nervoso animale pensa in termini di millisecondi e non di femtosecondi, vale a dire da dieci a nove ordini di grandezza più lentamente, ma, ciononostante, lo fa in modo molto diverso e impara molto velocemente a superare gli ostacoli e a farsi strada nel mondo. Non c'è nulla di più sconcertante, di più straordinario che vedere l'immensa difficoltà di un robot che cerca di attraversare una stanza.

Il pittore che non vedeva i colori

Quando mi sono specializzato in neurologia, la fisiologia del cervello ignorava completamente i dati psicologici. Si limitava allo studio delle singole cellule nervose e dei riflessi spinali, senza approfondire l'attività cerebrale. Non si sapeva praticamente nulla della neurologia del comportamento, dell'immaginazione, delle emozioni, della percezione o della coscienza.

Si riteneva, ad esempio, che i colori venissero visti direttamente dal cervello, all'interno del quale si ipotizzava un centro per la percezione dei colori; si credeva che i colori fossero "trascritti" dal mondo esterno in questo centro, per poi essere, in un certo senso, guardati da un minuscolo osservatore - un homunculus - situato dentro la testa.

Mi distaccai da questa idea attraverso l'osservazione di un paziente, un pittore che aveva perso totalmente la percezione del colore in seguito a un trauma cerebrale. Egli riusciva a distinguere le diverse lunghezze d'onda della luce, ma non riusciva a metterle in relazione per produrre la percezione di un colore. Non riusciva, in altre parole, a costruire i colori. Non avevo mai pensato al colore in termini di correlazione, cioè come il risultato di un processo di correlazione e comparazione operato dal cervello. Si può dire che, in un certo senso, nel mondo esterno i colori non esistono: il colore è un'invenzione del cervello.

Io non intendo negare l'importanza della menomazione, del mutamento organico ma, qualunque esso sia, quello che mi interessa di più - e che costituisce un sfida per me, per il paziente e per noi tutti - è osservare come il sistema nervoso della persona riesce a riorganizzarsi; capire come la condizione alterata possa di nuovo diventare efficiente, ma in maniera diversa.

Ad esempio il pittore che aveva perduto completamente la percezione dei colori, ebbe in un primo momento la sensazione di trovarsi in un mondo indicibilmente orribile, anormale, immiserito. I colori, questo grande mezzo di trasmissione di piacere, di significato e di drammaticità, erano spariti, e ciò pregiudicava seriamente la sua rappresentazione del mondo. Non sapeva come andare avanti, si sentiva finito, come artista e come persona. Ci fu un periodo intermedio durante il quale continuò a sostenere di riconoscere i colori e dipinse alcuni quadri che i suoi amici non riuscivano a decifrare.

Alla fine uno di questi amici fece un'istantanea in bianco e nero di un quadro, e si rese conto che la forma si era conservata perfettamente, ma era stata in un certo senso camuffata da un'applicazione casuale di colori. Gli amici allora gli dissero: "Tu devi dipingere in bianco e nero". Prese queste parole come una condanna a morte finchè, circa sei settimane dopo, una mattina, mentre si recava a lavoro in macchina, vide sorgere il sole: non vide i colori, non percepì il rosso e ai suoi occhi l'alba apparve come un'immensa esplosione nucleare. Fu una visione piena di forza drammatica. Mi disse di essersi domandato se mai prima di lui, nella storia dell'umanità, qualcuno avesse visto un'alba come quella.

La dipinse: fu uno dei suoi primi quadri in bianco e nero: un'alba apocalittica. Così il difetto organico si trasformς in una sensibilità particolare. Tutto il suo mondo fu riorganizzato e non sembrava più difettoso, bensì completo in un altro modo: il pittore divenne molto famoso per questi quadri in bianco e nero. La gente diceva che si trattava di una sorta di nuovo periodo creativo in bianco e nero, e aveva ragione; non sapeva, come invece sapevo io, che il cambiamento era stato in un certo senso dettato da una necessità fisiologica e da una menomazione. Ma l'importante era che la menomazione fosse stata orientata verso un uso creativo e potesse essere trasformata in una nuova sensibilità.

fonte: http://www.parodos.it

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

LETTERE A LUCILIO - 6.Libro 1

Di Admin (del 15/05/2008 @ 02:27:40, in Seneca, linkato 120 volte)

"Non dà gioia il possesso di nessun bene, se non puoi dividerlo con altri."

        1. Lucilio caro, mi rendo conto che non solo mi sto correggendo, ma addirittura mi trasformo; certo non garantisco, e nemmeno spero, che non ci sia in me più nulla da cambiare. E perché non dovrei avere ancora molti sentimenti da frenare, da attenuare, da elevare? Vedere difetti che fino ad allora ignorava, proprio questa è la prova di un animo che ha fatto progressi; con certi malati ci si rallegra quando prendono coscienza del loro male.

       2. Ci terrei, dunque, a farti conoscere questo mio improvviso cambiamento; allora comincerei ad avere una più salda fiducia nella nostra amicizia, quella vera che non la speranza, non il timore, né la ricerca del proprio interesse può spezzare, quell'amicizia che dura fino alla morte, e per la quale si è pronti a morire.

       3. Potrei menzionarti molti cui non è mancato l'amico, ma la vera amicizia: questo non può verificarsi quando un'identica volontà di desiderare il bene induce gli uomini a unirsi. Perché no? Perché essi sanno di avere ogni cosa in comune e soprattutto le avversità.Non puoi immaginare quali progressi io mi accorga di compiere giorno per giorno.

       4. Tu mi dici: "Riferisci anche a me questo metodo che hai trovato così efficace." Certo desidero travasare in te tutto il mio sapere e sono lieto di imparare qualcosa appunto per insegnarla. Di nessuna nozione potrei compiacermi, per quanto straordinaria e vantaggiosa, se ne avessi conoscenza per me solo. Se mi fosse concessa la sapienza a condizione di tenerla chiusa in me senza trasmetterla ad altri, rifiuterei: non dà gioia il possesso di nessun bene, se non puoi dividerlo con altri.

       5. Ti manderò perciò i miei libri e perché tu non perda tempo a rintracciare qua e là i passi utili, li sottolineerò: così troverai subito quello che condivido e apprezzo. Più che un discorso scritto, però ti sarà utile il poter vivere e conversare insieme; al momento è necessario che tu venga, primo perché gli uomini credono di più ai loro occhi che alle loro orecchie, poi perché attraverso i precetti il cammino è lungo, mentre è breve ed efficace attraverso gli esempi. 

       6. Cleante non avrebbe potuto esprimere compiutamente la dottrina di Zenone se avesse soltanto ascoltato le sue lezioni: fu partecipe della sua vita, ne penetrò i segreti, osservò se viveva secondo i suoi insegnamenti. Platone, Aristotele e tutta la massa dei filosofi, che poi presero strade diverse, impararono più dalla vita che dalle parole di Socrate. Non la scuola di Epicuro, ma il vivere con lui rese grandi Metrodoro, Ermarco e Polieno. E non ti faccio venire solo perché tu ne tragga giovamento, ma anche perché tu mi sia utile; ci aiuteremo moltissimo a vicenda.

       7. Frattanto, poiché ti devo il mio piccolo contributo quotidiano, ti dirò il pensiero che oggi mi è piaciuto in Ecatone. "Tu chiedi quali progressi abbia fatto?" egli scrive, "Ho cominciato ad essere amico di me stesso." Ha fatto un grande progresso: non sarà mai solo. Sappi che tutti possono avere questo amico. Stammi bene.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Il Sorriso del Saggio

Di Admin (del 14/05/2008 @ 19:40:31, in Aivanhov Omraam Mikhael , linkato 181 volte)

Il riso del saggio è il riso della libertà. Ciò che il saggio ha compreso, lo ha liberato degli inutili fardelli dell’esistenza, per proiettarlo fino alle regioni in cui brilla un sole eterno. La luce da lui conquistata al prezzo di tanti sforzi, il saggio non desidera che di trasmetterla a coloro che gli vivono accanto o che vengono a fargli visita. Ma quanto tempo occorre perché essi possano assimilare quella luce! La sola cosa che il saggio può dunque comunicare immediatamente è la gioia che egli attinge in quella saggezza, quella gioia che colma il suo cuore, che trabocca dal suo cuore, e il suo riso è l’espressione di quella gioia che si può anche chiamare amore

Omraam Mikhaël Aïvanhov

 
Spunti di Lettura
Omraam Michaël Aïvanhov
 
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Teoria dei Quanti di Luce

Di Admin (del 14/05/2008 @ 19:30:35, in Albert Einstein , linkato 189 volte)

Secondo l’ipotesi che voglio qui proporre, quando un raggio di luce si espande partendo da un punto, l’energia non si distribuisce su volumi sempre più grandi, bensì rimane costituita da un numero finito di quanti di energia localizzati nello spazio e che si muovono senza suddividersi, e che non possono essere assorbiti od emessi parzialmente. Nelle pagine successive, intendo spiegare il ragionamento ed i fatti che mi hanno spinto su questa strada, nella speranza che il punto di vista da me difeso possa risultare utile.

Albert Einstein

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Cristalli liquidi all’origine del DNA

Di Admin (del 14/05/2008 @ 04:35:08, in DNA, linkato 200 volte)

L’originale formarsi, nell’antichità del nostro pianeta, delle lunghe molecole di DNA e RNA che sono alla base della vita può essere spiegata con il fatto che i frammenti del DNA hanno, nell’acqua, la tendenza a formare cristalli liquidi, ovvero strutture molto ordinate nelle quali le molecole, pur mantenendo il loro carattere liquido, si equiorientano e si posizionano in modo regolare. È quanto emerge dai risultati di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del laboratorio di Fluidi Complessi e Biofisica Molecolare dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il “Liquid Crystal Material Research Center” dell’Università del Colorado, pubblicati sulla rivista Science.

Il DNA, che contiene le informazioni genetiche necessarie per lo sviluppo e la sopravvivenza di ogni forma vivente, è formato da lunghissime molecole strutturate nella celeberrima doppia elica e costituite da sequenze di elementi primari (contenenti le “basi”) legati chimicamente tra loro. Anche negli organismi più semplici il DNA è formato dalla sequenza di almeno milioni di basi. Come sia stato possibile che sul pianeta Terra si siano formate molecole tanto complesse, è uno dei tanti quesiti ancora senza risposta.

“Abbiamo studiato segmenti molto corti di doppia elica, formati da 6 a 20 basi, li abbiamo concentrati in acqua, e abbiamo osservato che tendono ad aderire gli uni agli altri non chimicamente, ma con tenui interazioni attrattive di tipo fisico, che li portano ad impilarsi gli uni sugli altri” spiega il professor Tommaso Bellini, coordinatore italiano dello studio. “Le catene fisiche che si formano, più lunghe delle singole molecole, si ordinano orientandosi tutte nella medesima direzione e formando strutture analoghe ai cristalli liquidi, quei materiali ordinati ma soffici che si usano nella fabbricazione di molti display.”

I ricercatori hanno anche scoperto che mescolando frammenti di DNA in doppia elica con frammenti di DNA in singolo filamento, le doppie eliche si separano dal resto della miscela formando goccioline di cristallo liquido. “Questa scoperta è interessante per due motivi”, commenta il Prof. Bellini: “da un lato aumenta le nostre conoscenze circa le potenzialità di auto-organizzazione delle molecole. Dall’altro ci fornisce elementi utili a ipotizzare quello che potrebbe essere successo nella Terra primordiale. Se infatti i frammenti di DNA si concentrano spontaneamente per ragioni fisiche e si dispongono facendo aderire i loro estremi, come abbiamo osservato nei nostri esperimenti, questo facilita enormemente la formazione di legami chimici tra gli estremi a contatto. Ecco dunque una possibile spiegazione di come, nel mondo prebiotico, lunghe molecole si possano essere formate a partire da corti frammenti casuali di DNA”.

M. Nakata, G. Zanchetta, B.D. Chapman, C.D. Jones, J.O. Cross, R. Pindak, T. Bellini*, and N.A. Clark*, End-to-end stacking and Liquid Crystal Condensation of 6-20 Base Pair DNA Duplexes, in pubblicazione su SCIENCE il 23 novembre 2007.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

LETTERE A LUCILIO - 5.Libro 1

Di Admin (del 14/05/2008 @ 02:24:24, in Seneca, linkato 140 volte)

"Nessuno è infelice solo per il presente"

       1. Tu ti applichi con costanza e hai lasciato da parte tutto il resto per renderti ogni giorno migliore: approvo e ne sono contento; quindi non solo ti esorto, ma anche ti prego di perseverare. Un unico consiglio: non abbigliarti e non vivere in maniera stravagante, come le persone che non vogliono progredire, ma mettersi in mostra.

        2. Evita gli abiti trasandati, i capelli lunghi e la barba incolta, il disprezzo manifesto per i preziosi, il letto sistemato a terra e in generale tutto ciò che per vie traverse corre dietro al desiderio di distinguersi. Il nome stesso di filosofia, pur se la si pratica con discrezione, è già abbastanza odiato. Figurati poi se cominceremo a sottrarci alle abituali regole di comportamento. Bisogna essere nell'intimo completamente diversi dagli altri, ma simili al resto della gente nell'aspetto esteriore.

       3. La toga non deve essere sfarzosa, ma nemmeno sordida. Cerchiamo di non avere argento cesellato d'oro massiccio, ma neanche consideriamo segno di frugalità far completamente a meno sia di oro che di argento. Sforziamoci di vivere meglio della massa, non in maniera contraria: altrimenti mettiamo in fuga e allontaniamo da noi quelli che vorremmo correggere, e per giunta facciamo sì che non ci vogliano imitare in niente, per timore di doverci imitare in tutto.

       4. Ecco le promesse prime della filosofia: senso comune, umanità e socievolezza: l'essere troppo diversi ci impedirà di attuarle. Badiamo che non sia ridicolo e fastidioso quel comportamento con cui vogliamo suscitare ammirazione. Certo il nostro proposito è vivere secondo natura: ma è contro natura tormentare il proprio corpo, trascurare una normale igiene, ricercare il sudiciume e nutrirsi di cibi non solo poveri, ma addirittura disgustosi e sgradevoli.

       5. Come è segno di mollezza cercare alimenti raffinati, così è segno di pazzia evitare quelli comuni che si possono avere a poco prezzo. La filosofia richiede frugalità, non sofferenza, e la frugalità può essere decorosa. Mi sembra buona questa via di mezzo: l'esistenza sia una giusta combinazione tra moralità e morale predominante. Che tutta la gente guardi con ammirazione la nostra vita, ma sia anche in grado di capirla.

       6. "E allora, dovremo comportarci come gli altri? Non ci sarà nessuna differenza tra noi e loro?" Sì, e grandissima: chi ci guarda più da vicino, sappia che siamo diversi dalla massa; chi entra in casa nostra ammiri noi, non il nostro mobilio. È grande chi usa vasellami di argilla come se fossero di argento, ma non lo è meno chi usa l'argento come se fosse argilla; solo i deboli non sono in grado di reggere la ricchezza.

       7. Ma voglio dividere con te anche il piccolo guadagno di oggi: ho letto nel nostro Ecatone che non avere più accesi desideri serve anche come rimedio alla paura. "Non avrai più paura se smetterai di sperare." "Ma," potresti obiettare, "come fanno a stare insieme sentimenti tanto diversi?" Eppure è così, Lucilio mio: sembrano in contraddizione e invece sono collegati. Come le stesse manette legano il detenuto e la guardia, così elementi tanto differenti procedono di pari passo: la paura segue la speranza.

        8. E non mi meraviglio che le cose vadano così: speranza e timore sono contrassegni di un animo inquieto e preoccupato del futuro. La loro causa prima è che noi non ci adattiamo al presente, ma ci spingiamo lontano con il pensiero; per questo la capacità di fare previsioni, che pure è una delle qualità migliori dell'uomo, si risolve in un male.

       9. Le belve evitano i pericoli che vedono e, una volta schivatili, si sentono al sicuro: noi ci tormentiamo e per il futuro e per il passato. Molte nostre prerogative ci nuocciono; la memoria rinnova l'angoscia della paura, il prevedere il futuro ce l'anticipa; nessuno è infelice solo per il presente. Stammi bene.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26