Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Avanti

Di Admin (del 10/01/2008 @ 18:11:30, in Perle di Saggezza, linkato 346 volte)

Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
Dove andiamo?
Non lo so, ma dobbiamo andare.

Jack Kerouac

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Inno alla creazione (dal Rig Veda)

Di Admin (del 08/01/2008 @ 23:46:56, in Induismo, linkato 209 volte)

Inno X, 129 del Rig Veda sul principio della creazione.

In quel momento non vi era né l'esistente, né il non-esistente.
Non vi era aria, né il cielo che è al di là.
Che cosa conteneva? Dove? Chi proteggeva?
C'era l'acqua, insondabile, profonda?

In quel momento non vi era né la morte né l'immortalità.
Non vi era segno della notte, né nel giorno.
L'Uno respirava, senza respiro, con il suo stesso potere.
Oltre a quello non vi era nient'altro.

In principio vi era oscurità nascosta da oscurità;
indistinguibile, tutto questo era acqua.
Ciò che era nascosto dal vuoto, l'Uno, venendo in essere,
sorse attraverso il potere dell'ardore.

In principio il desiderio venne prima di tutto,
che fu il primo seme della mente.
I saggi che cercavano nei loro cuori con saggezza
scoprirono il legame dell'esistente con il non-esistente.

La loro corda fu estesa attraverso:
che cosa c'era al di sotto e che cosa c'era al di sopra?
C'erano portatori di semi, c'erano poteri;
vi era energia al di sotto, e impulso al di sopra.

Chi lo sa veramente? Chi può qui dichiarare
da dove è stata prodotta, da dove viene la creazione?
Dalla creazione di questo universo gli Dei vennero successivamente:
chi allora sa da dove ciò è sorto?

Da dove questa creazione sia sorta,
se lui l'ha fondata oppure no:
lui che la sorveglia nel più alto dei cieli,
lui solo lo sa, o forse non lo sa.

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Le upanishad

Di Admin (del 05/01/2008 @ 23:40:53, in Induismo, linkato 172 volte)

Le upanishad sono testi considerati la conclusione dei Veda (gli scritti sacri più antichi dell'Induismo). Esse costituiscono le fondamenta del pensiero filosofico e mistico indiano successivo.

Sono state composte in un periodo tra il V e il I secolo a.C. (circa).
È soprattutto il Vedanta (uno dei 6 principali sistemi filosofici indiani) a considerarle testi di assoluta importanza. I temi in essi trattati sono i più diversi. La questione della trasmigrazione, la contemplazione dell'Uno al di là delle apparenze, la morale, la pratica meditativa, ecc.
Ma è soprattutto la questione dell'identità tra Atman e Brahman, cioè tra l'essenza divina presente in ogni uomo e la sostanza divina universale, a ripresentarsi pressocchè continuamente nei testi upanishadici. Questa teoria è compendiata in una famosa formula: Tat tvam asi, che in sanscrito significa "Tu sei Quello". Compito dell'asceta, del ricercatore, del praticante è riconoscere questa identità: spogliarsi da qualsiasi egoità, dall'io psicologico, dall'identificazione col corpo, da ogni tipo di "sovrastruttura" (per usare un termine moderno) per raggiungere quel punto di luce interiore che coincide con il Brahman divino. Una via percorribile attraverso l'ascesi, la rinuncia, la meditazione; una via soprattutto di conoscenza.
Il loro numero è assai alto, più di cento. Ma le più importanti (e che soprattutto hanno inciso potentemente nella riflessione filosofica indiana successiva) sono poco più di dieci. Tra le più famose: la Brhadaranyaka Upanishad, la Katha Upanishad, la Svetasvatara Upanishad, la Mandukya Upanishad.

Antologia tematica delle upanishad

 

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La Bhagavadgita

Di Admin (del 02/01/2008 @ 23:28:38, in Induismo, linkato 138 volte)

La Bhagavadgita è il testo indiano più letto e conosciuto. Fa parte di una dei due grandi poemi epici dell'India. In esso Krishna indica al guerriero Arjuna la triplice via yogica.

La Bhagavadgita è un testo relativamente corto, composto di 18 "letture" (cioè 18 capitoli tematici), che è a sua volta contenuto in un libro (il sesto) del Mahabharata, il grande poema indiano che, insieme al Ramayana, costituisce l'epica della cultura indiana antica.
Arjuna si trova in campo di battaglia, schierato tra l'esercito dei Pandava. Ma vedendo, nell'altro esercito, amici e parenti, è preso da sconforto e dal dubbio. Perchè combattere? perchè uccidere?
Il suo auriga, Krishna, che gli si rivelerà poi come in quanto epifania del Brahman divino, lo istruisce allora sulla triplice via yogica: la via della conoscenza (jnana yoga), la via dell'azione (karma yoga), la via dell'amore devoto (bakhti yoga).
Soprattutto sul karma yoga si sofferma l'attenzione della Bhagavadgita, come risposta all'inquietudine di Arjuna. In cosa consiste la giusta azione? La risposta di Krishna è: nell'agire abbandonando il frutto dell'azione stessa. Un frutto che vincola a questa vita, rinnovando il karma personale e impedendo quindi di uscire dalla catena delle esistenze.
Ma oltre a questo, la Bhagavadgita è tanto altro ancora: in essa troviamo convergere i più importanti problemi filosofici e spirituali presenti nella cultura indiana a lei coeva: il rapporto tra l'atman personale e il Brahman universale, il tema dell'abbandono al divino, la questione del distacco dalla gabbia imprigionante dei desideri, la questione del libero arbitrio, ecc. Una vera e propria piccola summa del pensiero spirituale indiano; un testo che non a caso è stato chiamato, certamente abusando un po' dei termini, "il vangelo dell'India".

Bhagavad Gita in originale e traduzioni (con ascolto audio)

Bhagavad Gita sul sito vedanta.it

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Realizzare il Sé

Di Admin (del 28/12/2007 @ 17:42:10, in Perle di Saggezza, linkato 297 volte)

Che vantaggio c'è discutere
se il mondo sia reale o irreale,
senziente o insenziente,
piacevole o spiacevole?
Estinguere l'ego, trascendere il mondo,
realizzare il Sé -
quello è lo stato caro a tutti
e libero dal senso di unità e dualità."

Ramana Maharshi

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Self-control

Di Admin (del 25/11/2007 @ 20:08:21, in Perle di Saggezza, linkato 310 volte)

Anche nel caso degli individui, non c'è possibilità di arrivare alla felicità con la rabbia. Se in una situazione difficile si è interiormente disturbati, sopraffatti dal disagio mentale, allora nessun aiuto potrà venire dalle cose esterne.
Tuttavia, se malgrado le difficoltà o i problemi esteriori si conserva interiormente un atteggiamento d'amore, di calore e di gentilezza, allora i problemi possono essere affrontati ed accettati.

Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama

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