Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

CAMMINARE TRA I MONDI

Di Admin (del 21/04/2008 @ 11:30:09, in Gregg Braden, linkato 128 volte)

di Nicoletta Cherubini

Nel suo video, Camminare tra i mondi, Gregg Braden illustra le basi della "tecnologia interiore delle emozioni".
Un originale approccio evolutivo, fusione di antiche e nuove conoscenze, utile per conoscere e superare gli ostacoli che ognuno trova sul sentiero della crescita interiore. Indicazioni provenienti da tradi-zioni diverse, come la profezia degli Hopi del New Messico, il calendario Maya, i Manoscritti del Mar Morto, sembrano arrivare tutti ad un’identica conclusione: il primo decennio del nuovo millennio sarà un tempo cruciale per la storia dell’umanità. D’altra parte è innegabile, a confermarlo sono rilevamenti scientifici ufficiali, che proprio in questi ultimi decenni alcuni dei più importanti parametri geofisici, come il valore del magnetismo terrestre e la frequenza, hanno fatto registrare inaspettati mutamenti. Insomma ce n'è abbastanza per catturare le menti dei più scettici e il cuore dei ricercatori più motivati.
Ed è questo il caso di Gregg Braden, geologo americano ed esperto di sviluppo del potenziale umano. Nel suo ultimo libro Walking Between the Worlds (Camminare tra i mondi), da cui è stato tratto il video omonimo, ora disponibile anche in italiano, l’autore fornisce un elegante quadro di questa interessante convergenza tra antiche tradizioni e osservazioni scientifiche.
Un cambiamento epocale
Che cos’è questo cambiamento epocale di cui tanto si parla? Qualcuno l'ha chiamato l’alba di una Nuova Era, gli Hopi lo definirono l’Inizio del Sesto Mondo, alcuni ricercatori l’hanno battezzato mutamento dimensionale o inversione magnetica.
Con molta probabilità, si tratta semplicemente di un periodo particolarmente fecondo e ricco di cambiamenti, durante il quale, forse più che in altri periodi sarà possibile guardarsi dentro e migliorare la nostra vita."Siamo stati inondati per secoli da profezie catastrofiche sull’attuale periodo storico - afferma Braden - ma ora è giunto il momento di comprendere che il tanto atteso cambiamento non è un ipotetico evento futuro appartenente alla sfera mistica o esoterica, un qualcosa di esterno a noi, da subire passivamente.
Si tratta invece di una sequenza di processi ed eventi conoscibili e misurabili che stanno già accadendo e che ciascuno può interiormente comprendere verificando il loro impatto nella propria vita quotidiana".Il primo di questi mutamenti su cui si sofferma Gregg Braden è il vistoso cambiamento di due parametri geofisici fondamentali: il magnetismo terrestre (in costante riduzione) e le frequenze del pianeta (in aumento). Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.
Magnetismo terrestre
Le cause del magnetismo terrestre non hanno ancora trovato una risposta scientifica soddisfacente, ma una semplice dimostrazione sarà sufficiente a darci una conoscenza concettuale dei campi magnetici della terra: se prendiamo una barra di ferro ed avvolgiamo intorno ad essa un comune cavo elettrico, dove scorre dell’elettricità, la barra si magnetizza, sviluppando un campo magnetico polarizzato fra nord e sud.
Se ora invertiamo il flusso della carica elettrica nel cavo, il primo campo magnetico scompare ed al suo posto se ne genera un secondo con i poli invertiti.
Il fenomeno può essere così definito: quando degli elettroni si spostano con movimento circolare intorno ad un corpo ferroso relativamente fisso si genera un campo magnetico. L’analogia con il globo terrestre è stringente, poiché la terra, proprio come la barra di ferro in questione, è composta da un nucleo interno ferroso ed ha un campo magnetico dominante di tipo semplice, formato da due poli di segno opposto.
Secondo le leggi della fisica, è la rotazione composita della terra intorno al suo nucleo profondo di ferro e nichel, a generare intorno ad essa i campi magnetici. Questo implica che l’intensità dei campi è in funzione della velocità di rotazione. Più rapida è la rotazione, più alta è l’intensità, o densità, del campo magnetico intorno al nucleo ferroso. Più lenta è la rotazione, meno denso è il campo magnetico.
I rilievi geologici dicono che attualmente siamo al punto più basso di magnetismo terrestre registrato negli ultimi duemila anni.
La Geomonitor, un ente scientifico statunitense del nord-ovest del Pacifico, ha recentemente reso pubblici i dati relativi alla progressiva riduzione del magnetismo terrestre, suscitando molto scalpore tra gli addetti ai lavori. Sembra proprio che l’intensità del campo magnetico terrestre stia scendendo rapidamente al ritmo del 5% ogni cento anni. Su una scala da 1:10, in cui 10 è il valore più elevato registrato dal magnetismo terrestre negli ultimi 2000 anni, i valori attuali sono attestati tra 1 e 1,5, con una riduzione del 38% rispetto a quelli di duemila anni fa. In realtà, come dimostrano i rilievi geologici, il fenomeno di cui siamo oggi responsabili, è già accaduto molte altre volte nella storia del nostro pianeta. I campi magnetici sono cambiati almeno quattordici volte negli ultimi 4,5 milioni di anni.
Secondo altri studiosi la riduzione del magnetismo terrestre, non è un fenomeno che rimane confinato all’ambito dei fenomeni geofisici, ma svolge un’influeza diretta sulla vita di tutti gli organismi viventi e soprattutto sulla fisiologia e la psiche umana, ma di questo parleremo più avanti.
Il secondo parametro geofisico che prende in considerazione Gregg Braden è la frequenza della Terra, pari a circa 7.8 cicli o 7.8 hertz al secondo, un valore misurato per la prima volta nel 1898 a Colorado Springs. Fino ad oggi si pensava che questa pulsazione fosse un valore costante, essendo rimasto invariato fino a metà degli anni Ottanta. Invece negli ultimi decenni è stato registrato da più parti il suo progressivo incremento.
Emozioni e magnetismo terrestre
Perché il cambiamento dei valori della frequenza e del magnetismo terrestre dovrebbero riguardarci da vicino? "Le nostre emozioni - spiega Gregg Braden - sono intimamente legate al magnetismo della terra, tanto che qualcuno lo ha paragonato ad una sorta di colla.
Duemila anni fa, sul pianeta c’era una grande quantità di questo collante in grado di tenere insieme modelli di credenze, pensieri, sentimenti ed emozioni; ma con il decrescere del magnetismo questo collante è diminuito notevolmente e così oggi è diventato più facile accedere alle nostre emozioni e modificare il significato che esse hanno per noi". In altre parole, più facilmente che in passato oggi diventa possibile ridefinire il significato della nostra esistenza, stabilire nuovi modelli di comportamento, riscrivere la nostra vita. Per fare questo è necessario prestare attenzione alle emozioni e alle relazioni interpersonali nel processo di crescita individuale, ed in realtà è proprio questo il tema centrale del seminario oggetto del video Camminare tra i due mondi. Se si è in contatto con le nostre emozioni, se lavoriamo sul significato delle relazioni che noi costruiamo, si può ritrovare la propria essenza, riscoprire chi siamo.
Emozioni e rapporti interpersonali
Una delle emozioni che più di tutte ostacola l’evoluzione personale è, secondo Braden, la paura. Un sentimento che nella nostra cultura veste maschere assai diverse: paura dei rapporti amorosi, paura di non valere, paura di non riuscire a soddisfare impegni e responsabilità. "Quando giudichiamo qualcuno - afferma Gregg Braden - cos’è che in realtà esprimiamo, se non paura? Paura che quella persona possa dimostrarsi migliore di noi. Potrebbe aver ragione. In qualche modo, noi ci paragoniamo ad un punto di riferimento esterno, ad un altro individuo, e la nostra paura è che potremmo non essere all’altezza. Quando notiamo che la rigidità è dominate in un rapporto, qual è il suo modello implicito? E’ di nuovo la paura, la paura di cambiare.
Quando un genitore sceglie di essere "non coinvolto" con un figlio... cos’è che agisce dietro quella mancanza di coinvolgimento? Le ragioni possono essere numerose, ma spesso c’è qualcos’al-tro di più sottile dietro questo atteggiamento di apparente mancanza di interesse: è nuovamente la paura".La paura, continua Gregg, riveste tantissime forme nella nostra vita, ma per quanto siano diverse, nella maggior parte dei casi possono essere ridotte ad una o più combinazioni di tre paure universali: la paura di essere abbandonati (o della separazione), la paura di non essere all’altezza della situazione (o di non valere), la paura di arrendersi (o di avere fiducia).
La novità introdotta dallo studioso americano è che queste paure, da noi custodite, portano con loro una carica emotiva che ci farà attrarre nella nostra vita proprio le cose che più temiamo. "Quanti rapporti di lavoro - si chiede Gregg - abbiamo stabilito con persone che ci controllano o sono rigide? Quante storie d’amore abbiamo costruito con le stesse caratteristiche?"Se facciamo un'attenta analisi della nostra vita non è facile scoprire come spesso nelle nostre amicizie da adulti, nelle nostre storie d’amore, nella vita professionale non facciamo altro che rivivere proprio quei modelli che ci piacciono di meno. Secondo Gregg, questo accade perché abbiamo con il tempo sviluppato una carica emotiva nei confronti di determinate paure o modelli comportamentali che poi fungono da potente magnete per attirare verso di noi proprio quelle persone e quegli eventi che più detestiamo. Il motivo? E’ molto semplice: solo così potremo confrontarci con esse e guarire. Si tratta di un meccanismo oramai riconosciuto da numerose scuole psicologiche e psicanalitiche, ma che era stato ben individuato già 2500 anni fa dagli Esseni.
I sette specchi Esseni dei rapporti umani
"Gli Esseni - spiega Gregg Braden - identificarono forse meglio di chiunque altro il ruolo dei rapporti umani, riuscendo a categorizzarli ed a distinguere fra sette misteri, corrispondenti ad altrettante tipologie di relazioni interpersonali che ciascun essere umano sperimenterebbe nel corso della sua vita di relazione.
Gli Esseni li hanno definiti ‘specchi’, in grado di farci ricordare che in ogni momento della vita la nostra realtà interiore ci viene rispecchiata dalle azioni, dalle scelte e dal linguaggio di coloro che ci circondano".I sette specchi esseni ci rimandano fedelmente al momento presente, mostrandoci che tipo di energia emaniamo oppure se e come giudichiamo il prossimo. Tendono a illuminare il ruolo che riveste nella nostra vita relazionale ciò che abbiamo perduto, ceduto, o ci è stato portato via.
Chiariscono perché ci innamoriamo, o perché abbiamo un dato tipo di rapporto con i genitori. Infine, ci guidano nella percezione del sé svelando il modello ideale di perfezione che ci costringe entro schemi predeterminati.
Nella prospettiva degli specchi esseni, i rapporti umani acquistano un forte interesse evolutivo poiché - puntualizza Braden - noi stabiliamo rapporti con gli altri proprio per creare pensieri, sentimenti ed emozioni che ci permettano di conoscere noi stessi e i rapporti con gli altri. E quando riusciamo a sanare questi rapporti noi ne incarniamo il beneficio, irradiando una frequenza benefica nel sogno ad occhi aperti che è la vita.
Compassione
La principale difficoltà lungo questo cammino di risanamento è quella di sfuggire alla logica della polarità e della separazione. A questo, riguardo Gregg Braden racconta un episodio molto emblematico: qualche tempo fa, la televisione diede notizia dell’eccidio di diecimila civili ruandesi per mano di loro connazionali. Quella sera, Braden era in compagnia di tre amici, ognuno dei quali reagì in maniera diversa alla tragica notizia. La prima ad esprimersi fu una donna che si infuriò, gridando: "E’ ridicolo! Quando manderemo i Marines ad uccidere i soldati che hanno massacrato i civili? Perché non li fermiamo?".L’altro amico, un uomo che si era avvicinato da poco alla filosofia new age invece reagì, dicendo: "Come? I Ruandesi? A qualche livello, quando sono nati, loro sapevano che sarebbero morti in quel modo, era il loro karma... Sentite, è quasi ora di cena, mangiamo qualcosa?"La terza persona era una donna, che in disparte, con le lacrime agli occhi si espresse così: "Non riesco a dare un significato alle immagini che abbiamo appena visto. Ma non voglio che muoiano altri soldati. Non credo neanche che dovremmo mandarvi i Marines, perché non voglio che ci siano altre vittime. Anche se non ho mai conosciuto quella gente, provo un senso di vuoto per la loro scomparsa. Il fatto stesso che loro non siano più qui mi fa sentire diversa."La prima donna era polarizzata sulla rabbia, che rappresentava proprio il modo di pensare che aveva causato la morte dei civili; l’uomo era evidentemente ancora immerso nel diniego, in quanto era stato ferito così profondamente da ciò che aveva udito, che si era impedito di sentire; infine la seconda donna, si era permessa di provare il sentimento della perdita di vite umane in prima persona, e di aprirsi ad emozioni che però non teneva collegate ad una carica di rabbia. Ecco, solo lei aveva mostrato concretamente cosa vuol dire provare un senso di compassione nella accezione degli antichi Esseni, un sentimemto molto simile a quello della tradizione buddhista.
Se, quando siamo testimoni di una grave offesa o di una tragedia, non proviamo nessuna sensazione, è probabile che ne siamo rimasti feriti a tal punto da chiuderci all’evento.
Se invece proviamo sentimenti tali da voler cercare una compensazione del tipo: "Qualcuno deve pagare", vuol dire che siamo nella polarità. In entrambi i casi stiamo agendo ancora alla vecchia maniera: facciamo finta di non sentire o cerchiamo subito i colpevoli. In questo modo non cambierà mai niente, né dentro né fuori di noi. Quando, al contrario ci permettiamo di sentire, come la seconda donna del racconto di Gregg Braden, allora sappiamo che stiamo lavorando per ancorare in noi stessi e nel pianeta una vibrazione guaritrice, quello che Braden chiama: compassione, intesa come armonizzazione di emozione, pensiero e sentimento. Più precisamente: Pensiero senza attaccamento al risultato; Sentimento senza distorsione; Emozione senza carica.
La compassione, in questa prospettiva, trascende la scienza, la religione e l’antico misticismo. Diventa una sorta di nuova saggezza che non ha ancora un nome.
Il dono della benedizione
Perché possa essere realizzata in pieno, la compassione deve essere affiancata da un altro potente strumento: il dono della benedizione, intesa in senso molto laico, slegato da qualsiasi religione o scuola esoterica. Attraverso il dono della benedizione ci viene chiesto di ammettere la possibilità che ogni evento della nostra vita, sia esso gioioso o doloroso, abbia origine da una fonte unica. Nel momento in cui benediciamo un evento che ci ha feriti o una persona che ha causato dolore o sofferenza , affermiamo la natura divina o sacra (o se volete universale) di ciò che è accaduto.
Si tratta di guardare in faccia le persone o gli eventi che hanno causato sofferenza nella nostra vita e di dire: "Io benedico questa persona o questa cosa". Quando riusciamo a fare questo veramente, con tutto il cuore - assicura Gregg Braden - proviamo poi un profondo senso di liberazione e una grande serenità. In questo modo, anche gli accadimenti più dolorosi, acquistano improvvisamente un’altra luce. Come raggiungere l’obiettivo così impegnativo dell’accettazione? Cosa bisogna fare, per essere sicuri di riuscirci? Non è più il tempo del fare - spiega, lo studioso americano - è tempo di diventare, di cominciare a trasformare positivamente la nostra vita. Solo in questo modo potremmo riappropriarci del potere personale e condurre un’esistenza soddisfacente e creativa, non più come vittime di qualche oscuro meccanismo diabolico, ma come cocreatori della nostra stessa esistenza.

Nicoletta Cherubini è bilingue e biculturale in italiano ed americano. Insegna Italiano per stranieri all’Università di Firenze ed è esperta di educazione globale e di intercultura. Da molti anni è attivamente coinvolta nella ricerca sul potenziale umano.
 
Per saperne di più
Il video Camminare tra i mondi di Gregg Braden da cui è tratto l’articolo è ora disponibile anche in italiano (traduzione dall’americano di Nicoletta Cherubini)
è può essere richiesto al numero . Allo stesso numero ci si può rivolgere per qualsiasi informazione sul video e il lavoro di Gregg Braden. Il libro Walking Between the Worlds (The Science of Compassion, Washington, Radio Bookstore Press, 1997) è invece disponibile solo in lingua originale.
Per eventuali richieste rivolgersi alle librerie specializzate. Sempre di Gregg Braden segnaliamo anche il video Incontrarsi al punto zero, anch’esso disponibile in italiano al numero di telefono già indicato.

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L’ARMONIA DEL DNA

Di Admin (del 20/04/2008 @ 13:00:15, in DNA, linkato 188 volte)

di Giuseppe Sermonti

Alcuni recercatori isolano la musica del DNA, come da info ufficializzata del 19 dicembre. L'autore sembra conoscere da sempre la decifrazione musicale del DNA. "In natura - egli dice - il “messaggio genetico” genera attraverso catene di aminoacidi un codice che somiglia all’ I ching. Lo stesso messaggio processato con un codice musicale, genera catene di note che si sistemano nel pentagramma a produrre suoni. Ma che genere di suoni? Che tipo di musica?"

La natura vivente –  ed in specie quella vegetale – offre ai nostri sensi forme armoniose, suoni melodici, profumi delicati. Per oltre un secolo, oppressi dall’idea dell’utilitarismo biologico, siamo stati incapaci di apprezzare queste naturali armonie e bellezze, quasi considerandole pletoriche e ingannevoli. Tutto si doveva misurare in termini funzionali, ed era quasi  nata una preferenza per la bruttezza, che stava a dimostrare la sbrigativa praticità della natura e il suo disinteresse per inutili estetismi. La paura del bello e delle sue implicazioni filosofiche e morali ha concorso alla fuga della ricerca biologica verso l’invisibile, verso le strutture submicroscopiche e la chimica cellulare. Come è stato detto, questa tendenza  ha segnato la “scomparsa dell’organismo”. Il segreto della vita era nella sua chimica, nelle sue reazioni molecolari, nelle sue strutture intime: che importanza avevano forme, suoni e profumi se non come il futile belletto della vita? Nell’ultimo secolo c’è stato un progressivo rimpicciolimento degli oggetti prediletti dai biologi. Abbandonati gli animali e le piante, su cui si era lavorato nel XIX secolo, le ricerche di biologia generale si sono rivolte ai moscerini, poi alle muffe, poi ai batteri e infine al virus. “quando si è compreso il virus – si soleva dire – si è compresa la vita”. “ La vita è tutta nei geni – dicevano altri - ; l’organismo è un prodotto secondario che ha solo la funzione di far riprodurre i geni”. “ Il gene – scrisse Dawkins – è un egoista: si costruisce l’organismo che più gli fa comodo”.
La ricerca del submicroscopio ha rivelato un mondo insospettabile. Nelle profondità invisibili delle cellule viventi non risiede una gelatina, un brodino, una poltiglia tutta impegnata al funzionamento della vita elementare. Esistono invece figure meravigliose, eleganti cristalli, perfette spirali, mirabili geometrie. Il materiale ereditario, il famoso DNA (Acido DesossiriboNucleico) è un nastro avvolto in una regolare e lunghissima elica di misure costanti e perfette. Le officine della sintesi proteica, i ribosomi, formano ordinati cristalli che si aggregano in tetrameri. I virus sono dei meravigliosi poliedri fedeli alle regole dei solidi platonici. L’armonia della natura inizia dalle sue più segrete e minute strutture, inizia nell’invisibile e si rivela nell’eleganza  en nella grazia delle forme visibili. La più straordinaria escursione nella inosservabile armonia della natura e’ stata compiuta anni fa da un ricercatore giapponese operante in California: Susumu Ohno, del Beckman Research Institute of the City of Hope, Duarte. Ohno è riuscito a produrre melodie musicali dalla struttura del DNA (1). Il principio da cui Ohno parte è che la vita è caratterizzata da una moltitudine di ricorrenze,  da ripetizioni di moduli. Nel bruco segmentato, nel fiore contornato di petali, nelle vertebre di un animale superiore, nelle fibre muscolari, nelle palizzate dei tessuti vegetali, tutto è ripetitivo. Il principio della Ricorrenza Ripetitiva governa tutto: “Ieri è un altro oggi, e l’anno prossimo sarà molto simile a quest’anno”.
Anche nella cultura umana la ripetizione, cioè il plagio, fonda la bellezza.
Parafrasando Vladimir Nabokov, Ohno dichiara “ Mentre gli ordinari mortali si contentano di imitare gli altri, i geni creativi sono condannati a plagiare se stessi”. Essi inventano raramente più di un modus operandi nella loro vita, e persino la civiltà si è in gran parte fondata sul plagio di un piccolo numero di creazioni.
 
«La grande quantità di chiese gotiche può essere vista come un plagio paneuropeo della abbazia di St. Denis o della cattedrale di Sens" (2). Anche la vita si è formata attraverso la ricorrenza di pochi moduli originari.  Questa è un'idea che Ohno sostiene dal 1970, quando pubblicò Evolution by Gene Duplication (Evoluzione per duplicazione di geni).
Persino i geni si sarebbero formati attraverso la ripetizione di piccolissimi moduli originari sub-genici. poiché la decifrazione musicale del DNA si riferisce al nastro di alcuni geni, basterà fornire un'idea del tipo di scrittura chimica ricavabile dall'analisi di un gene. Si tratta di un messaggio lineare, costituito da quattro soli tipi di “lettere" (i nucleotidi), disposte consecutivamente e senza interruzioni, per qualche centinaia di battute. Le lettere sono simbolizzate con le cifre A, G, T, C. Un particolare gene del topolino (per una immunoglobulina) comincia, per esempio, così:
CACTCCCAGG TCCAACTGCAG ... 
e prosegue per centinaia di lettere.
La dotazione di ogni cellula animale è di 3,6 miliardi di nucleotidi, in rigoroso allineamento, ma Ohno ha rilevato la sonorità di qualcosa di molto più ridotto, di milionesimi di questa sequenza, corrispondenti, per l'appunto, ai geni.
Attraverso quale codice i geni siano «tradotti" nella cellula è un problema affascinante, che ha occupato i biologi per una decina d'anni dopo il 1960, e che accenneremo soltanto, poiché poco importante per la impresa musicale di Ohno. La «traduzione" di un gene consiste nella generazione, dalla sequenza di nucleotidi, di una sequenza di amminoacidi (ce ne sono venti tipi), che si allineano a formare una catena proteica. Ogni tre nucleotidi adiacenti prescrivono il luogo di un amminoacido nella sequenza nascente. Quattro nucleotidi (A, G, T, C) forma no 64 possibili combinazioni tre a tre. Sono i famosi 64 codoni, di cui è stata trovata perfetta corrispondenza nei 64 segni dell' I‘ ching. Il codice genetico è un cerchio cosmico perfetto, un magnifico mandala (3). In natura il messaggio genetico genera dunque catene di amminoacidi (proteine) attraverso un codice che somiglia all'I 'ching. Lo stesso messaggio, processato con un codice musicale, genera catene di note che si sistemano nel pentagramma a produrre suoni. Che genere di suoni? Che sorta di musica? Susumu Ohno, con la collaborazione di Marty Jabara, musicista a Los Angeles, o della moglie Midori, ha preparato varie partiture, alcune pubblicate, alcune da dividere con gli amici. Ho avuto modo di ascoltarne alcune. Una era tratta da un gene dell'immunoglobulina del topolino, una da quello della fosforo- glicerochinasi dell'uomo, una da quello di un istone della trota. Il nome dei geni non faccia impressione. Per il traduttore musicale sono solo lunghe processioni di lettere cui insegnare a cantare.
E’ una musica tonale, garbata, caratterizzata dalla ricorrenza di un tema musicale dominante e dalle sue variazioni. Qui ricorda Bach, là è limpidamente chopiniana. Il ritorno del motivo esprime quella ricorrenza Ripetitiva che il DNA dei geni serba nel suo messaggio. La chiave musicale consente di rendere la ripetizione di un modulo chimico un  motivo musicale ritornante, in un ritornello. L'operazione di Ohno e del suo amico musicista è stata piuttosto semplice. Egli ha convertito ognuno dei quattro nucleotidi (A, G, T, C) in due possibili note in chiave di violino: A in do-re, G in mi-fa, T in sol-la, C in si-do concedendosi l'arbitrio di scegliere tra le due per esigenze musicali. L 'accompagnamento, in chiave di basso, è anche affidato al gusto musicale; e così il tempo. Tuttavia il vincolo imposto dal codice genetico rimane forte, e regola la struttura fondamentale del brano. Questo vincolo si gode, ascoltando la Musica del DNA come un segno d’ordine, una disposizione armonica che il DNA serba e la musica trasmette. Tutta la vita è simmetrica, armoniosa, modulata, ma si rimane incantati ad ascoltare la melodia espressa da una struttura chimica sottilissima e invisibile, racchiusa nel cuore più segreto della cellula. Il codice musicale adottato da Ohno è semi-vincolante, poiché i nucleotidi sono meno delle note (4 contro 7). Tuttavia da un a partitura musicale si ritorna ad una ed una sola sequenza nucleotidica. Data la chiave di trasformazione e una serie di note, la sequenza nuclotidica del DNA è generata univocamente. Allora ci si può chiedere: esistono dei geni corrispondenti a sequenze generabili da musica già composta? Da sonate, valzer, mazurche? Ohno ha iniziato la ricerca partendo dal Notturno op. 55 n°1 di Chopin. Per alcune sue caratteristiche strutturali esso si prestava bene. La perlustrazione tra i geni conosciuti è stata lunga, e infine Ohno si è imbattuto, quasi incredulo, in una sequenza genica che rassomigliava straordinariamente alla versione chimica del Notturno. Era un frammento del gene per la Polimerasi II (una proteina) del topolino. Nel Notturno op. 55 n°. 1 di Chopin si incontra un soggetto ricorrente di nove note: 
do-fa-mi-re- do-si-do-re-do
che si presenta invariato o con varianti.
Il nonamero si traduce nella seguente sequenza di nucleotidi:
CAACCTCCC
Questo è un modulo ricorrente nel DNA del gene in esame. Si presenta ripetutamente  nella versione esatta o in leggere modificazioni. Se il gene è trasformato in sequenza musicale, il Notturno di Chopin è continuamente rievocato. Nell’ascoltarlo, al piano, si prova un’intensa commozione, come se la natura rivelasse una melodia chopiniana che da milioni e milioni di anni teneva serbata nel suo cifrario chimico; come se quella melodia, discesa dal mondo degli archetipi, avesse ispirato il moto delle dita del grande polacco su una tastiera incantata, in una notte del secolo scorso.
Come spiegare questa periodicità del DNA?
DNA? Ecco ricomparire l'Ohno genetista con la sua idea dell'Evoluzione per Duplicazione del DNA. Le prime catene di DNA, in un ipotetico "brodo primordiale" pre-biotico, sarebbero state piccole sequenze di 7-10 basi. Queste si sarebbero poi allineate, ripetendosi in serie, in modo da formare strutture modulari. Le susseguenti vicende dell'evoluzione chimica avrebbero poi introdotto variazioni in queste catene monotone, senza tuttavia abolire la fondamentale ripetitività del modulo iniziale. Se la natura ha costruito il suo messaggio genetico (il DNA), mettendo in fila tante frasette eguali e poi lasciandole variare, essa ha prodotto composizioni chimiche del tipo della sonata. Miliardi e miliardi d'anni dopo, un genetista giapponese ha disposto queste notazioni sul pentagramma e ha rivelato musicalmente le armonie primordiali della vita. Il cifrario genetico del DNA attrae l'uomo moderno per la possibilità di intervenire sui geni alterati, di migliorare le razze animali o vegetali, di costruire il ciclopico catasto della nostra eredità. lo Denso che sia sommamente importante l'aver avvertito, in alcune striscioline della magica molecola, interne armonie, decorsi melodici, strutture ricorrenti. Se il cieco accidente avesse costruito le strutture viventi, senza una logica generativa e senza misura, l'esperimento di Ohno non sarebbe riuscito a nessuno; ascoltando dalla strada un pianoforte suonare, avrebbe detto: “È Chopin!”, mentre un pianista stava modulando sulla tastiera la partitura del DNA.

Note:
(1) Susumu Ohno & Marty Jabara. Repeats of Base Oligomers (N=3n ± 1 or 2) as Immortal Coding Sequences of the Primeval World: Construction of Coding Sequences is based upon the principle of Musical Composition. In Chemica Scripta 1986 26B; 43\49
(2) Susumu Ohno e Midori Ohno. The All pervasive Principle of Repetitions Recurrence governs Not only Coding Sequence Construction but also Human Endeavor in musical composition. “Immuno-Genetics” 1986, 24: 71-78
(3) Poiché le triplette sono 64 e gli aminoacidi 20, il codice si dice “degenerato”: lo stesso aminoacido corrisponde di regola ora a quattro ora a due triplette simili.
Giuseppe Sermonti - scrittore, saggista, già docente di Genetica all'Università di PerugiaUna melodia dal mondo degli archetipi

Fonte: http://www.airesis.net

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L'Evoluzione - Sri Aurobindo

Di Admin (del 20/04/2008 @ 04:21:10, in Evoluzione Conscia, linkato 149 volte)

Che cos’è nel suo principio e nel suo fine la forza di evoluzione e come opera nel mondo?

La teoria dell’evoluzione è stata la nota dominante del pensiero del diciannovesimo secolo. Essa ha influenzato non solo la scienza e l’attitudine del pensiero, ma ha influenzato potentemente il suo temperamento morale, la sua politica e la sua società. Senza di essa non si sarebbe potuta verificare la completa vittoria della concezione materialistica della vita e dell’universo, che è stata la caratteristica principale dell’età che ora sta tramontando – una vittoria che per un certo tempo si considerava definitiva – né gli importanti effetti collaterali del grande cambiamento rappresentato dal fallimento dello spirito religioso e dal venir meno delle credenze religiose. Nella società e nella politica la teoria evoluzionistica ha sostituito l’idea morale del progresso e la conseguente materializzazione delle idee e del progresso sociali, la vittoria dell’uomo economico nei confronti dell’idealista. Il dogma scientifico dell’ereditarietà, la teoria della recente emersione dell’animale umano pensante, la nozione popolare dell’onnipervadente battaglia per la vita e lo stimolo che è stato dato ad un esagerato sviluppo dell’istinto competitivo, l’idea dell’organismo sociale e lo stimolo che è stato dato allo sviluppo contrastante del socialismo economico, la crescente vittoria dello Stato organizzato o della collettività al di sopra dell’individuo libero – tutte queste tendenze scaturiscono dalla stessa sorgente.

La visione materialistica del mondo sta rapidamente collassando e con essa la concezione materialistica della teoria evoluzionistica deve sparire. Il pensiero moderno Europeo progredisce con una rapidità vertiginosa. Se esso è Teutonico nella sua fedeltà all’osservazione e nella sua tendenza alla sistematizzazione laboriosa, possiede anche un altro aspetto, Celtico–Ellenico, un aspetto di plasticità, di mobilità, di disponibilità al cambiamento rapido, di insaziabile curiosità. Questo aspetto non permette allo stesso pensiero, allo stesso sistema di esercitare a lungo un'egemonia incontrastata; ha fretta di rimetterlo in discussione, di sfidarlo, rigettarlo, rimodellarlo, scoprire nuove ed opposte verità, avventurarsi in altri esperimenti. Al presente lo spirito del rimettere in discussione non ha attaccato la teoria dell’evoluzione nel suo centro, ma si prepara con molta evidenza a dare ad essa un’altra forma e un altro significato.

L’idea generale dell’evoluzione è la filiazione di ogni forma o stato successivo delle cose da quello che li precede, il suo apparire mediante un processo di auto–svelamento o dispiegamento di qualche possibilità preparata ed anche determinata da stati e tendenze precedenti. Non soltanto una forma contiene il seme della forma che la riproduce, ma anche il seme della possibile nuova forma che modifica la precedente. Con una progressione successiva un sistema–mondo si evolve da una nebulosa, un pianeta abitabile sorge da un sistema inabitabile, la vita protoplasmatica emerge mediante un processo sconosciuto dalla Materia, l’organismo più sviluppato nasce da quello meno sviluppato. Il pesce è il discendente dell’insetto, il bipede e il quadrupede si ricollegano al pesce, l’uomo è un quadrupede del genere della Scimmia che ha imparato a camminare eretto su due gambe e ha liberato se stesso da caratteristiche inadatte al suo nuovo modo di vita e di sviluppo. La Forza nella Materia è una Divinità sconosciuta che ha elaborato questi miracoli mediante il suo principio inerente di adattamento naturale ed agisce nell’organismo mediante un ulteriore meccanismo ereditario; per selezione naturale quelle specie che riproducono nuove caratteristiche si sviluppano grazie all’adattamento all’ambiente e a ciò che favorisce la sopravvivenza, tendono a propagarsi e a permanere; altre vengono meno nella corsa della vita e scompaiono.

Queste erano una volta le idee principali; ma qualcuna di esse, e non le meno importanti, sono messe in discussione. L’idea della lotta per la vita tende ad essere modificata e anche negata; è stato detto, per lo meno nella comprensione popolare, che non fa realmente parte del Darwinismo. Questa modificazione è una concessione a risorgenti tendenze moralistiche ed idealistiche che cercano un principio di amore, di bene, oltre ad un principio di egoismo alle radici della vita. Altrettanto importante è la conclusione sul fenomeno di ereditarietà alla quale arrivano certi ricercatori, secondo i quali le caratteristiche acquisite non vengono trasmesse alla posterità ; così come è importante la teoria che si tratta principalmente di predisposizioni non ereditate; poiché mediante queste modificazioni il processo di evoluzione comincia a mostrare un aspetto meno materiale e meccanico; la sua sorgente e la sede del suo potere dinamico si spostano verso ciò che è meno materiale, e più psichico nella Materia. Infine, la primitiva idea di un’evoluzione lenta e graduale è stata messa in discussione da una nuova teoria dell’evoluzione mediante improvvisi e rapidi salti; ancora, si va oltre la concezione di un ovvio e superficiale meccanismo e di una necessità materiale deterministica, per andare verso profondità i cui misteri devono ancora essere sondati.

In se stesse tuttavia queste modifiche non sarebbero radicali. La loro importanza sta nel sincronismo con il risorgere di nuove forme e di vecchie idee che erano state sommerse dall'onda materialistica, teorie di vitalismo, tendenze di pensiero idealistiche, che si supponevano travolte dalla marcia della scienza fisica, adesso risorgono e disputano il campo, e trovano la loro spiegazione in ogni cambiamento di generalizzazione scientifica che apre la strada alla loro espansione e riasserzione.

Sotto quale aspetto è allora possibile che la teoria dell'evoluzione venga ritenuta deficitaria dal più ampio e complesso pensiero del futuro? E di conseguenza costretta a subire essenziali cambiamenti?

In primo luogo la teoria materialistica dell'evoluzione ha origine dalla posizione Sankhya secondo la quale tutto il mondo è uno sviluppo che emerge da una Materia indeterminata per azione della Natura–Forza. Ma esso esclude la Causa silente del Sankhya, il Purusha o Anima che osserva e riflette. Di conseguenza essa concepisce il mondo come una sorta di macchina automatica che si è in qualche modo trovata ad essere. Nessuna causa intelligente, nessuno scopo, nessuna ragione d'essere, ma semplicemente uno sviluppo automatico, una combinazione, un'auto-adattamento dei mezzi al fine, senza nessuna consapevolezza o intenzionalità nell'adattamento. Questo è il primo paradosso nella teoria, e la sua giustificazione deve essere schiacciante e decisiva per poter essere accettata definitivamente dalla mente umana.

Ancora: se la Forza nella Materia indeterminata senza nessuna Anima Cosciente è l'inizio e la sostanza delle cose, allora la Mente, la Vita e la Coscienza possono essere soltanto sviluppi della Materia, e anche soltanto operazioni della Materia. Esse non possono per niente essere cose in se stesse, differenti dalla Materia o in nessun grado indipendenti da essa. Questo è il secondo paradosso e il punto nel quale la teoria è crollata. Sempre più il cammino della conoscenza conduce verso la visione che Mente Vita e Coscienza sono forme diverse di Forza, ciascuna con le sue proprie caratteristiche e il suo proprio metodo di azione, ciascuna interagente con le altre e in grado di arricchire la sua forma per mezzo di questo contatto.

È anche iniziata a spuntare l'idea che la creazione non sia singola ma triplice – Materiale, Vitale e Mentale. Essa potrebbe essere considerata come composta di tre mondi che si interpenetrano l'uno nell'altro. Veniamo così riportati alla vecchia idea Vedica del triplice mondo nel quale viviamo. Possiamo quindi ragionevolmente prevedere che, quando le sue operazione sono esaminate da questo nuovo punto di vista, sarà giustificata la vecchia conoscenza Vedica che è una sola Legge e Verità che agisce in tutte, ma formulata in modo molto differente a seconda dell'ambito nel quale il lavoro procede e del suo principio dominante. Gli stessi dei esistono su tutti i piani e mantengono le stesse leggi essenziali, ma con un diverso aspetto e modo di operare e con risultati sempre più ampi.

Se questa è la verità, allora l'azione dell'evoluzione deve essere diversa da quella che si supponeva. Per esempio, l'evoluzione della Vita nella Materia deve essere stata prodotta e governata non da un principio materiale ma da un principio di vita che opera dentro e sopra le condizioni della Materia e che applica ad essa le sue proprie leggi, impulsi e necessità.

Quest'idea di una vita possente, diversa dal principio materiale, che opera in esso e al di sopra di esso, ha iniziato a dominare il pensiero avanzato in Europa. L'altra idea di una Mente ancora più potente, che opera sulla vita e al di sopra di essa, non si è ancora fatta sufficientemente strada perché l'investigazione delle leggi della Mente è ancora nella sua brancolante infanzia.

Ancora, la teoria materialistica suppone una rigida catena di necessità materiale; in essa ogni condizione antecedente è una coordinazione di molte forze e condizioni manifeste, ogni condizione che ne risulta è il suo risultato manifesto. Ogni mistero, ogni elemento dell'incalcolabile scompare. Se possiamo analizzare completamente le condizioni antecedenti e scoprire la legge generale, possiamo essere sicuri dei risultati conseguenti, come nel caso di un'eclissi o di un terremoto. Poiché tutto è manifestazione, che è il risultato logico di una precedente manifestazione. Ancora una volta la conclusione è troppo semplice e troppo netta. Il mondo è più complesso. Oltre alle cause manifeste ci sono quelle non–manifeste o latenti, e non soggette alla nostra analisi. Questo elemento cresce man mano che saliamo la scala dell'esistenza, la sua azione è più forte nella Vita che nella Materia, più libera nella Mente che nella Vita. Il pensiero europeo tende già a premettere dietro ad ogni attività manifesta un non–manifesto, chiamato a seconda delle predilezioni intellettuali Incosciente o Subcosciente, che contiene di più e in modo inafferrabile per noi conosce di più e vede più dell'esistenza di superficie. Ciò che è manifesto emerge costantemente da questo Non–manifesto.

Di nuovo torniamo ad un'antica verità già conosciuta dai saggi Vedici – l'idea di un incosciente o subcosciente oceano dell'essere, l'oceano del cuore delle cose dal quale si formano i mondi. Ma i Veda postulano anche un supercosciente che governa e dà origine, che spiega l'apparire di una coscienza–conoscenza nascosta che pervade le operazioni di evoluzione e che costituisce la Legge e la Verità autonomamente agente dietro di esse.

La teoria dell'evoluzione materialistica ha portato naturalmente all'idea di una progressione lenta e graduale in linea retta. Essa ammette regressioni, atavismi, balzi e zigzag che deflettono la linea retta, ma questi devono essere necessariamente subordinati, scarsamente visibili, se calcoliamo in ere anziché in più brevi periodi di tempo. Anche qui la conoscenza più completa contrasta con le nozioni apprese. Nella storia dell'uomo ogni cosa sembra indicare alterazioni di rilievo, ere di progressione, ere di regressione; il tutto costituisce un'evoluzione che è ciclica piuttosto che in linea retta. Una teoria dei cicli della civiltà umana è stata avanzata e possiamo arrivare alla teoria dei cicli evolutivi umani, i kalpa e i manvantara della teoria indù. Se la sua affermazione di cicli dell'esistenza umana è lontana dall'essersi affermata ciò è dovuto al fatto che essi devono essere così estesi nei loro periodi da sfuggire non solo a tutti i nostri mezzi di osservazione ma anche a tutti i nostri mezzi di deduzione e di inferenza esatta.

Invece di lenti e sicuri minuti passaggi, adesso si suggerisce che i nuovi passi nell'evoluzione sono piuttosto avvenuti grazie a balzi improvvisi, emersioni per così dire improvvise di ciò che si manifesta dal non–manifestato. Potremmo forse dire che la Natura, preparandosi lentamente dietro il velo, lavorando un po' in avanti e un po' indietro, arriva un giorno alla combinazione di circostanze esteriori che le rende possibile far apparire la sua nuova idea in una forma realizzata improvvisamente, con violenza, con un sorgere glorioso di un progresso rapido. E questo spigherebbe l'economia delle sue stasi, il riapparire di cose scomparse da lungo tempo. Essa mira a certi risultati immediati e per arrivarci più rapidamente e in modo completo sacrifica molte delle sue manifestazioni e le getta indietro nel non–manifesto, nel sub–cosciente. Ma non ha finito con queste e se ne servirà ad un altro stadio per un ulteriore risultato. Di conseguenza le riprende nuovamente ed esse riappaiono in nuove forme e in altre combinazioni, agendo per nuovi scopi. Così avanza l'evoluzione.

E i suoi mezzi materiali? Non la lotta per la vita soltanto. La vera legge – viene suggerito adesso – è piuttosto l'aiuto reciproco o per lo meno un accomodamento reciproco. La lotta esiste, la distruzione reciproca esiste, ma come movimento subordinato, un accordo di sottofondo, e diventa acuta soltanto quando il reciproco accomodamento fallisce e deve essere fatto spazio ad un nuovo tentativo, una nuova combinazione.

Il propagarsi delle caratteristiche acquisite tramite l'ereditarietà è stato troppo frettolosamente e definitivamente asserito; e adesso è forse in pericolo di essere negato troppo sommariamente. Non la Materia soltanto, ma la Vita e la Mente che lavorano sulla Materia aiutano a determinare l'evoluzione. L'ereditarietà è soltanto un'ombra materiale della riproduzione dell'anima, della rinascita di Vita e Mente in nuove forme. Ordinariamente, come fattore costante o base, c'è la riproduzione di ciò che era già evoluto; poiché, affinché le nuove caratteristiche siano propagate nelle specie, esse devono essere state accettate, ricevute, sanzionate nei mondi vitale e mentale. Soltanto allora esse possono automaticamente essere riprodotte dal seme materiale. Altrimenti esse sono acquisizioni private e personali e vengono riportate nella cassaforte, nel tesoro del subcosciente, non entrano a far parte del patrimonio di famiglia. Quando il mondo della mente e della vita sono pronti essi vengono versati liberamente in recipienti adatti. Ecco perché è la predisposizione ad essere ereditata principalmente. La forza psichica e vitale viene dapprima impressa nel principio materiale; quando è questo è stato fatto su scala sufficiente essa è pronta per una generale e nuova partenza e compare una ereditarietà modificata.

Così l'intera visione dell'Evoluzione comincia a cambiare. Invece di un'evoluzione meccanica, graduale, rigida dalla Materia indeterminata per mezzo della Natura–Forza ci muoviamo verso la percezione di un'evoluzione conscia, plastica, flessibile, intensamente sorprendente e costantemente drammatica operata da una Conoscenza super–cosciente che rivela le cose nella Materia, Vita e Mente facendole emergere dall'insondabile Incosciente dal quale esse sorgono.

Pubblicato per la prima volta nella rivista Arya, 1915; titolo originale: Evolution; in SABL, vol. 20, “The Supramental Manifestation ”, by Sri Aurobindo Ashram – Pondicherry (India); diffusion by SABDA.

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SPACE CLEARING E CLUTTER CLEARING

Di Admin (del 20/04/2008 @ 01:34:39, in Feng Shui, linkato 209 volte)

di Stefano Vettori 
 
Letteralmente "Space Clearing" significa "pulire l'ambiente". Ma da che cosa?

In tutte le antiche tradizioni si ritiene che, quando una casa è abitata per lungo tempo, essa venga in qualche modo "impregnata" dalle emozioni, dai sentimenti, le attese, i desideri, di chi ci abita. In altre parole, è come se queste persone lasciassero una sorta di "impronta energetica" sull'abitazione, nel bene e nel male. Quando i locali cambiano di proprietà è bene effettuare qualche pratica di Space Clearing per ripulire l'ambiente da quello che i cinesi chiamano "Chi predecessore". Questo Chi permane nell'ambiente per lungo tempo e permea tutta la struttura abitativa.

Effettuare una pulizia energetica diventa ancora più importante se, nell'abitazione, sono accaduti eventi drammatici (suicidi, omicidi, malattie gravi, lunghe degenze, litigi e odio tra familiari, morti violente, ecc.).

 

Del resto anche da noi è un'usanza molto comune, dopo la morte di un parente, ridipingere le pareti, regalare i vestiti del defunto, cambiare il mobilio. Questa è già una forma di Space Clearing.

In alcuni Stati degli U.S.A., per legge, occorre dichiarare, al momento della vendita di un'abitazione, se all'interno sono avvenuti fatti cruenti. Sono stati osservati, infatti, molti casi di persone che, abitando in questi locali, presentavano problemi psicologici, ansie immotivate, incubi, insonnia, mancanza di energie e depressione, fino a rivivere l'evento traumatico. La legge ha dunque recepito ciò che la scienza non riesce a spiegare. Questo naturalmente non significa che tali fatti non accadano!

Comunque, è bene effettuare una pulizia energetica anche se non si sono verificati fatti di tali gravità. Traslocare in una nuova casa è un po' come entrare in una macchina nuova: giustamente si pretende che sia pulita. A volte però si ha la sensazione di un'atmosfera pesante, sgradevole o comunque estranea, anche dopo i lavori di ristrutturazione. In questo caso può essere utile una pulizia energetica. E' importante ripulire l'abitazione dai residui energetici (positivi o negativi) dei precedenti occupanti per poterle imprimere le proprie caratteristiche.
Tecnicamente come si procede?

Vi sono svariate tecniche, più o meno efficaci, provenienti da varie tradizioni. I nonni chiamavano il prete a benedire la casa; altri si affidavano a persone che conoscevano tecniche molto antiche trasmesse oralmente in famiglia. Spesso queste persone erano anche rabdomanti, radiestesisti e curatori.
Personalmente consiglio di eseguire una pulizia energetica almeno una volta l'anno, tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, oppure in altri momenti particolari. Se non ci sono particolari problemi, è sufficiente pulire bene la casa, gettare via tutti gli oggetti inutili, riparare eventuali guasti (lampadine fulminate, rubinetti che perdono, ecc.), ordinare i propri averi e bruciare una certa quantità d'incenso in tutte le stanze. Successivamente si consiglia di lasciare le finestre aperte per un'oretta. Ricordate che nel Feng Shui la casa è paragonata, per analogia, al vostro corpo. In un essere vivente, per legge di natura, non possono esistere parti inutili: bloccano solamente l'energia. Nello stesso modo, una ferita o un danno viene immediatamente riparato dal corpo poiché, se lasciato aperto, rappresenta una perdita di energia.

Di solito dopo una buona pulizia si ha anche, per riflesso, una maggiore pulizia e libertà interiori. Esistono altre tecniche più potenti, che utilizzano il sale grosso, lo zolfo, i cristalli, i suoni, o altri materiali. Tuttavia sono di uso più raro.

Il Clutter Clearing ("eliminare la confusione") non è così diverso dallo Space Clearing: si tratta di gettare gli oggetti inutili, mettere ordine, distribuire armonicamente la mobilia, semplificare e razionalizzare i propri averi. Ad esempio, se possiedo 30 vestiti posso decidere di regalarne 5 (quelli che tanto non metto mai). Ogni oggetto di nostra proprietà ci richiede una certa dose di attenzione e di energia (per pulirlo, collocarlo, averne cura, ricordare dove l'abbiamo messo, ecc.). Inoltre ogni oggetto ha una carica emotiva (ricordi e sensazioni, sempre energia nostra, impegnata) derivata dalle situazioni in cui esso era presente. Accumulare troppi oggetti significa impegnare molta energia all'esterno di noi. Questo non è auspicabile. Non riuscire a scegliere gli oggetti da eliminare può indicare un eccessiva possessività, avidità, paura della mancanza e dell'abbandono; oppure un'identificazione di se stessi con gli oggetti che si possiedono. Questa convinzione scorretta ci porta a ritenere che, liberandoci di un oggetto, in qualche modo, "perdiamo" una parte di noi stessi. L'identificazione della persona con l'esteriorità è caratteristica delle società materialistiche e consumistiche. Se ci sentiamo oberati dal peso della vita, e abbiamo una casa piena zeppa di oggetti, una drastica pulizia può essere di grande aiuto.

E' importante tenere la casa sufficientemente ordinata, ma non diventare maniaci dell'ordine, come viene suggerito da alcuni testi. Un ordine eccessivo conferisce staticità all'abitazione; il Chi ristagna. Meglio un leggero disordine che ha una connotazione più Yang. In ogni caso, se si fatica a tenere ordinata una stanza, è importante comprenderne il motivo: il disordine è solo il sintomo. In questo caso, se ci impegniamo ad ogni costo a tenere la stanza pulita, non facciamo altro che sopprimere il sintomo! Attenzione quindi alla validità di certi consigli che si trovano in giro sul Clutter Clearing.
Ai nostri giorni, nell'ambito dello Space Clearing ricadono nuovi temi, anticamente inesistenti: l'inquinamento elettromagnetico, acustico, o chimico (per esalazione da vari materiali sintetici) ne sono un esempio fin troppo pratico.

Per l'inquinamento elettromagnetico può essere utile introdurre una certa quantità di acqua nei locali (fontanelle, acquari, vasi e recipienti colmi d'acqua). L'acqua deve essere a contatto con l'aria; essa ha la naturale caratteristica di equilibrare l'elettricità presente nell'aria. Anche gli ionizzatori sono molto efficaci, ancora meglio se associati ad un (de-)umidificatore con un filtro per le polveri dell'aria. Tali polveri sono particolarmente pericolose in inverno, quando vengono mosse dal riscaldamento e anche da forti campi elettromagnetici. Quando l'aria è caricata in modo leggermente negativo, gli esseri viventi traggono un grande beneficio psicofisico. E' la situazione che si verifica subito dopo un temporale primaverile e l'acqua evapora nei campi: quest'aria frizzante rilassa il sistema nervoso, equilibra il sistema endocrino ed ha un effetto benefico su tutto il complesso della persona.

Vi sono altri casi, più gravi, in cui un intervento di Space Clearing risulta fondamentale: ad esempio se la casa è costruita sui resti di un cimitero, di una chiesa, su un antico campo di battaglia, se è un ex macello, o una ex prigione, se nel sottosuolo si presentano particolari conformazioni che possono emettere onde nocive per l'essere umano, ecc. Si sa ad esempio che le formiche e le vespe costruiscono i loro nidi in punti sfavorevoli per l'uomo. Anche i gatti scelgono luoghi non particolarmente favorevoli; invece cani e cavalli di solito scelgono posti buoni anche per la specie umana. Stiamo ovviamente parlando di animali nell'ambiente naturale, non di un gatto abituato a dormire sul letto con il padrone!

http://www.creativefengshui.it

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L'amore

Di Admin (del 20/04/2008 @ 00:23:13, in Jiddu Krishnamurti, linkato 157 volte)

(…) Cos’è l’amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla. Tutti parlano di amore - ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio. L’amore è una idea? Se lo è può essere coltivata, nutrita, accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come volete. Quando dite di amare Dio cosa significa? Significa che amate una proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe spoglie di rispettabilità secondo quello che credete sia nobile e santo. (...) L’amore può essere l’ultima soluzione a tutte le difficoltà, i problemi e le pene dell’uomo, dunque come faremo a scoprire cos’è l’amore? Limitandoci a definirlo? La chiesa lo ha definito in un modo, la società in un altro, e c’è una gran quantità di deviazioni e di interpretazioni sbagliate. Adorare qualcuno, dormirci insieme, lo scambio emotivo, l’amicizia - è questo quello che intendiamo per amore? (…) L’amore può essere diviso in sacro e profano, umano e divino, o c’è solamente amore? L’amore appartiene a uno e non a molti? Se dico, "Ti amo", esclude forse ciò l’amore dell’altro? L’amore è personale o impersonale? Morale o immorale? E' qualcosa di intimo o no? Se amate l’umanità potete amare il particolare? L’amore e un sentimento? E’ una emozione? E’ piacere e desiderio? Tutte queste domande indicano - non è vero? - che abbiamo delle idee sull’amore, idee su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere; un modello o un codice maturato nella cultura in cui viviamo. Così per approfondire la questione di cosa sia l’amore dobbiamo come prima cosa liberarci dalle incrostazioni dei secoli, mettere da parte tutti gli ideali e le ideologie su ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere. Dividere qualsiasi cosa in quello che dovrebbe essere e in ciò che è, è il modo più ingannevole di vivere. Dunque, come farò a scoprire cos’è questa fiamma che chiamiamo amore - non per esprimerlo a qualcun altro ma per sapere cosa esso sia in se stesso? Come prima cosa devo respingere quello che la chiesa, la società, i miei genitori e amici, quello che ogni persona e ogni libro ha detto su di esso, perché voglio scoprire da solo cosa è. (…) Il governo dice: "Va’ e uccidi per amore del tuo paese". È amore questo? La religione dice: “Dimentica il sesso per amore di Dio”. E' amore questo? L’amore è desiderio? Non dite di no. Per la maggior parte di noi lo è - desiderio e piacere, il piacere che è derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Non sono contrario al sesso, ma cercate di vedere cosa in esso sia implicato. Quello che il sesso vi dà momentaneamente è il totale abbandono di voi stessi, poi finite per ritornate alla vostra confusione e così volete ripetere e ripetere quello stato in cui non c’è preoccupazione, problema, io. (…) L’appartenere a un altro, l’essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro - in tutto ciò deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa, e finché c’è paura non c’è amore; una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos’è l’amore; il sentimentalismo e l’emotività non hanno assolutamente niente a che fare con l’amore. E così l’amore non ha niente a che fare con il piacere e il desiderio. L’amore non è un prodotto del pensiero che è il passato. Il pensiero non può assolutamente coltivare l’amore. L’amore non è limitato o intrappolato dalla gelosia poiché la gelosia appartiene al passato. L’amore è sempre attivo presente. Non è "Amerò" oppure "Ho amato". Se conoscete l’amore non seguirete nessuno, l’amore non obbedisce. Quando amate non c’è rispetto né irriverenza. Non sapete cosa realmente vuol dire amare qualcuno – amare senza odio, senza gelosia, senza rabbia, senza volere interferire con quello che l’altro fa o pensa, senza condannare, senza far paragoni - non sapete cosa vuol dire? Dove c’è amore c’è paragone? Quando amate qualcuno con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo con tutto il vostro essere c’è paragone? Quando vi abbandonate completamente a quell’amore allora non c’è l’altro. Forse che l’amore ha delle responsabilità e dei doveri e ne fa uso? Quando fate qualcosa al di fuori del dovere, c’è amore? Nel dovere non c’è amore. La struttura del dovere in cui l’essere umano è intrappolato lo va distruggendo. Finché sarete costretti a fare qualcosa perché è vostro dovere non amerete quello che fate. Quando c’è amore non c’è dovere o responsabilità. (…) Se ci fate caso potete vedere che tutto ciò accade dentro di voi, Potete vederlo con pienezza, completamente, in uno sguardo, senza sprecare tempo a farci su delle analisi. Potete vedere in un momento l’intera struttura e natura di questa piccola cosa senza valore chiamata "io", le mie lacrime, la mia famiglia, la mia nazione, la mia fede, la mia religione - tutte queste brutture sono dentro di voi. Quando ve ne renderete conto con il cuore non con la mente, quando ve ne renderete conto dal più profondo del cuore, allora avrete la chiave che potrà mettere fine al dolore. (...) Quando chiedete cos’è l’amore, potreste essere troppo spaventati per vedere la risposta. Essa potrebbe significare un cambiamento radicale; potrebbe frantumare la famiglia; potreste scoprire di non amare vostra moglie o vostro marito o i vostri bambini - no? - potreste dover distruggere la casa che avete costruito, potreste non tornare più al tempio. Ma se volete ancora scoprirlo, vedrete che la paura non è amore, che dipendere non è amore, la gelosia non è amore, la possessività e il desiderio di dominare non sono amore, la responsabilità e il dovere non sono amore, l’autocommiserazione non è amore, l’angoscia di non essere amato non è amore, amore non è l’opposto di odio più di quanto umiltà non sia l’opposto di vanità. (…) E così siamo arrivati al punto: può la mente incontrare l’amore senza bisogno di disciplina, pensiero, sforzo, senza alcun libro o maestro o guida - incontrarlo come si incontra un bel tramonto? (...) Una mente che ricerca non è una mente appassionata e incontrare l’amore senza cercare è l’unico modo per trovarlo – incontrarlo ignari, e non come risultato di uno sforzo o di una esperienza. Questo amore, scoprirete non appartiene al tempo; questo amore è sia personale che impersonale, appartiene sia ad uno che a molti. Come per un fiore profumato che voi potete odorare o trascurare. Quel fiore è lì per chiunque, anche per colui che si prende la pena di odorarlo profondamente e di guardarlo con piacere. Sia egli molto vicino nel giardino o molto lontano, per il fiore è la stessa cosa, essendo ricco di quel profumo lo distribuisce a tutti. L’amore è qualcosa di nuovo, fresco, vivo. Non ha ieri né domani. E’ al di là della confusione del pensiero. Solo la mente innocente sa cosa sia l’amore, e la mente innocente può vivere nel mondo che innocente non è. E’ possibile scoprire questa cosa straordinaria che l’uomo ha cercato eternamente, nel sacrificio, nell’adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere e di dolore, solamente quando il pensiero arriva a comprendere se stesso e giunge naturalmente a fine. (...) Potete leggere queste parole ipnotizzati e incantati, ma andare al di là del pensiero e del tempo realmente - cioè andare al di là del dolore - vuol dire essere consapevoli che c’è un’altra dimensione chiamata amore. Ma non sapete come raggiungere questa straordinaria sorgente - cosa fate dunque? Se non sapete che fare, non fate niente, non è vero? Assolutamente niente. Allora intimamente voi siete nel più completo silenzio. Capite cosa vuoi dire? Vuol dire che non cercate non volete, non andate a caccia di qualcosa; non c’è assolutamente un centro. Allora c’è amore.

Estratto dal libro:

J. Krishnamurti - Libertà dal conosciuto - Ed. Ubaldini Editore - Roma

© 1969 Krishnamurti Foundation London

© 1973 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

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La sorgente dell'Amore

Di Admin (del 19/04/2008 @ 14:48:21, in Aivanhov Omraam Mikhael , linkato 195 volte)

Anche se otterrete solo indifferenza o ingratitudine, non cessate mai di amare e di fare del bene. Poiché l'amore in voi è una sorgente, se decidete di impedirle di sgorgare sarete innanzi tutto voi a inaridirvi.
Certamente a quel punto nessuno potrà abusare di voi, deludervi, ma l'acqua della vostra sorgente spirituale non sgorgherà più e perderete la vita.
Sì, poiché quando lasciate prosciugare la vostra sorgente, il mondo divino si chiude e diventate poveri e vuoti.
Talvolta è utile, da un punto di vista educativo, chiudersi verso qualcuno per dargli la lezione di cui ha bisogno, ma è molto nocivo chiudersi verso gli esseri umani in generale.
Che le persone lo meritino o no, lasciate almeno fluire in voi la sorgente dell'amore.
Direte: «Sì, ma non meritano che li ami, non è giusto!»
Non preoccupatevi tanto di ciò che è giusto o ingiusto: praticate quell'ingiustizia che è l'amore, altrimenti diventerete un deserto!

 

Omraam Mikhael Aivanhov

Spunti di Lettura
Omraam Michaël Aïvanhov
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