Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

L'insicurezza in te

Di Admin (del 20/03/2008 @ 07:23:04, in Anthony De Mello, linkato 176 volte)

Commento di De Mello alla frase evangelica: "Percio' vi dico: per la vostra vita non affannatevi... Guardate gli uccelli del cielo.... osservate come crescono i gigli del campo".

Tutti provano, prima o poi, sensazioni di quella che si dice "insicurezza": ti senti insicuro della quantita' di denaro che hai in banca, o della quantita' di amore che stai ricevendo dalle tue amicizie, o del tipo di educazione che hai avuto. Oppure provi insicurezza riguardo alla tua salute o alla tua eta', o al tuo aspetto fisico.
 
Se tu domandassi a te stesso: "Cos'e' che mi rende insicuro?", quasi sicuramente ti daresti una risposta sbagliata. Potresti infatti rispondere:
" Non ricevo abbastanza amore da un amico ", oppure: " Non ho la preparazione intellettuale di cui avrei bisogno ", o qualcosa di simile.
 
In altre parole, butteresti la colpa su qualcosa di esterno a te, senza renderti conto che i nostri sensi di insicurezza non sono generati da qualcosa che sta fuori di noi, ma esclusivamente dalla nostra pianificazione emozionale, da qualcosa che noi diciamo a noi stessi dentro il nostro cervello.
 
Se tu cambiassi la tua "pianificazione mentale", la tua sensazione di insicurezza svanirebbe in un momento, anche se tutte le cose del mondo esterno restassero tali quali erano prima. Uno si sente perfettamente al sicuro, senza il becco di un quattrino in banca; un'altra persona si sente insicura anche se e' milionaria: la differenza non sta nella diversa somma di denaro, ma nella loro differente pianificazione mentale.
 
Una persona non ha nessun amico, eppure si sente perfettamente sicura, immersa nell'amore di tutta la gente; un'altra si sente insicura anche al centro di tutte le sue relazioni piu' possessive ed esclusive. La differenza, anche qui, sta nella pianificazione mentale.
 
Se vuoi dominare questi sensi di insicurezza, ci sono quattro fatti che devi studiare bene e approfondire.
 
- Primo: e' inutile voler dominare questa insicurezza cercando di cambiare le cose fuori di te. I tuoi sforzi possono avere successo, ma solo in minima parte; possono recarti qualche sollievo, ma sara' un sollievo di breve durata. Non vale la pena percio' di sprecare energie e tempo nel cercare di mettere a punto il tuo aspetto fisico, o nel guadagnare piu' denaro, o nell'assicurarti piu' amore da parte dei tuoi amici.
 
- Secondo: questo fatto ti portera' ad affrontare il problema dove esso realmente si trova, cioe' nella tua testa. Pensa a quanta gente nella tua stessa identica situazione attuale non proverebbe la minima insicurezza.
C'e' della gente cosi'. Percio', il problema non viene dalla realta' esterna a te; ma, da te stesso, dalla tua pianificazione.
 
- Terzo: devi tener presente che questi programmi sono stati inseriti dentro di te da gente insicura, la quale, quando tu eri molto piccolo e impressionabile, con il suo comportamento e con le sue reazioni paniche ti ha insegnato che ogni qual volta il mondo esterno non collima con un certo modello, si deve creare dentro di te uno scompiglio emozionale, chiamato insicurezza, e tu devi fare quanto ti e' possibile per riorganizzare in maniera diversa il mondo esterno: devi guadagnare piu' soldi, devi procurarti piu' sicurezze, devi calmare e compiacere la gente che hai offeso, ecc. ecc., perche' i tuoi sensi di insicurezza scompaiano.
 
Appena tu ti rendi conto che non ha affatto bisogno di fare tutto questo, che cio' facendo non risolveresti niente e che lo scompiglio emozionale e' causato soltanto da te e dalla tua cultura, solamente quando ti rendi conto di tutto questo, il problema si vanifica e tu provi un reale sollievo.
 
- Quarto: ogni qual volta sei insicuro su cio' che ti potrebbe accadere in futuro, ricordati di questo: negli ultimi sei mesi dell'anno appena trascorso tu ti sentivi terribilmente insicuro riguardo ad avvenimenti che quando poi si sono verificati li hai in qualche modo dominati. E, cio', grazie alle energie che quel particolare momento ha suscitato in te, non gia' grazie alle precedenti preoccupazioni, le quali ti han solo fatto soffrire inutilmente e ti hanno indebolito emozionalmente.
 
Percio' ripeti a te stesso:
" Se c'e' qualcosa che posso fare ora riguardo al mio futuro, io lo faro'. Per ora, lascio che tutto vada come va, e mi godo il momento presente, perche' l'esperienza della mia vita mi ha insegnato che io posso influire sulle cose soltanto quando queste si presentano, non prima. E ho pure imparato che il presente mi da' sempre le risorse e l'energia di cui ho bisogno per affrontarlo".
 
La scomparsa totale dei sensi di insicurezza si avra' soltanto quando avrai quella benedetta capacita' degli uccelli del cielo e dei fiori del campo di vivere pienamente, momento per momento, nel presente, per quanto insopportabile questo possa apparire.
 
Cio' che veramente e' insopportabile e' cio' che tu pensi stia per accaderti entro cinque ore, o entro cinque giorni, e quelle frasi che continui a ripeterti, frasi come queste:
 
" Questo e' terribile", " Questo e' insopportabile", " Ma quanto durera' tutto questo?". E simili.
 
Gli uccelli e i fiori son piu' fortunati degli esseri umani, perche' non hanno idea del futuro, non hanno parole nella loro testa, non hanno paura di cio' che i loro simili possono pensare di loro. Per questo sono cosi' perfette immagini del Regno.
 
Non essere percio' in ansia per il domani, perche' il domani pensera' a se stesso: ogni giorno ha abbastanza dei propri fastidi.
 
Fissa il tuo spirito sul regno di Dio prima di ogni altra cosa, e tutto il resto ti sara' dato in aggiunta.

Ancora un'ultima falsa certezza: si è felici quando tutti i desideri vengono appagati. Non è vero. In realtà, sono proprio questi desideri e legami a renderti teso, frustrato, nervoso, insicuro e pauroso. Compila una lista i tutti i tuoi legami e di tutti i tuoi desideri, e accanto a ognuno scrivi: "Dal profondo del mio essere io so che anche quando lo avessi soddisfatto non avrei raggiunto la felicità."

Rifletti sulla verità di questa frase. Il soddisfacimento di un desiderio può al massimo regalarci sprazzi di voluttà, lampi di ebbrezza, ma tu non devi confonderli con la felicità!

Che cos'è allora la felicità? Pochissimi sanno rispondere, e nessuno sa esprimerlo a parole, perché la felicità non può essere descritta. Riusciresti a descrivere la luce a gente che fosse rimasta seduta nelle tenebre per tutta la vita? Riesci a descrivere la realtà a uno che sta sognando? Riconosci la tua tenebra ed essa scomparirà: e allora saprai che cos'è la luce.

Riconosci i tuoi incubi per quello che sono e così scompariranno, e tu ti risveglierai alla realtà. Riconosci le tue false certezze ed esse svaniranno: soltanto in questo modo potrai pregustare la felicità.

Dal momento che gli uomini inseguono la felicità in maniera tanto distorta, perché non cercano di chiarire a se stessi le proprie false certezze?

Primo, perché non succede mai che essi le vedano come false; talvolta anzi non le vedono neppure come certezze, ma semplicemente come fatti e realtà esterne, tanto profondamente sono stati incapsulati nella pianificazione.

Secondo, perché sono terrorizzati all'idea di perdere l'unico mondo che essi conoscono: il mondo dei desideri, dei legami, delle paure, delle pressioni sociali, delle tensioni, delle ambizioni, delle ansie, della colpa, con quei lampi di piacere, di sollievo e di ebbrezza che queste cose riescono a trasmettere. Prova a immaginare un uomo che abbia terrore a uscire da un incubo perché, in fin dei conti, quello è l'unico mondo che egli conosce: bene, hai qui la fotografia di te stesso e della gente che ti circonda.

Se vuoi raggiungere una felicità duratura devi esser disposto a odiare padre, madre, perfino la tua stessa vita e dire addio a tutto ciò che possiedi. In che modo? Non già rinunciando a tutte queste realtà (perché continueresti sempre a restare legato alle cose cui hai rinunciato forzatamente), quanto piuttosto vedendole come incubi, quali realmente sono; se tu le consideri così, non ha più importanza che tu le lasci oppure no: esse avranno perso il loro dominio su di te, la loro capacità di ferirti, e tu sarai finalmente fuori dai tuoi sogni, fuori dalla tua tenebra, dalle tue paure, fuori dalla tua infelicità.

Spendi perciò un po' del tuo tempo a cercar di vedere nella loro realtà le cose cui cerchi di aggrapparti, questi incubi che ti procurano ebbrezza e voluttà da un lato, ma anche tribolazioni, insicurezza, tensione, trepidazione, paura, infelicità dall'altro.

Padre e madre: incubi; moglie e figli, fratelli e sorelle: incubi; tutti i tuoi averi: incubi; la tua vita così com'è oggi: un incubo; qualsiasi cosa alla quale tu ti aggrappi e che secondo te è l'unica che possa darti la felicità: un incubo.

A questo punto odierai padre e madre, moglie e figli, fratelli e sorelle e la tua stessa vita, con tutti i tuoi averi: cesserai cioè di aggrapparti a queste cose e così avrai annullato la loro capacità di ferirti. A questo punto, finalmente, potrai sperimentare quella misteriosa condizione che non può essere descritta ed espressa: il dimorare nella felicità e nella pace. E capirai quanto sia vero che chiunque cessa di aggrapparsi a fratelli o sorelle, padre, madre o figli, terra, o case..., riceve il centuplo di tutto e guadagna la vita eterna.

 
Spunti di Lettura
Anthony De Mello
 
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Il sole perfetto

Di Admin (del 17/03/2008 @ 14:44:02, in Aivanhov Omraam Mikhael , linkato 203 volte)

Quando il sole è velato dalle nuvole, non è scomparso ma continua a spandere la sua luce e il suo calore.
Se le nuvole si dissipassero o se noi potessimo elevarci abbastanza in alto nell'atmosfera, constateremmo che il sole è sempre al suo posto.
Ebbene, in noi spesso si produce un fenomeno identico.
Come il sole, Dio è sempre al suo posto, presente, immutabile e ci invia la Sua luce (la sua saggezza) e il Suo calore (il suo amore).
Se però con pensieri e desideri disarmonici, egoistici e malevoli, permetteremo che in noi si formino delle nuvole, saremo privati di quella luce e di quel calore.
Allora, invece di lamentarsi che Dio non esiste e che li ha abbandonati, gli esseri umani devono comprendere che sono gli unici responsabili di quella situazione e devono cercare di fare tutto per porvi rimedio.

 

Omraam Mikhael Aivanhov

 

 

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Il silenzio

Di Admin (del 16/03/2008 @ 14:42:02, in Aivanhov Omraam Mikhael , linkato 190 volte)

Il silenzio è l'espressione della pace, dell'armonia, della perfezione e apporta le migliori condizioni per l'attività psichica e spirituale.
Chi ama il silenzio e lo comprende, riesce a poco a poco a realizzarlo in tutto quello che fa; quando sposta gli oggetti, quando parla, quando cammina, quando lavora, invece di fare chiasso diventa più attento, più delicato, più morbido.
Tutte le sue azioni, i suoi gesti, i suoi atteggiamenti sono impregnati di qualcosa che sembra venire da un altro mondo, da un mondo che è poesia, musica, danza, ispirazione.

Omraam Mikhael Aivanhov

 

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La noia

Di Admin (del 15/03/2008 @ 12:58:34, in Perle di Saggezza, linkato 487 volte)

 

 La noia è importante nella pratica della meditazione in quanto aumenta la sottigliezza psicologica del praticante. Si comincia ad apprezzare la noia e ad elaborarla finché non si trasforma in una noia fresca, come un torrente di montagna, che fluisce e rifluisce, metodicamente e ripetitivamente, ed è molto fresco e corroborante. Le montagne non si stancano mai d'essere montagne e le cascate non si stancano mai d'essere cascate. Noi arriviamo ad apprezzarle in virtù della loro pazienza. C'è qualcosa in tutto questo... Se dobbiamo salvarci dal materialismo spirituale e dal buddhadharma senza credenziali, se dobbiamo trasformarci nel dharma senza credenziali, l'accoglienza della noia e della ripetitività è estremamente importante.

Chögyam Trungpa

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Etichette (di Anthony De Mello)

Di Admin (del 14/03/2008 @ 12:42:00, in Anthony De Mello, linkato 237 volte)

L'importante non e' sapere chi o cosa sia l'"io". Non ci riuscirete mai. Non esistono parole che possano esprimerlo.
L'importante e' dimenticare le etichette.
Come dicono i maestri giapponesi dello Zen: "Non cercate la verita'; abbandonate i vostri giudizi.
Abbandonate le vostre teorie; non cercate la verita'. La verita' non e' una cosa da cercare.
Se smetteste di essere dogmatici, ve ne accorgereste
."
Qui accade qualcosa di simile.
Se dimenticherete le vostre etichette, lo scoprirete.
Cosa intendo per etichette?
Ogni etichetta che vi venga in mente, eccetto forse quella di essere umano.
E' vero: questa definizione non dice molto. Ma quando dite: "Sono una persona di successo", e' una follia.
Il successo non e' parte dell'"io".
Il successo e' qualcosa che va e viene; oggi c'e', domani potrebbe essere finito. Non e' l'"io".
Quando si dice: "Sono uno di successo", si e' in errore: significa che si e' precipitati nelle tenebre. Ci si e' identificati col successo. E lo stesso vale per chi ha detto: "Sono un fallimento, sono un avvocato, sono un uomo d'affari".
Sapete cosa vi accadra', se vi identificherete con queste cose?
Vi abbarbicherete ad esse, avrete paura che svaniscano, ed e' da qui che deriva la vostra sofferenza.
Intendevo proprio questo, quando vi ho detto, poco fa, "Se state soffrendo, siete addormentati".
Volete un segno evidente del fatto che siete addormentati? Eccolo: state soffrendo.
La sofferenza e' il sintomo dell'allontanamento dalla realta'.
La sofferenza vi viene data perche' possiate aprire gli occhi alla realta'; perche' possiate capire che da qualche parte regna la falsita', proprio come un dolore fisico si fa sentire perche' si capisca che da qualche parte c'e' una malattia o un morbo.
La sofferenza indica che da qualche parte c'e' del falso.
La sofferenza sorge quando ci si scontra con la realta', quando la vostra falsita' si scontra con la verita': allora scatta la sofferenza. Altrimenti, non c'e' sofferenza.

OSTACOLI ALLA FELICITA'
Cio' che sto per dirvi vi sembrera' un tantino pomposo, ma e' la verita'.
Quelli che seguiranno potrebbero essere i minuti piu' importanti della vostra vita.
Se riusciste ad afferrare quel che verra' ora, potreste carpire il segreto del risveglio. Sareste felici per sempre. Non sareste mai piu' infelici. Niente avrebbe piu' il potere di farvi del male. Lo dico davvero: niente.
E' come quando si getta in aria della vernice nera: l'aria resta incontaminata.
Non e' possibile verniciare l'aria di nero.
Qualsiasi cosa accada, si rimane incontaminati, si rimane in pace.
Ci sono esseri umani che hanno raggiunto quest'obiettivo, cio' che io definisco essere umani.
Niente a che vedere con l'assurdita' di essere un pupazzo, strattonato in tutte le direzioni, che lascia che siano gli eventi, o altre persone, a dirgli cosa deve provare.
E cosi' uno prova quel che gli dicono gli altri, e lo definisce essere vulnerabili.
Ah! Io lo definisco essere un pupazzo.
Volete essere dei pupazzi?
Si preme un pulsante, e voi andate giu'; vi piace?
Ma se voi vi rifiutate di identificarvi con qualsiasi etichetta, la maggior parte delle preoccupazioni si volatilizzeranno.
Piu' avanti parleremo della paura delle malattie e della morte, ma in genere si e' preoccupati della propria carriera.
Un insignificante uomo d'affari, di cinquantacinque anni, sta sorseggiando una birra in un bar, e dice: "Guarda i miei compagni di classe: loro si' che sono arrivati!" Che idiota! Cosa intende dire con quel "sono arrivati?" Vedono il proprio nome sul giornale. E questo vi sembra che significhi che sono arrivati?
Uno e' presidente di una societa'; l'altro e' stato nominato giudice capo; qualcun altro e' diventato questo o quello.
Scimmie, scimmie tutti quanti.
Chi decide cosa significa avere successo?
Questa stupida societa'!
La principale preoccupazione della societa' e' mantenere la societa' stessa in uno stato di infermita'!
E prima lo si capisce, meglio e'.
Malati, tutti quanti. Sono lunatici, pazzi. Uno diventa presidente del ricovero dei pazzi e ne e' orgoglioso, anche se non significa niente.
Essere presidente di una societa' non ha niente a che vedere con l'avere successo nella vita.
Si ha successo nella vita quando ci si sveglia! Allora non devi chiedere scusa a nessuno, non devi spiegare nulla a nessuno, non te ne frega un bel niente di cosa pensi o dica la gente di te. Non hai preoccupazioni: sei felice.
Ecco cos'e'per me, avere successo.
Avere un bel lavoro, o essere famoso, o avere una splendida reputazione non ha assolutamente nulla a che fare con la felicita', i successo. Nulla! E' totalmente irrilevante. Quell'uomo di successo ha in realta' come unica preoccupazione cosa pensano di lui i suoi figli, cosa pensano di lui i suoi vicini, cosa pensa di lui sua moglie. Avrebbe dovuto diventare famoso.
La nostra societa' e la nostra cultura ce lo trapanano in testa, giorno e notte. Persone arrivate! Arrivate dove? Arrivate a rendersi ridicole. Perche' hanno impiegato tutte le loro energie per ottenere qualcosa che non ha alcun valore. Sono spaventate e confuse, sono pupazzi come tutti gli altri. Guardateli, mentre passeggiano sul palcoscenico. Guardate come si turbano nel notare una macchiolina sulla camicia. E questo lo chiamate successo? Sono controllati, manipolati.
Sono persone infelici, miserabili. Non si godono la vita. Sono costantemente tesi e ansiosi. E lo chiamate umano? Sapete perche' accade tutto questo? Per un'unica ragione: si sono identificati con un'etichetta. Hanno identificato l'"io" con il denaro, il lavoro, la professione. E' stato questo il loro errore. Avete mai sentito parlare di quell'avvocato che aveva ricevuto la fattura dell'idraulico? L'avvocato disse all'idraulico: "Ehi, ma tu mi costi duecento dollari all'ora. Non li prendo nemmeno io che sono avvocato!". E l'idraulico: "Nemmeno io li prendevo, quando facevo l'avvocato!". Potreste fare l'idraulico, l'avvocato, l'uomo d'affari o il prete, ma questo non tocca l'"io" essenziale, non tocca voi.
Se domani cambio professione, e' come se cambiassi abito.
Rimango intatto.
Voi (siete) i vostri abiti? (Siete) il vostro nome? (Siete) la vostra professione? Smettetela di identificarvi con queste cose, che vanno e vengono.
Quando lo capirete davvero, nessuna critica vi potra' toccare, e nemmeno la lode o l'adulazione.
Quando qualcuno dice: "Sei un tipo in gamba". di cosa sta parlando?
Sta parlando di "me", non dell'"io".
L'"io" non e', ne' forte, ne' debole; non e', ne' di successo, ne' fallito. Non e' nessuna di queste etichette. Queste sono cose che vanno e vengono, e dipendono dai criteri stabiliti dalla societa', dal condizionamento a cui si e' stati sottoposti.
Queste cose dipendono dall'umore della persona che vi parla in quel dato momento. Non hanno niente a che vedere con l'"io".
L'"io" non e' alcuna di queste etichette.
Il "me" e', in genere, egoista, sciocco, infantile - un vero asino. E cosi', quando dite: "Sei un asino", lo sapete da anni! Il se' e' condizionato - cosa vi aspettavate? Io lo so da anni. E perche' vi identificate con il se'? Stupidi! Non si tratta dell'"io": quello e' il "me". Volete essere felici? La felicita' ininterrotta non ha cause. La vera felicita' non ha cause. " Voi non potete rendermi felice, non siete la mia felicita'.
Se chiedete alla persona che si e' svegliata: "Perché sei felice?¯, lei risponde: "Perché no?".
La felicita' e' la nostra condizione naturale.
La felicita' e' la condizione naturale dei bambini piccoli, a cui il regno appartiene, finche' non vengono inquinati e contaminati dalla stupidita' della societa' e della cultura.
Per acquisire la felicita' non bisogna fare nulla, perche' la felicita' non puo' essere acquisita.
Qualcuno sa perche'?
Perche' l'abbiamo gia'.
Come si fa ad acquisire qualcosa che gia' si possiede? E allora, perche' non la provate?
Perche' dovete abbandonare qualcosa.
Dovete abbandonare le illusioni. Non dovete aggiungere niente, per poter essere felici: dovete invece abbandonare qualcosa.
La vita e' facile, e' meravigliosa.
E' dura solo con le vostre illusioni, le vostre ambizioni, la vostra avidita', le vostre richieste.
Sapete da dove arrivano queste cose?
Dall'essersi identificati con tutti i tipi di etichette!

Brani da "Scopri te stesso e riprenditi la vita"
Anthony De Mello

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La sete di sensazioni

Di Admin (del 10/03/2008 @ 12:54:01, in Perle di Saggezza, linkato 400 volte)

Come un albero che, sebbene abbattuto, seguita a produrre polloni dal ceppo finché la radice non vien divelta, così pure la latente sete di sensazioni, finché non è del tutto sradicata, seguita a rigenerare il dolore.

Dhammapada, 338 

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