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LETTERE A LUCILIO - 1.Libro 1

Di Admin (del 10/05/2008 @ 00:31:07, in Seneca, linkato 173 volte)

"Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro"

       1. Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell'agire diversamente dal dovuto.


       2. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l'altro la vita se ne va.


       3. Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l'unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.


      4. Ti chiederai forse come mi comporti io che ti do questi consigli. Te lo dirò francamente: tengo il conto delle mie spese da persona prodiga, ma attenta. Non posso dire che non perdo niente, ma posso dire che cosa perdo e perché e come. Sono in grado di riferirti le ragioni della mia povertà. Purtroppo mi accade come alla maggior parte di quegli uomini caduti in miseria non per colpa loro: tutti sono pronti a scusarli, nessuno a dar loro una mano.

       5. E allora? Una persona alla quale basta quel poco che le rimane, non la stimo povera; ma è meglio che tu conservi tutti i tuoi averi e comincerai a tempo utile. Perché, come dice un vecchio adagio: "È troppo tardi essere sobri quando ormai si è al fondo." Al fondo non resta solo il meno, ma il peggio. Stammi bene.

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Dal gene al meme

Di Admin (del 09/05/2008 @ 22:43:20, in Memetica, linkato 196 volte)

Dawkins narra (nell’opera The Selfish Gene) che, prima dell’avvento della vita sulla terra (3-4 milioni di anni fa) si sviluppò per reazioni chimiche un brodo primordiale, le cui molecole, sotto l’effetto del sole si andarono combinando in molecole sempre più grandi.
A un certo punto si produsse accidentalmente una molecola organica replicante. Questa molecola aveva la capacità di replicarsi e ad ogni replica venivano commessi dei piccoli errori che resero possibile la varietà e quindi l’evoluzione.
Poiché il brodo primordiale non era in grado di alimentare un numero infinito di molecole iniziò la lotta per la sopravvivenza e le molecole svilupparono un involucro protettivo (si formarono le cellule) per proteggersi dalla guerra chimica con le loro rivali.
Col tempo e in virtù del meccanismo della selezione naturale e dell’evoluzione i replicanti andarono creando delle macchine per la sopravvivenza: veri e propri organismi pluricellulari sempre più complessi come le piante e gli animali erbivori e carnivori.

Che fine hanno fatto questi replicanti, miliardi di anni dopo?
“Esse sono in tutti noi, hanno creato noi, corpo e mente, e la loro conservazione è la ragione ultima della nostra esistenza [...] Ora vanno sotto il nome di geni, e noi siamo le loro macchine per la sopravvivenza” (Douglas R. Hofstadter, L’Io della Mente, Adelphi, p. 135)

Come geni si trovano al sicuro dentro di noi nel nucleo di ciascuna delle cellule che compongono il nostro corpo. Un corpo che nell’attimo del concepimento non è altro che una singola cellula dotata di tutte le informazioni necessarie per costruire un essere umano. Questa cellula è capace di dividersi più volte trasmettendo ogni volta una copia dei piani originali.

Il gene è quindi quell’unità fondamentale della selezione naturale che tende a sopravvive e a replicarsi anche per migliaia di anni attraverso un gran numero di macchine per la sopravvivenza.

Dal gene al meme
Se i primi ricettacoli erano semplici macchine passive col passare del tempo la complessità di tali macchine crebbe a dismisura. Arrivati all’uomo si manifesta una qualità emergente definibile come "la coscienza di sé".
Con il linguaggio e la cultura, secondo Dawkins, entra in gioco un nuovo replicante. Tale replicante viene chiamato Meme (da mimema). Esso ha la facoltà di propagarsi da un cervello all’altro e di sopravvivere come idea, produzione culturale o altro anche dopo la morte dell’individuo ospite.

Se i geni sono la base del nostro hardware i memi costituiscono il nostro software.
"le nostre menti sono costituite da hardware genetico e software memetico" (Richard Brodie, Virus della mente, Ecomind, 2000, p. 231)

A sua volta il nostro software memetico potrebbe essere suddiviso in programmazione di basso livello e programmazione ad alto livello di astrazione.

Con questi due termini mi sto riferendo a una terminologia in uso nell'ambiente informatico. Per esempio Assembly è un linguaggio di programmazione vicino al linguaggio macchina (che quindi potremmo considerare di basso livello - vicino al livello hardware) mentre C++ possiamo considerarlo come un linguaggio d'alto livello, cioè con un livello di astrazione maggiore:
"La programmazione in Assembly richiede una riflessione secondo fasi ben precise e la stesura delle istruzioni da eseguire. Per esempio, diciamo che vuoi trovare l'ascensore. Una serie corrispondente di istruzioni in linguaggio d'alto livello potrebbe essere di questo tipo: 'Esci dalla porta, passa davanti alla fontana e lo trovi alla tua sinistra'. L'equivalente in Assembly somiglierebbe a questa sequenza: 'Trova il piede sinistro; trova il piede destro. Metti il piede sinistro davanti al destro. Ora metti il destro davanti al sinistro. Ripeti questa operazione dieci volte. Fermati. Voltati di novanta gradi a destra...' (Hafner Lyon, 1996, p. 104)
Similmente la coscienza opera a livello simbolico e normalmente non si interessa dei livelli operativi "inferiori". Per esempio può specificare un obiettivo in termini generali e astratti come "mi voglio alzare e andare a farmi un caffé" e non è suo compito entrare nelle istruzioni particolareggiate (come contrarre i muscoli etc...).

Allacciarsi le scarpe, guidare la macchina e infiniti altri comportamenti ricorrenti vengono cablati, in altre parole si incarnano nella fisiologia dell'uomo e funzionano come strutture cognitive in larga misura inconsce e automatiche. Qualcosa di simile avviene anche per le nostre convinzioni profonde che strutturano la realtà (memi-distinzione, memi-associazione) e determinano parte del nostro comportamento (memi-strategia).
In PNL si dice che queste strategie hanno raggiunto lo status di TOTE inconscio.

Solo che le convinzioni su di noi, gli altri e il mondo sono programmate con il linguaggio umano, un linguaggio a un livello di astrazione decisamente superiore rispetto a quello fisiologico.

Nella terapia cognitiva si distingue tra convinzioni razionali e convinzioni disfunzionali (quindi memi funzionali e disfunzionali)
Le seconde sono quelle che portano a comportamenti patologici e sono convinzioni che si esprimono in forme linguistiche del tipo:

    * Doverizzazioni: Io devo assolutamente, tu devi, gli altri devono o Insopportabilità e intolleranza: Io non tollero, io non sopporto
    * Giudizi totali su sé stessi e sugli altri (assolutizzazione): Non valgo niente, Sei uno stupido...
    * Catastrofizzazioni: È tremendo, sarebbe terribile o Bisogni assoluti: Bisogna assolutamente, Non si può fare a meno

      Per dirla in breve le doverizzazioni, le assolutizzazioni e le catastrofizzazioni sono dei bachi* nel vostro software.

      *Baco=è un termine mutuato dall'informatica. Nel gergo informatico baco o bug equivale a un errore nel software o hardware che provoca un malfunzionamento.

George A. Miller - Eugene Galanter - Karl H. Pribram nell'opera "Piani e struttura del comportamento" ipotizzavano che il comportamento fosse guidato da una serie di piani o schemi di azione nidificati l'uno dentro l'altro secondo un ordine gerarchico a complessità crescente.
Secondo gli autori un Piano o schema di comportamento è l'equivalente di un programma di un calcolatore che predispone l'individuo a una particolare strategia d'azione:
"Un Piano è ogni processo gerarchico nell'organismo che può controllare l'ordine in cui deve essere eseguita una serie di operazioni." (p. 32)
Le abitudini e abilità acquisite, all'inizio erano dei Piani volontari che, attraverso un superapprendimento si sono automatizzate. Se la coscienza elabora l'informazione sequenzialmente sono necessari - per il suo funzionamento altamente complesso - anche una serie di elaboratori distribuiti parallelamente (sotto/parti dissociate dalla coscienza che in alcuni casi possono entrare in conflitto fra loro).

Una nuova teoria che cerca di unificare psicologia, biologia e scienze cognitive

Ricapitoliamo...
Richard Dawkins nel libro The Selfish Gene propone una teoria neodarwiniana incentrata sui geni — la più piccola porzione di DNA — che rappresenterebbero, così, la parte immortale di ogni essere vivente. I geni utilizzerebbero gli organismi viventi come involucri protettivi e come mezzo per replicarsi all’infinito generazione dopo generazione.
In seguito (sempre in The Selfish Gene) arriva a trasporre questa teoria in ambito mentale, culturale e sociale ipotizzando la comparsa di un nuovo tipo di replicatore che chiama meme, dalla parola greca mìmesis che significa imitazione e che ha una particolare assonanza con il termine gene.
Il meme può essere un concetto, un’idea, una particella d’informazione — infatti come il gene è composto da stringhe di simboli — che aspira a sopravvivere propagandosi per contagio attraverso mezzi non-genetici o psicotecnologie (il linguaggio, la scrittura, i libri, la radio, la TV, Internet, i CD-ROM, la musica, il teatro, il cinema, etc.) da una mente all’altra. Come nel caso dei geni gli esseri umani sarebbero nient’altro che veicoli inconsapevoli. Ogni giorno all’interno delle loro menti si verificherebbe una lotta incessante fra fazioni di memi (memeplessi) avverse. Ma non solo, poiché una delle lotte più importanti si svolgerebbe nello spazio mediatico.

Le psicotecnologie
Se avete fatto caso, prima ho usato uno strano termine, psicotecnologie...
Il termine è stato coniato da Derrick de Kerchove: Scrive De Kerkhove: "Ho coniato il termine 'psico-tecnologia', modellato su quello di 'bio-tecnologia', per definire una tecnologia che emula, estende, o amplifica le funzioni senso-motorie, psicologiche o cognitive della mente [...] In effetti, il telefono, la radio, la televisione, i computer e gli altri media concorrono a creare ambienti che, insieme, stabiliscono ambiti intermedi di elaborazione di informazione. Sono questi gli ambiti delle psicotecnologie."
Le psicotecnologie consentono di immagazzinare e replicare i memi e operano su tempi molto più brevi a differenza del DNA.

Questo tipo di tecnologie vengono chiamate psicotecnologie poiché il software (per esempio la scrittura) è capace di retroagire sull'hardware (il cervello) determinando l'insorgere di nuovi paradigmi cognitivi (quindi nuovi memi) che vanno a influenzare vari aspetti dell'esistenza umana: la scienza, l'arte, la stessa visione del mondo.
Un primo esempio di psicotecnologia è il linguaggio. Il linguaggio predispone l'uomo al ragionamento sequenziale e lineare.
Con la scrittura l'uomo fa un passo successivo: prende possesso del linguaggio. I pensieri, la memoria e la conoscenza vengono rappresentati esternamente su supporti materiali e per questo possono venir manipolati come oggetti.

Derrick de Kerckhove definisce la scrittura come la prima psicotecnologia che ci ha dato una visione differente del mondo, ha comportato: - la costituzione del soggetto individuale nel pieno dei suoi poteri, la riorganizzazione del campo visivo normativo in tre dimensioni; - l'apparizione in più tappe della prospettiva a seconda del progresso nell'alfabetizzazione, la desensorializzazione del linguaggio e l'interiorizzazione psicologica della scrittura sotto forma di pensiero; - le condizioni che permetteranno all'individuo di prendere potere sul linguaggio e di conseguenza sul suo destino. [Derrick, de Kerckhove, La civilizzazione video-cristiana, Feltrinelli, Milano 1995] Scrittura intesa dunque non semplicemente come strumento tecnico ma come principio organizzatrice della mente umana, comportante uno spostamento dall'atto dell'udire a quello del vedere, facendoci così uscire dalla tribalizzazione; "solo quando la lingua smette di essere "musicale" e di soggiacere all'incanto della narrazione, potrà creare parole che esprimano la convinzione che esiste un "io", distaccato dalla tradizione e dalla sua forza ipnotica, [...] capace di distogliere le proprie facoltà mentali dall'apprendimento mnemonico per dirigerle nei canali dell'indagine critica e dell'analisi." [Internet e le muse, Associazione culturale Mimesis, 1997 Milano, p. 348]

Con l'avvento del calcolatore (grazie alle sue capacità di elaborazione) si realizza l'estroflessione cognitiva non solo della memoria a lungo termine (ciò era avvenuto grazie a i libri) ma anche della memoria operativa o a breve termine. Le conoscenze escono dal corpo per diventare oggetti sui quali operare. Con la realtà virtuale si può persino pensare di condividere fisicamente le proprie conoscenze con altri in una realtà parallela.
Mentre con gli schermi del computer - a differenza delle altre interfaccie (come le pareti di roccia, i rotoli di papiro, le pagine del libro) - l'informazione è indipendente dal singolo schermo. Diventa onnipresente: Lo stesso documento può manifestare su qualsiasi schermo connesso alla rete.

Un altro aspetto interessante rispetto al libro sta nell'interattività. Con l'interattività il medium risponde in tempo reale all'input dell'utente. L'addestramento all'interattività con una interfaccia grafica grazie ai videogames inizia anche in età prescolare. Tali giochi non hanno un effetto solo ludico, sono vere e proprie psicotecnologie poiché implicano l'addestramento del sistema nervoso: "Manipolano il corpo e la mente degli utenti in nuove configurazioni, condizionandoli ad un successivo uso professionale di tecnologie computerizzate." (Derrick de Kerckhove, L'intelligenza connettiva, Aurelio De Laurentiis Multimedia, 199 Mi, p. 54)

Infine con il collegamento ipertestuale dei calcolatori in una grande rete mondiale si assiste all'avvento di una "creatura planetaria" che a detta di Giuseppe Longo "si prefigura come un vero e proprio soggetto di conoscenza inedito" (Giuseppe O. Longo, Il nuovo Golem, Editori Laterza, 1998 Bari, p. 115).
Questo grande animale autoreferenziale e autocinetico si è posto completamente fuori dal controllo dell'individuo e forse anche degli Stati e tende al "mantenimento e al rafforzamento delle proprie strutture" (Giuseppe O. Longo, Il nuovo Golem, Editori Laterza, 1998 Bari, p.10). Ha assunto una vita autonoma e si sta sviluppando inesorabilmente e inevitabilmente, con esiti che sono al di fuori della nostra capacità di elaborazione. Egli vive di sé stesso, si auto-riproduce (elabora e sforna informazione), si alimenta di sé stesso come l'Oroboruous , il serpente mitico che si morde la coda.

Evoluzione genetica Vs. evoluzione memetica
L'evoluzione biologica h contribuito a sviluppare un hardware molto particolare, un terreno di coltura di un nuovo replicante: il meme. Secondo Dawkins con la comparsa del meme si apre un capitolo interamente nuovo nell'evoluzione.

A differenza dell’evoluzione genetica, l’evoluzione memetica è molto più veloce: i memi possono passare da genitori a figli come i geni oppure possono diffondersi tra individui come un virus utilizzando le nostre menti e altri supporti come mezzo per replicarsi, inoltre un meme inadeguato viene eliminato senza bisogno di aspettare la morte del suo portatore. Ciò spiegherebbe “il fatto che durante gli ultimi diecimila anni gli uomini fondamentalmente non siano mutati a livello genetico, mentre la loro cultura (l’insieme totale dei memi) abbia subito sviluppi radicali” (Francesco Ianneo, Meme. Genetica e virologia di idee, credenze e mode, Castelvecchi, 1999 Roma, p. 65)

Ma di cosa ha bisogno un meme per potersi replicare efficacemente?
Secondo Ianneo occorre che il meme sia semplice e comprensibile, che sia plausibile, che sia trasmesso fedelmente e riprodotto da medium duraturi e veloci. È altresì importante che sia ridondante: il meme deve essere come un mantra che si ripete costantemente. Occorre inoltre che sia in grado di integrare attraverso sincretismi altri memi con cui è in competizione oppure sia capace di cooperare con altri al fine di costituire un memeplesso possibilmente intollerante verso i memi differenti o meno adattativi (Francesco Ianneo, Meme. Genetica e virologia di idee, credenze e mode, Castelvecchi, 1999 Roma, pp. 83-84).
Inoltre un meme deve attirare la nostra attenzione (vedi anche focalizzazione dell'attenzione nell'ipnosi come primo passo per la creazione di una monoidea e quindi dell'ideoplasia).
In un mondo in cui l'offerta di informazione è enormemente aumentata questo è un fattore cruciale per la sopravvivenza del meme stesso, che nel frattempo "si è fatto furbo". I "buoni memi" (quelli che sopravvivono e si diffondono) fanno spesso leva su alcuni istinti basici fondamentali come: combattere, fuggire, nutrirsi, accoppiarsi (Richard Brodie, Virus della mente, Ecomind, 2000, p. 96).
In altre parole utilizzano gli "hot buttons" o "pulsanti biologici" presenti nel nostro hardware per istallarsi nella nostra mente: "I memi che risultano affascinanti per gli istinti delle persone sono quelli che più facilmente si replicano e si trasmettono attraverso la popolazione" (Richard Brodie, Virus della mente, Ecomind, 2000, p. 46)
Questa è una legge che conoscono bene i "designer virus", coloro cioè che definiscono e progettano a tavolino i virus della mente con cui ci vogliono programmare: " Nella nostra ricerca per i virus della mente, allora, i primi aspetti da individuare saranno proprio quelle situazioni che cliccano uno o più di questi quattro pulsanti: rabbia, paura, fame e lussuria, che attirano la nostra preziosa attenzione [...]" (Richard Brodie, Virus della mente, Ecomind, 2000, p. 101)
Una cosa dovrebbe essere ben chiara a questo punto. I memi non si evolvono per essere di beneficio agli individui, anche se molti memi lo possono essere.

Un meme ben radicato nella sinapsi dell’individuo ospite guiderà il suo comportamento inducendo una fiducia cieca nella sua validità. Ciò comporta quindi un ordine implicito di diffusione. Si riscontra inoltre come a volte un meme possa essere di tipo simbiotico (capace di promuovere un comportamento adattativo per sé e per l’individuo che lo ospita) mentre altre volte funziona come un parassita e sopravvive a spese dell’organismo come i memi settari (p. 71).
A volte questi memi sono particolarmente aggressivi come alcune fedi politiche o religiose. Le persone che ne sono preda ne sembrano interamente controllate e perdono lo scopo della loro esistenza in loro mancanza.
I suicidi collettivi ai quali partecipa anche il santone sono il chiaro esempio di come il meme detenga il potere e non chi lo "ha creato".

Memetica
Ci sono particolari tecniche che si sono evolute nel tempo e che consentono ai memi di riprodursi efficacemente e sono per esempio l’arte retorica, l'ipnosi, la teoria della persuasione oppure la coercizione e l’inganno.
Richard Brodie descrive, oltre alla tecnica del condizionamento classico e operante, anche la dissonanza cognitiva e i cavalli di troia.

La dissonanza cognitiva, fa leva sulla pressione mentale, il pathos, il disagio per istallare un nuovo meme: "Imponendo alle persone il superamento di prove rituali, analogamente a quanto avviene ai fini dell'accesso a una casta chiusa, accade una di queste due cose: o l'iniziato si ritira per non sopportare la sofferenza, o un meme che rappresenta il valore dell'appartenenza all'organizzazione si crea o si rinforza nella mente dell'iniziato" (Richard Brodie, Virus della mente, Ecomind, 2000, p. 225)
Per rafforzare questo effetto si può far leva sugli istinti biologici fondamentali come la paura o la fame di potere e creare quello stato particolare di impasse definibile come "manette dorate", descrivibile anche con la seguente frase: "ti do la libertà totale e il potere in cambio della schiavitù perenne, ma ricorda se te ne vai perderai tutto e cadrai in disgrazia"

L'altra tecnica descritta da Brodie si chiama Cavallo di Troia: "Il metodo di programmazione detto "Cavallo di Troia" opera inducendovi a fare attenzione ad un solo meme, introducendo poi, di nascosto insieme al primo, un intero pacchetto di altri memi. [...] un Cavallo di Troia può servirsi dei vostri pulsanti istintuali, cliccandoli per ottenere la vostra attenzione e insinuandosi poi in un altra zona. [...] Perché il sesso vende? Perché pigia i vostri pulsanti, attira la vostra attenzione e, agendo come un cavallo di Troia, vi condiziona con gli ulteriori memi impacchettati all'interno dello spot pubblicitario [...] La tecnica più semplice per confezionare pacchetti, quella usata più frequentemente da politici e avvocati, consiste semplicemente nel dichiarare i memi uno dopo l'altro, in un ordine decrescente di credibilità. La credibilità delle prime affermazioni sembra essere d'aiuto per quelle successive sprovviste di fondamento. [...] I memi discutibili posti alla fine del pacchetto si introducono nella vostra mente servendosi del cavallo di Troia costituito dai memi incontrovertibili posti all'inizio dell'argomentazione." (Richard Brodie, Virus della mente, Ecomind, 2000, pp. 157-158)
Un precursore della memetica è Gustav Le Bon con la sua Psicologia delle folle del 1895 (p. 157)Scrive Le bon: “In una folla ogni sentimento, ogni atto, sono contagiosi, a tal punto che l’individuo sacrifica facilmente il suo interesse personale all’interesse collettivo [...] Quando un’affermazione è stata ripetuta unanimemente per un numero sufficiente di volte, come accade per certe imprese finanziarie che acquistano tutti i consensi, si forma ciò che vien chiamato una corrente d’opinione ed interviene il possente meccanismo del contagio. Nelle folle, le idee, i sentimenti, le emozioni, le credenze divengono contagiose non meno dei microbi.”Lo scritto di Gustave Le Bon influenzò anche Hitler che riconobbe nella propaganda l’arma strategica per vincere la guerra: “Il ruolo di sbarramento che svolge l’artigleria nella preparazione dell’attacco della fanteria in futuro sarà assunto dalla propaganda rivoluzionaria. Si tratta di spezzare psicologicamente il nemico prima che le truppe comincino ad entrare in azione.”  (Adolf Hitler, Mein Kampf)

Guerra memetica
È più importante uccidere un uomo oppure le sue idee?
L’arma più potente nel Terzo Millennio sarà la memetica.
Siamo in piena Terza guerra mondiale e non ce ne siamo ancora accorti, ogni giorno noi siamo costantemente sotto il fuoco dei media.
Le tecniche di disinformazione, persuasione e suggestione sono molteplici. Per esempio i media grazie alla loro ridondanza precisano ciò di cui si dovrebbe parlare, dirigono l’attenzione del cittadino e in tal modo istituiscono dei trend. Questa tecnica si chiama agenda-setting.
Il modo in cui sono presentate le notizie funziona come un effetto placebo: Noi acquistiamo il giornale e cominciamo col vedere i titoli di prima pagina, la priorità loro accordata e in virtù di questo inganno deduciamo la loro importanza rispetto alle altre notizie che meritano minore attenzioneper non parlare delle notizie mai pubblicate che a volte potrebbero essere le più importanti.
L’effetto placebo consiste nel ritenere le notizie di prima pagina le notizie del giorno (Fabrizio Benedetti, La realtà incantata, Zelig Editore, 2000 Milano, p. 71).
I passaggi sono esattamente gli stessi del placebo classico: inganno- convinzione - effetto.
Se alla stessa persona avessimo fatto leggere le notizie in ordine sparso su dei fogli con carattere uniforme costui avrebbe sicuramente cambiato la priorità degli avvenimenti e si sarebbe accorto di alcuni avvenimenti che erano passati inosservati.
Ciò vuol dire che “per modificare la nostra visione del mondo, basta modificare la forma logica con cui il mondo viene descritto attraverso i media” (Bruno Ballardini, Manuale di disinformazione, Castelvecchi, 1995 Milano, p.16)

Prendiamo i sondaggi. Sappiamo tutti ormai che i sondaggi sono creati a tavolino per ottenere un certo feedback, basta orientare il parere degli intervistati con domande formulate ad arte.
Le domande servono per contagiare la persona con memi che passano inosservati sotto forma di presupposizioni.

Una volta che il sondaggio ha dato il risultato desiderato può essere pubblicizzato e diffuso ampiamente come il risultato autorevole di una seria ricerca di mercato. Il sondaggio non è più un parere ma una rappresentazione oggettiva di cosa la gente pensa. Non si tratta qui di convincere la gente dicendo che cosa dovresti pensare ma si da la vittoria già per scontata. In tal modo il sondaggio funziona come una profezia che si autodetermina, serve a creare opinione piuttosto che misurarla (Bruno Ballardini, Manuale di disinformazione, Castelvecchi, 1995 Milano, p. 41-42).

Un esempio di profezia che si autodetermina grazie all’intervento dei media:

“quando nel marzo 1979 i giornali californiani cominciarono a pubblicare servizi sensazionali su un’imminente e drastica riduzione nell’erogazione di benzina, gli automobilisti diedero l’assalto alle pompe per riempire i loro serbatoi e tenerli possibilmente semrpe pieni. Fare il pieno di 12 milioni di serbatoi (che fino a quel momento erano mediamente solo a un quarto del livello) esaurì le enormi riserve disponibili, provocando praticamente da un giorno all’altro la scarsità predetta. (Paul Watzlawick, La realtà inventata, Feltrinelli, Milano 1994, p. 87)

Ma che dire di Internet e in particolare dell’interattività. L’interattività venduta come potere e scelta maggiore a un esame più attento si rivela una interpassività.
Ciò che viene venduto come interattività è la possibilità concessa all’utente di schiacciare un infinito numero di tasti che permetteranno l’accesso ad altri documenti secondo un percorso solo in apparenza libero, insomma, qualcosa di molto simile a un topo che viene fatto correre in un labirinto.

Nell’opera Scienza del comportamento umano (1957), Burrhus F. Skinner, fa una distinzione fra comportamento operante, ovvero il comportamento che opera sull’ambiente producendo delle conseguenze e quello rispondente, che risponde passivamente allo stimolo, il cui esempio tipico è il cane di Pavlov.
Per dimostrare il comportamento operante ideò una gabbia (detta Skinner-box) al cui interno venne posto un topo. Nella gabbia c’era una levetta, che, una volta premuta, procurava del cibo al topo. A differenza dell’esperimento di Pavlov, il rinforzo, cioè l’evento che concorre all’apprendimento non è dato esternamente da una persona, ma è dato dall’azione del soggetto. Il topo ha il cibo solo se preme l’apposita levetta, pertanto lo stimolo non è incondizionato come per il comportamento rispondente, ma è condizionato dalla risposta del topo. [Giovanni, Reale, e Dario, Antiseri, Il pensiero occidentale dalla origini a oggi,  op. cit., 676-677]
Nel 1948 Skinner aveva pubblicato Walden Two, dove viene descritta una società ideale governata in base alle teorie comportamentistiche di stimolo/risposta. La manipolazione del comportamento creerebbe una vita ideale, un’utopia non solo buona ma anche realizzabile...

In effetti tutta la scienza del condizionamento consiste nell'istallazione di memi attraverso la ripetizione.
Il condizionamento operante grazie al rinforzo autoindotto installa non solo memi associazione ma anche strategie di comportamento del tipo Se....allora.

Il fenomeno detto "apprendimento hebbiano" (dallo psicologo canadese Donal Hebb) spiega questi fenomeni. In pratica succede che, quando dei neuroni vengono attivati più volte contemporaneamente si associano e "le cellule e le loro sinapsi cambiano chimicamente in modo tale che, quando una ora s'attiva, sarà molto più efficace nell'attivare l'altra. In altre parole, i neuroni entrano in società in modo tale da eccitarsi in coppia con maggior rapidità rispetto a prima." (Ian H. Robertson, Il cervello plastico, Rizzoli, p. 17).
Nel caso di esperienze emotive piuttosto forti la struttura di connessioni che si viene a creare rimane particolarmente radicata nel cervello (questo fenomeno è detto imprinting).

Molte campagne di marketing funzionano proprio secondo questi principi: "il manifesto pubblicitario che vedete mentre vi recate al lavoro raffigura una splendida modella alla guida di una macchina che sfreccia attraverso una foresta in fiamme in un'esotica località tropicale; queste immagini attivano i neuroni nei centri emotivi del vostro cervello. Nello stesso istante i neuroni dei centri del linguaggio e di quelli visivi registrano il marchio e il nome della casa costruttrice. Tombola! Due gruppi di neuroni in zone distinte del cervello sono attivati contemporaneamente. Passate davanti a quel manifesto ogni mattino per alcune settimane, magari vi capita di vedere immagini simili la sera in televisione, e vi troverete con un complesso di neuroni interconnessi, legati tra loro, per il semplice fatto che sono stati attivati all'unisono. Il risultato? Che quando vedrete la stessa macchina nella vetrina di un concessionario, questo farà riemergere un qualche frammento dell'emozione provata inizialmente - o, almeno, questa è la speranza del gruppo responsabile del marketing!" (Ian H. Robertson, Il cervello plastico, pp. 21-22)

Il medium memetico
L’ambiente culturale costituito da memi che tendono a propagarsi e a replicarsi diventa il nuovo habitat o nicchia ecologica nella quale la specie umana coevolve: "Viviamo, pertanto, all’interno di una Matrice, la matrice dei memi, quella che Wittgenstein chiamava una «forma di vita» e che il filosofo statunitense Hilary Putnam ha definito più icasticamente una vasca dove sono immersi i cervelli.” ( (Francesco Ianneo, Meme. Genetica e virologia di idee, credenze e mode, Castelvecchi, 1999 Roma, p. 134)

Gli schemi comportamentali e cognitivi che edefiniscono la realtà consensuale sono culturalmente appresi. Il bambino impara attraverso l’esperienza, tramite l’interazione con l’ambiente in cui si situa interpretando la realtà secondo uno schema di riferimento condiviso.
Il senso del Sé è frutto dell’interazione sociale e la mente emerge all’interno di un contesto tramite uno strumento offerto dalla collettività: il linguaggio. Non esiste un Io archetipo e originario preesistente alla realtà sociale poiché il Sé emerge dall’interazione con l’Altro, il non-Sé. Per esempio “Bruner sostiene che il concetto di sé che ciascuno di noi possiede non è un’essenza né un nucleo di coscienza isolato, racchiuso nella mente individuale, ma il risultato continuamente emergente della negoziazione incessante tra le nostre versioni del Sé e le versioni del nostro Sé che gli altri ci forniscono.” (Francesca Emiliani, Bruna Zani, Elementi di psicologia sociale, Il Mulino, 1998 Bologna, p. 89)

Esiste anche un ben precisa influenza dei fattori culturali sulla organizzazione cerebrale. La percezione dei colori, il linguaggio, la scrittura sono fenomeni non programmati dai geni. Il contesto sociale e quindi il medium memetico è responsabile della variazione nella percezione dei colori da cultura a cultura: "L'uomo percepisce una gamma di lunghezze d'onda grazie a varie strutture, la retina e il corpo genicolato laterale, le quali sono presenti anche in altre specie animali, come il gatto o la scimmia. Tuttavia nell'uomo le lunghezze d'onda vengono categorizzate secondo delle denominazioni specifiche. Esse vengono apprese nel bambino dopo l'acquisizine del linguaggio [...] Quando si denomina una certa lunghezza d'onda ("questo è rosso", "questo è giallo", ecc.) si è stabilita, tra le strutture implicate nella decodificazione dell'informazione "lunghezza d'onda" e quelle implicate nelle funzioni linguistiche, una nuova interazine funzionale che precedentemente non era già implicita." (Luciano Mecacci, Identikit del cervello, Laterza, 1995, p. 160)
Gli studi sull'organizzazione funzionale del cervello giapponese hanno dato risultati sorprendenti. A quanto pare la specializzazione emisferica nei giapponesi non corrisponde a quella che di regola si riscontra negli occidentali.
L'emisfero sinistro (preposto alla elaborazione del linguaggio) nei giapponesi compie un'analisi verbale anche di suoni come il vento, le onde, etc. e ciò è dovuto alla grande importanza delle vocali nella loro lingua.
Si è inoltre riscontrato che i vari disturbi del linguaggio nei giapponesi derivano da lesioni in aree cerebrali diverse da quelle degli occidentali. Ciò è dovuto alla struttura della lingua giapponese. La scrittura giapponese è costituita da caratteri ideografici (Kanji) e caratteri alfabetici (Kana). Per il riconoscimento degli ideogrammi si attiva in particolare l'emisfero destro mentre per il riconoscimento dei caratteri alfabetici l'emisfero maggiormente implicato è quello sinistro. Così può accadere che un giapponese colpito da lesione all'emisfero sinistro può continuare a leggere e a scrivere a differenza di un occidentale - per lo meno i Kanji.
La cosa importante da considerare è che tali caratteristiche sono culturalmente determinate: "Rispetto a uno stimolo come una figura geometrica o un suono puro il cervello dei giapponesi non ha una organizzazione diversa dal cervello degli occidentali. Quando però interagisce con il mondo di stimoli della propria cultura (la musica, i tipi di scrittura, ecc.), allora il cervello mette in atto una specifica dinamica funzionale." (Luciano Mecacci, Identikit del cervello, Laterza, 1995, p. 46) Insomma i memi, in virtù della stretta relazione corpo/mente guidano anche l'evoluzione genetica...

Tutto ciò è affine alla proposta teorica del movimento del costruzionismo sociale nato tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80.
Per i costruzionisti la conoscenza non è costruita individualmente ma è frutto di una costruzione condivisa per mezzo di pratiche di tipo conversazionale. È tramite la comunicazione, la negoziazione, la retorica, il linguaggio, l’interazione sociale che la realtà viene costruita e condivisa: “la conoscenza non è qualcosa che le persone possiedono da qualche parte nelle loro teste, ma piuttosto è qualcosa che fanno insieme.” (Oltre il cognitivismo, Franco Angeli, p. 94)
Troviamo quindi una chiara influenza della visione olistica della mente proposta da Bateson, una mente intesa come proprietà immanente nel più ampio sistema uomo più ambiente. Troviamo anche un’eco della filosofia analitica, in particolare il secondo Wittgenstein (Ricerche filosofiche). In quest’opera Wittgenstein sostiene che ogni forma di linguaggio sia anche una forma di gioco linguistico con le sue particolari regole d’uso. E in quanto artefatto sociale è il risultato di un’impresa attiva e congiunta di persone in relazione. I significati perciò vengono creati e negoziati all’interno di una particolare comunità.
L'inconscio non è soltanto qualcosa di atavico o il deposito degli istinti animaleschi ma è un fatto culturare, i sintomi sono culturalmente determinati. L'inconscio non è neanche qualcosa che sta nel cervello. A questo proposito Jung parlava di un inconscio collettivo. Mentre Jacques Lacan diceva che l'inconscio è strutturato come un linguaggio e che il linguaggio è la condizione dell'inconscio.

L’uomo concorre a creare queste narrazione anche se il più delle volte ne è raccontato. Pensiamo ai fenomeni di culto come le Nike, l’Harley Davidson, la Ferrari, Che Guevara, lo Swatch, Star Treck, la New Age e molti altri fenomeni più o meno duraturi. Un artefatto di questo tipo richiama altro da sé stesso. Si trasforma in una merce/simbolo, una merce/racconto, diventa una vera e propria iper-merce che può garantire l’appartenenza a una tribù (merce/badge) e l’acquisizione di una identità (merce/identità) (La fabbrica del cult. Merci da amare (e comprare), a cura di Fulvio Carmagnola, Ricerca e Sviluppo Mediaset, LINK Ricerca, 1999 Milano, p. 16)
Il cult acquisisce un sovraccarico valoriale (un valore aggiunto di tipo simbolico) attraverso un percorso analogico metonimico e metaforico che lo aggangia a miti e narrazioni preesistenti nella società. In quanto “rappresentante simbolico privilegiato” acquisisce il potere di richiamare un mondo mitico (p. 34) Sono quindi le connotazioni simboliche che creano quell’alone di seduttività e fascinazione da cui viene rivestito il prodotto.
Questo addensamento connotativo comporta secondo Maura Ferraresi una surrinterpretazione (si comincia a pensare che il culto voglia dire più di quello che dice) e quindi una vera e propria deriva semiotica (pp. 44-45).
“I giochi surrinterpretativi surriscaldano un oggetto, un libro, per farlo diventare altro, lasciando all’oggetto il ruolo di gancio sul quale si appendono la fantasia, i bisogni, le speranze o le disperazioni del soggetto che lo investe di un discorso. [...] Ma il vero lavoro di trasformazione non sarà dell’oggetto, che svolge in questo caso solamente la funzione di esca. Sarà il lavoro semiotico a produrre questa radicale trasformazione.” (p. 52)
Quando il prodotto è diventato un simbolo, quando è stato per così dire, caricato energeticamente è in grado di focalizzare e colpire l’attenzione e allora ne veniamo come catturati e il culto potrà impiantarsi nelle nostre menti e replicarsi:
“Se proviamo a circoscrivere l’ambito di esperienza che ci conduce a diventare adepti di un culto, dobbiamo ammettere che la scelta avviene perché qualche cosa ci ha colpito e ci ha quasi costretto a dedicargli la nostra totale attenzione. Da dove viene tale sorgenza di attenzione? L’ipotesi immediata è: dalla concreta presenza, fisica e determinata dell’oggetto.
Senonché, questo oggetto a noi appare sotto forma di discorso, o comunque avvolto da discorsi e quindi “semanticamente” già lavorato”. (p. 54)
I fenomeni più drammatici sono chiaramente le infezioni memetiche ideologiche e religiose che possono arrivare addirittura a sfociare in suicidi di massa come fu il caso del Tempio del Popolo, del Tempio Solare e di Heaven’s Gate.

Il termine infezioni memetiche ci riaggancia all’ultima definizione (in ordine di tempo) che Dawkins da del meme: nel saggio Viruses of the mind (1993) il meme viene descritto come un virus capace di propagarsi di mente in mente. Questa apparente incongruenza fra il modello darwiniano-replicativo (meme=gene) e il modello epidemiologico (meme=virus) è soltanto apparente secondo Dawkins poiché le due ipotesi si possono integrare: “I memi viaggiano longitudinalmente attraverso le generazioni, ma viaggiano anche orizzontalmente, come i virus in un’epidemia” (R. Dawkins, Unweaving the Raimbow. Science, Delusion and the Appetite for Wonder, London, Penguin, 1998, p. IX)

http://ipnosi.interfree.it/

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Ottiche nuove nella comunicazione scientifica ed estetica – parte I°

Di Admin (del 09/05/2008 @ 02:43:47, in Bio-Fisica Quantistica, linkato 172 volte)

di Paolo Manzelli

Introduzione.
Come la scienza è capace di previsione cognitiva nell'ambito del conoscere, l'Arte sa esprimere una funzione estetica anticipatrice dei cambiamenti neurologici evolutivi che modellano gli archetipi della bellezza e della razionalità. (1)

Una nuova dimensione Delle relazioni tra scienza ed arte nasce gia alla fine del XX secolo per il fatto che con le tecnologie  di esplorazione del funzionamento cerebrale ( brain –imagining ) si inizia a poter esplorare e trarre indicazioni su come il cervello risponda alla percezione dell’ arte esprimendo un senso di soddisfazione emotiva  a gli stimoli  empatici  che sono espressione della  creatività artistica.  La moderna neurologia ha infatti iniziato a comprendere quali siano le aree del cervello coinvolte nella percezione delle forme e dei colori distinguendone le principali attivita’ di riconoscimento , specialmente a riguardo della percezione visiva.(2), (3). Altre opportunita di  conoscenza neurologica riguardano il ruolo dei “Neuroni Specchio” (Mirror Neurons) (4) nella attivazione della attenzione e nella stabilizzazione di relazioni empatiche, che hanno un forte impatto cognitivo in  in relazione all' apprezzamento dell' arte. Infatti  questi neuroni, attivi nella zona pre-motoria frontale, sono capaci di reagire non soltanto ad un semplice stimolo, ma anche di  ‘acquisire immediatamente’ il significato di quello stimolo in modo da  favorire l’ apprendimento per diretta imitazione, producendo in tal modo una azione condivisa a distanza, per la quale percezione ed esecuzione vengono pertanto a collocarsi in uno schema rappresentativo  di  comune coinvolgimento tra persone ed oggetti capaci di esprimere empatia. (5)

Certamente tali importanti conoscenze neurologiche pur aprendo una ampia riflessione sulle relazioni tra arte e scienza, non esauriscono la problematica della comprensione del valore della estetica, tema  che va ben oltre la concezione che tende a limitare il cervello ad un sistema ricettore di informazioni sensoriali. Infatti il cervello e un organo deputato a trasformare l’ informazione percepita dai sensi in sensazioni, quest’ultimre modificano la iniziale attenzione ed il rilevamento di dati informativi in sensibilita’ di valore estetico ed empatico . Non e un caso che si dica che :”la bellezza  risiede negli occhi di chi guarda”. Il cervello  infatti formandosi con l’ apprendimento, interiorizza la informazione ricevuta dai sensi, collocandola nel quadro mnemonico, culturale e cognitivostoricamente acquisito, il quale si associa agli archetipi di informazione genetica biologicamente ereditati, per produrre attivamente le sensazioni  che appartengono alla costruzione cerebrale del mondo. Pertanto non e possibile isolare, sia nella scienza e neppure nell'arte, il complesso fenomeno delle relazioni tra sensi e conoscenza; di conseguenza la ricerca che proponiamo iniziando con il meeting , BLENDING SCIENCE & ART (22 NOV 2007 c/o Tribune of Galileo – La Specola Museum –Firenze ) comporta la necessita di una ampia riflessione frutto di una aggregazione transdisciplinare denominata OPEN NETWORK for SCIENCE and ART.  (6)

Modificazioni  storiche nei Criteri  di  correlazione tra Arte e Scienza

“Arte” etimologicamente significa “fluidita’ del movimento”, come possiamo nella antica parola  parola “arteria” nella quale si riteneva si diffondesse “l’ aere della vita”; pertanto l’ arte  si evolve nella diffusione di una ricerca di innovazione, focalizzata sulle modalità di esprimere e comprendere le capacita di percezione sensibile e la sua concezione scientifica e culturale.

Una strettissima correlazione tra arte e scienza  ha avuto un suo fulcro nel Rinascimento Fiorentino , proprio in quanto e’ stata centrata sulla diretta osservazione della natura  e su il  principio geometrico della prospettiva. (7).  Nel Rinascimento  l’ arte visiva sviluppo' la propria creatività  fondandola sulla base scientifica dell’ ottica geometrica , e su la credenza che l’ occhio fosse rappresentato da un sistema percettivo simile ad una “camera oscura”. Tale concettualita' ha permesso di perseguire in seguito una strategia di produzione tecnologica basata sulle concezioni che sono state  proprie del realismo scientifico ed artistico nell' epoca industriale (8) . In tale contesto storico-concettuale, ogni facolta’ cognitiva deriva sostanzialmente dalla osservazione diretta dell’ambiente naturale ed umano nella sua reale oggettivita’ percepita. Certamente tale criterio comporta l’ accettazione di una netta separazione tra soggettivita' ed oggettivita', sia nella conoscenza scientifica che nell’ arte ; tale convinzione ha costituito la ragione essenziale per cui la tecnologia ottica, durante tutto lo sviluppo industriale ( circa tra il 1600 ed il 2000) ha potuto riprodurre le immagini visive mediante la fotografia il film e la televisione. La produzione tecnologica di immagini di fatto si e dimostrate essere nettamente a discapito dell’ arte figurativa , la quale infatti durante il secolo scorso ha dovuto progressivamente considerare , tramite lo sviluppo di vari movimenti artistici e pittorici ( impressionismo, astrattismo, cubismo, dadaismo ecc) , il piu completo abbandono della antiquata concettualita di costruzione prospettica delle immagini, inizialmente concepita nell’ ambito del rinascimento scientifico ed artistico. (9)

Tali movimenti dell' arte moderna , nascono sostanzialmente al fine di liberare le forme artistiche dall’ arte figurativa, generando varie tendenze di costruttivismo artistico, con le quali si rinunciava alla prospettiva, vista dall’ artista quale spettatore e mimo della realtà oggettiva, per approdare ad una ricerca innovativa dell' arte tendente a esternalizzare una visione interiorizzata della espressione comunicativa della mente tracciando un ponte tra la arte oggettivistica e quella di indagine soggettiva.

Le scienze neurologiche infatti stavano contemporaneamente demolendo il preconcetto derivante dall’ assimilare l’ occhio ad una “camera oscura” , ponendo in crisi il pregiudizio che considerava il cervello come un semplice ricettore capace di riprodurre la realtà esteriore, affermando altresì  l’ idea che il cervello agisca attivamente nel elaborare una rappresentazione del mondo finalizzata alle proprie esigenze evolutive, quindi non piu’ come riproduttore di una pura espressione della realtà tangibile.  Tali studi neurologici di fatto trovavano una diretta assonanza con le concezioni dell’ ordine dal caos nella la percezione visiva , sviluppate negli anni 80’ dal  Laboratorio di Ricerca Educativa  della Università di Firenze,  nel settore  di una ampia riflessione su la chimica fisica (10),(11). Il dato fondante di tale riflessione prendeva spunto dal tentativo di dare una congruente spiegazione alla costanza del flusso di informazione tra l’ occhio ed il cervello, che permette di riconoscere con immediatezza forme a colori visti da varie angolazioni e con diverse tonalità di luce. Infatti se il cervello fosse semplicemente un analizzatore di dati informativi percepiti per tramite dei sensi , allora il tempo di realizzazione della visione ci fornirebbe solo una osservazione del passato in aggiunta con un considerevole ritardo; inoltre data la struttura  a strati concentrici della analisi della ricezione visiva nella parte occipitale dell' encefalo , ci troveremo  ad osservare gradualmente, prima una percezione sfuocata a cui di  seguito si addiziona la percezione dei colori ed infine quella del movimento. Tale analisi modulare del funzionamento cerebrale della area occipitale del cervello e stata ormai messa in chiara evidenza , ma ancora una piu' completa concezione  di integrazione tra le varie aree cerebrali partecipanti alla visione, non e' ancora stata individuata, in modo da poter comprendere come il cervello identifichi con immediatezza lo scenario esterno in continuo cambiamento di illuminazione e di movimento , mediante un processo attivo ed anticipativo, necessario ad attuare una riduzione del tempo necessario alla analisi modulare della percezione cerebrale e vedere con immediatezza il flusso dei cambiamenti percettivi.

Nella Arte Pittorica,  gia dall’ epoca del Rinascimento fiorentino (12) fu’  posta attenzione al fenomeno della simultaneità delle “immagini illusorie”, che in quanto tali sono state considerate come un eccezionale paradosso della percezione visiva, ma  che comunque dimostrano come nella  scelta percettiva non sia possibile dividere in due tempi distinti, l’ azione di riconoscimento sensoriale dalla comprensione significativa cerebrale. L’ ambiguità  del rilevamento di una duplice significazione dello stesso dipinto (13), ci dice infatti che per raggiungere la coscienza di cio’ che percepiamo visivamente e' necessario poter anticipare una cognizione mentale che inquadri significativamente la mera osservazione oggettiva.

Arte e Scienza  nella Società della Conoscenza :  Bio-Quantum Physics e  la Bio-Art.

Il gruppo di Ricerca sulla creativita' EGOCREANET si e posto recentemente il problema di  superare definitivamente l'  inadeguato schema concettuale, per cui si ritiene ancora che  la retina tracci i contorni della percezione degli  oggetti, trattenendone l' immagine della forma come in una “camera oscura”.  Infatti la cornea ed il cristallino non ricevono raggi di luce, ma fotoni concentrandoli sulla retina e pertanto per interazione tra loro, essi assumono un andamento caotico. Inoltre a retina non e una lamina su cu possono proiettarsi delle ombre, ma e' composta di molti strati sovrapposti di cellule fotosensibili principalmente collocate nella fovea (coni e bastoncelli), deputati alla trasduzione della energia luminosa in segnali elettrochimici che le ghiandole dipolari (a polarizzazione on/off) trasducono in segnali la informazione inviandoli selettivamente ai due emisferi cerebrali. Di conseguenza anziche' ritenere che nella retina sia impressa una qualsiasi forma geometrica, dobbiamo pensare che la essa permetta di produrre un sistema di codificazione della informazione capace di essere recepito dalla ricerca attiva di interpretazione effettuata dal cervello. Quest' ultimo indubitabilmente svolge un ruolo interattivo  nella ricerca di immagini; lo dimostra ad esempio il fatto che cervello costruisce immagini anche in corrispondenza della zona cieca della retina, dove si innesta il nervo ottico, e che i bambini ciechi dalla nascita tendono a disegnare forme assai simili a quelle dei normo-vedenti , pur con vari difetti a riguardo dell’ orientamento spaziale delle figure nell’ambiente.

E bene precisare che oggigiorno non si tratta di sosostituire  il paradigma geometrico basato sulla proiezione delle forme, con una semplice similitudine tra computer e cervello , cio’ in quanto sappiamo che i neuroni non si comportano come “cip di silicio” , infatti i neuroni sono attivi e non si limitano a fare calcoli statistici, ma muoiono e rinascono e vivono mediante processi  metabolici guidati dal DNA cosi come fanno tutte  le altre cellule viventi.

In seguito a Tali considerazioni  abbiamo iniziato, nell' ambito dell' OPEN NETWORK for NEW Science, una impegnativa riflessione sulle possibili applicazioni  della Fisica Quantistica alle Science della Vita , (Bio-Quantum Physics), le quali recentemente sono state pubblicate nel sito della Associazione di Ricerca ed Innovazione Educativa, nell' intento di definire  la natura  dei segnali biologici che permettono la comunicazione biologica tra ricettori sensoriali e cervello. Abbiamo trattato tale tematica con il titolo “La Scienza della Qualita” (14) . In sintesi abbiamo proceduto esplorando la relazione  tra la costruzione cerebrale di forme visive e la ricezione sensoriale, ed in tal  modo ci siamo accorti di una importante omissione della interpretazione standard della scienza quantistica del secolo scorso,  in proposito dell' effetto di “Entaglement”, che e' fondamentale per la risoluzione dei problemi di significato associabili  della comunicazione a distanza in condizioni di simultaneita', ovvero di non localizzabilita' di eventi tra loro complementari (15). L' Entanglement (letteralmente: intrigo, condivisione.. ) tra coppie di particelle quantistiche, fu inizialmente concepito dal fisico Austriaco  Erwin Shroedinger (Nobel 1933 ) nel trattare il tema “What is Life “, ed oggi e' divenuto il campo di studi fondamentale nello sviluppo di computer quantistici e delle tecnologie di di sperimentazione di computer biologici proprio in quanto l' effetto di Entanglement trasforma le coppie di particelle in una  sovrapposizione di pure onde di informazione, le quali che permettono di realizzare una elaborazione simultanea ed in parallelo della energia. Pertanto  e' razionalmente  intuibile come il fenomeno dell' Entanglement possa influenzare lo sviluppo delle reazioni biochimiche nell' ampio  contesto dei processi metabolici permettendo una condivisione di immediata segnali di informazione. Recentemente abbiamo riportato questa riflessione sulle applicazioni dell' effetto di Entanglement di Fotoni nella retina degli occhi in modo da dare una interpretazione iniziale del fenomeno della ”empatia” e della sua elaborazione focalizzata sui “Neuroni Specchio”. Pertanto il fatto fondamentale che apre una profonda tematica di ricerca tra scienza ed arte contemporanea dipende dalla osservazione che la condivisione  tra le particelle quantistiche, quali i fotoni, determina una situazione concettualmente nuova, causata  della  de-localizzazione a distanza della informazione. Tale effetto genera condizioni che non ammettono piu una uniformita' dello spazio-tempo di tipo Euclideo, cio in quanto la simultaneita della informazione tra  particelle correlate a distanza , non necessita di trasferimento di energia tra una posizione dello spazio e tra un un prima ed un dopo del tempo. La struttura dello spazio tempo di coppie di “fotoni-condivisi” viene pertanto a modificarsi producendo un sistema dove la simultaneita di informazione va a corrispondere ad una struttura spazio-temporale bidimensionale sia a riguardo dello spazio che del tempo. (16).Certamente l' arte essendo, come disse Leonardo Da Vinci, una manifestazione dell' intelletto del tutto  complementare alla scienza , anch'essa corrisponde a ricercare una espressione emozionale della realta'  biologica interiore in nuove modalità e forme della “Bio-Art”,  da cui emerge la intelligenza creativa contemporanea dell' uomo, nel mentre le moderne scienze della vita tendono  a renderla progressivamente razionale in termini innovativi di “ragionevolezza biologica della percezione”. Pertanto come da sempre l ' arte spesso tende ad  anticipare intuitivamente la costruzione cognitiva della scienza; per affermarlo Leonardo disse : le forme sono gia nelle mente dello scultore ancor prima che esse entrino formandosi nel marmo. A conclusione di questa prima parte della relazione che presentero al meeting del 22/NOV/2007   a Firenze, organizzato dal Gruppo di Ricerca EGOCREANET e collaboratori ,  annuncio che mi impegnero' nel  proporre  le finalita e le modalita di aggregazione di un gruppo di ricerca OPEN NETWOK for NEW SCIENCE &ART, particolarmente  finalizzato a formulare progetti di ricerca trans-disciplinare e di sviluppo di iniziative capaci di correlare scienza e arte contemporanea, ponendo particolare attenzione alle opportunita’ di crescita scientifica ed artistica, ispirate dalla relazione  tra BIO-ART & SCIENCE  ,  capace di sviluppare idee sulla evolzione della vita assieme ad espressioni estetiche nel contesto di sviluppo della moderna Knowledge based Bio-Economy .

BIBLIO ON LINE

(1)  Nature J. : Artists and Scientists: http://www.nature.com/nature/focus/arts/index.html
(2)  Art & Brain: http://www.neuroesthetics.org/research/pdf/Daedalus.pdf
(3)  The senses of vision: http://thebrain.mcgill.ca/flash/i/i_02/i_02_cr/i_02_cr_vis/i_02_cr_vis.html
(4)  Visual art and the Brain : http://www.nyas.org/ebriefreps/main.asp?intEBriefID=500
(5)  Mirror Neurons: http://dericbownds.net/uploaded_images/Freedberg.pdf
(6)  EGOCREANET : http://www.egocreanet.it ;
(7)  Prospettiva : http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761557835/Prospettiva.html
(8)  Arte e Scienza Naturalistica : http://www.michaelrothman.com/
(9)  Movimenti artistici : http://www.letteratour.it/dizio/C00movim.htm
(10).Caos-Cosmos Cronos : http://www.edscuola.com/archivio/lre/caos.htm
(11) Dal mondo degli atomi al mondo dei bit : http://www.iwn.it/vecchiosito/a98n03/manzelli.htm
(12) Giuseppe Arcinboldo : http://www.sandlotscience.com/EyeonIllusions/Arcimboldo.htm
(13) Illusioni in paintings : http://www.gauravjalan.com/entertainment/pictures/strange/illusion/FrameSet.htm
(14) The science of Quality :http://www.edscuola.it/LRE.html ; http://www.wbabin.net
(15) .What means Life :http://www.katazen.com/what_means_life.html
(16) .Tempo Bidimensionale : http://www.edscuola.it/archivio/lre/tempo_bidimensionale.htm

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Il concetto di MEME - Principi di Ingegneria Memetica

Di Admin (del 08/05/2008 @ 22:28:09, in Memetica, linkato 169 volte)

L'operare dell'uomo si costituisce grazie a forze ed elementi di cui pochi hanno conoscenza.
Uno tra questi è il "meme".
Per «meme» si intende un concetto che si diffonde attraverso la popolazione, passando da una persona all'altra in maniera «virale».

Gli autori del sito hanno a lungo esaminato questo concetto, in quanto appariva fondamentale per capire quali erano le forze che aiutano a costituire il contesto e la società in genere.

Può sembrare strano che un sito dedito a concetti quantici, quindi legati tardizionalmente a qualcosa di infinitamente piccolo, si occupi di concetti mega, ma riteniamo che anche in questo campo tale punto di vista possa essere utile.

Inoltre il concetto di meme ci porta anche a riflettere sulla maniera con la quale può influenzare i nostri processi inconsci agendo per interferenza sui nostri ragionamenti preconsci.

Cosa è un meme? Un meme puo' essere un'idea, un prodotto o qualsiasi altra cosa che si diffonda in maniera virale. Infatti molto spesso si parla anche di idea-virus.
Le marche sono memi, ma anche le "leggende metropolitane" e molti messaggi che si diffondono via internet.
Il concetto ha importanza in pubblicità e comunque nel contesto moderno.

La nostra teoria e' che il concetto di meme sia strettamente legato al processo autoorganizzante della personalita' e quindi un meme per vivere deve avere caratteristiche tali che corrispondano al processo autorganizzante della persona. In altre parole, ciascuno cerca di circondarsi di memi che gli corrispondano ed addirittura a ricercarli.
Inoltre, se consideriamo la società come un insieme probabilistico, è importante capire come mai il meme non si disperda (decoerenza) bensì si rafforzi man mano.
IPNOSI, SUGGESTIONE e MEMI

Le nostre ricerche ci mostrano che anche quella che chiamiamo "suggestione" dell'ipnosi ha base memetica.
Il processo di accettazione di una suggestione e' di base memetica. Infatti una suggestione deve essere:
- Emessa da un soggetto abilitato a farlo
- Aderente - cioe' benvenuta ed aderente ai valori gia' presenti nel soggetto
- Nel contesto adeguato

Inoltre la suggestione deve attivare una serie di processi inconsci e contemporaneamente non disperdersi
I tipi di cervello della mente triadica ed i messaggi che vengono trasmessi - Ingegneria Memetica e Quantum Psi.

Riportiamo qui alcuni concetti base:
L'ambiente sociale e' un ambiente interconnesso.
All'interno di quest'ambiente ognuno di noi invia e riceve segnali sulla base del cervello che più utilizza.
L'essere umano e' influenzato dal suo ambiente, dal contesto che lo circonda e dalle persone che incontra.
All'interno delle specializzazioni triadiche, si diffondono particolari messaggi o memi che le rafforzano.
Questi e' dovuto al processo di autorafforzamento della personalita', che cerca prodotti e concetti che la convalidino.
Ognuno di questi elementi tocca una parte della mente triadica.

Gli studi sul concetto di Meme hanno mostrato come un meme si diffonda grazie a tre tipi di personalità differenti:
-Maven o tipo alfa: questo tipo di persona utilizza prevalentemente il cervello sinistro ed è all'origine dei memi.
l maven analizza tutte le possibilita'.
Tuttavia appare anche come il maven migliore e più efficace, oltre l'utilizzo del cervello sinistro (per effettuare analisi)  disponga anche della strategia di base del campo di attivita' dove si trova.
-Connettore: è il tipo di persona che trasmette facilmente informazioni in quanto crea network sociali. Utilizza il cervello mammaliano
-Venditore: cervello destro.

All'interno di quest'ambiente si creano dei virus, o memi, che si diffondono nell'ambiente.
Il meme, o virus mentale, trae forza
- primariamente da chi lo trasmette
- secondariamente dal contenuto del messaggio che deve comunque essere aderente
- infine prendono importanza eventuali elementi di contorno (contesto)
Più che dalla forza dell'impatto emozionale iniziale, il meme trae forza da quanto a lungo occupa la mente dell'interlocutore.
CONVINCIMENTO

Come e' che qualcuno arriva ad essere convincente? La risposta e' complessa e si lega alla presenza.
Se la persone e' presente e mobilizza una matrice mentale specifica la sua comunicazione non verbale lo dimostra. Un gruppo di psicologi diretto da Brian Mullen ha per l'appunto effettuato nel 1984 un'analisi che ha rivelato come l'atteggiamento facciale dei presentatori tv fosse determinante nell'inflenzare la scelta. Se il presentatore era convinto si riscontravano infatti percentuali più alte di gradimento tra gli acquirenti.
Da un punto di vista quantico si può utilizzare il concetto di "coerenza". In altre parole la "presenza" aumenta la coerenza o viceversa.
Anche altre sperimentazioni sembrano suggerire l'idea di influsso di questo tipo.
Più l'informazione e' sottile più' sembra avere impatto in quanto crea meno difese.
Il conscio successivamente crea ragioni logiche.

Il concetto di microritmo

Per capire come non vi sia decoerenza dell'informazione è necessario osservare i processi di feedback che si mettono in atto:
La sincronia interazionale. La sincronia interazionale e' una sorta di riflesso, di attitudine fisiologica fondamentale e rappresenta l'intervenire del terzo cervello, il cervello rettiliano.
La sincronia interazionale puo' essere appresa, ma esiste un'altra forza: il mimetismo motore.
Accanto a questo e' presente il mimetismo motore, cioe' la capacita' di sentire le stesse emozioni.
Il.mimetismo e' la chiave dell'infezione memetica.
Non tutti sono uguali.
Alcune persone sono particolarmente attive nel contagio, altre recettive.

Il concetto di presenza e' in quest'ambito molto importante: maggiore e' la presenza, maggiore il contagio emozionale. Esperimenti eseguiti hanno mostrato che i trasmettitori hanno la capacita' di trasmettere il proprio stato d'animo anche senza parlare e di creare il mimetismo emozionale.

Accanto a questi concetti ha importanza la cosiddetta «aderenza» del messaggio.
Chi riceve il messaggio deve infatti poterlo integrare nella sua realta' quotidiana. Infatti ognuno dei tre cervelli e' gia' sensibile a certi elementi e li riconosce. Se non puo' riconoscerli li cancella.
Non c'e' territorio se non c'e' la mappa. Questo e' uno dei principi di quantum psi, e significa che ogni realta' deve essere accompagnata da applicazioni chiare.

http://www.quantumpsi.com

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Video Tiziano Terzani

Di Admin (del 08/05/2008 @ 21:17:06, in Tiziano Terzani, linkato 216 volte)

Spunti di Lettura
Tiziano Terzani
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Dalla VOCE al CANTO

Di Admin (del 07/05/2008 @ 10:34:01, in Bio-Fisica Quantistica, linkato 173 volte)

di Paolo Manzelli

Simultaneità e Sincronicità nella Bio-Fisica Quantistica della Voce: la voce umana trova nel canto un'armonia tra simultaneità e sincronie trasformando il caos delle dissonanze in bioritmi ordinati ed armonici, che il cervello, tramite l'orecchio, può ri-modulare, dando luogo ad un sistema vocale biologicamente auto-organizzato.

La voce umana genera linguaggi strutturati e melodie canore simultaneamente coordinate e sincronicamente armonizzate dalla modulazione biologica dei segnali di informazione associati alla emissione del suono vocale. Per comprendere come la voce sia determinata da processi biologici di informazione cerebrale, è necessario predisporre un superamento della vecchia logica meccanica della scienza, con cui si assimilano le corde vocali ad un sistema fisico di vibrazione.

La codificazione spazio temporale dei ritmi ed armonie vocali dipende infatti da un sistema auto-organizzato di modulazione di segnali di informazione codificati dall'attività cerebrale al fine di produrre udibili sensazioni sonore.

Putroppo fin dalla antichità la capacità fonetica e musicale della voce ha trovato spiegazione prevalentemente sulla base di riferimenti meccanici dell'acustica delle vibrazioni, così che anziché focalizzare la propria attenzione sul ruolo del cervello nell'organizzazione della voce, la scienza ha fatto riferimento alla produzione di frequenze di strumenti a corde (legni ) ovvero  a fiato (ottoni) nei quali, a differenza del sistema vocale, l' elemento risonante ( corde ) è normalmente separato dal sistema di amplificazione (cassa di risonanza) .

La sorgente sonora biologica della voce non segue tale successione lineare tra la tensione dell'elemento vibrante e la struttura della forma risonante di un sistema meccanico di vibrazione. Infatti l'alterazione delle tensione della corda in una struttura meccanica non può essere quasi mai modulata simultaneamente con la deformazione della cassa armonica che normalmente è rigida. Ciò determina una prima sostanziale differenza tra il funzionamento delle corde vocali (Pliche o pieghe vocali) che si muovono in sincronia con l' apparato vocale, mentre l' elemento vibrante elastico di natura meccanica  risuona in una cassa armonica senza attuare alcun feedback di aggiustamento tra vibrazione e risonanza. Infatti ad es., in una chitarra, la tensione della corda è fissata dalla rotazione del rocchetto girevole (bischero), mentre la frequenza di vibrazione viene modificata tenendo la tensione fissa e modificando con la pressione o con il pizzicare delle dita, la lunghezza della corda. In tal caso la frequenza di vibrazione risulta inversamente proporzionale alla lunghezza della sezione lasciata libera di vibrare. Viceversa le pliche situate nella laringe, variano la loro vibrazione aumentando lo sforzo di tensione, pur rimanendo pressoché costante la loro lunghezza, e infatti il suono vocale è prodotto sostanzialmente dal flusso di aria così che anche quando le pliche sono mantenute tanto rigide da non vibrare minimamente si ottiene una vasta gamma di suoni vocali. Inoltre le pliche vocali non sono semplici cordicelle, ma sono elementi altamente strutturati in vari strati muscolari alla cui superficie c'e una pelle mucillaginosa che permette la emissione di sonorità di estrema precisione, sostenute da un'onda di superficie che si adatta allo sforzo direzionale della corrente d' aria che ne modula finemente la vibrazione. Infatti il suono vocale è simile al fischiare ed ululare del vento tra le onde del mare in burrasca, generando sonorità che il cervello riesce a organizzare come ritmi e armonie utilizzando un sistema simultaneo di processazione di segnali biologici.

L' elasticità biologica delle pliche vocali non è quindi semplicemente paragonabile a quella di un risuonatore meccanico. I “foni” (3) e cioè la quantità minima di un “fonema” , sono infatti correlati ad un processo di “entanglement multiplo” di “fononi” , e cioè dei quanti di energia che correlano le onde associate alle particelle quantiche, generando un insieme che assume proprietà di scambio simultaneo dell'informazione in tutto l'ambiente di produzione della voce, la quale può essere organizzata sincronicamente anche in forma di canto.

L' entanglement (intreccio) tra le onde associate delle particelle quantiche è un fenomeno previsto da Erwin Schoredinger (1935), nel suo libro sul tema “What Life Means?”, fenomeno di grande rilevanza biologica, che in vero non ha avuto attenzione fino ai nostri giorni negli sviluppo della “meccanica quantistica”. Di fatto la natura utilizza grandemente tale fenomeno di “bio-entanglement” nelle strutture di ricezione sensoriali per utilizzare della possibilità di interscambio simultaneo di energia di informazione a distanza.

Sappiamo infatti che i quanti di energia possono dimostrare sperimentalmente sia le proprietà di “particella” che quelle di “onda”, ciò significa che l'energia del quanto può condensarsi in un punto dello spazio, e allo stesso tempo può essere delocalizzata come vibrazione. Il fenomeno dell' entanglement , tra due o più quanti amplifica tale delocalizzazione delle onde definendo un campo di “energia di informazione” di ampia estensione che mantiene simultaneamente una identità vibrazionale per tutta la ampiezza del sistema di “entanglement quantistico”. Nel caso dei sistemi di ricezione biologica tale effetto dà origine a fenomeni di Bio-risonanza  ed in particolare nel caso della voce di una “Bio-risonanza” associata alla produzione della qualità delle sonorità vocali.  Pertanto l'entanglement di fononi generati dalla pressione dell'aria tra le pliche vocali genera un campo di informazione simultanea che permette di sincronizzare la emissione della voce . Tale fenomeno di “Bio-risonanza associato al suono vocale”, è utilizzato dai migliori cantanti capaci di correlare in assonanza ai movimenti volontari dell'organizzazione della bocca, la dimensione bio-risonante dei segnali di informazione. Tali segnali permettono, contemporaneamente, di dare ordine sincronico alle modulazioni della voce, veicolando l'attenzione intuitiva non solo all'altezza, intensità e timbro delle frequenze di vibrazione, ma all' insieme globale dei fenomeni che permettono la modulazione della complessa azione bio-energetica della emissione della voce. La perdita di tale controllo globale della vibrazione macrofisica e della bio-risonanza quantistica, provoca un istantaneo ritorno al caos, così che il cantante stona o rapidamente stecca perdendo il ritmo e l' armonia del suo canto.

Concludendo questa breve intervento ricordo che esso fa parte di un progetto di ricerca e sviluppo su Arte e Scienza denominato “Florentine Contemporary Renaissance”, nel quale il pensiero scientifico contemporaneo si ritrova nella inter-disciplinarietà tramite un “entanglement tra scienza ed arte” in modo da riproporre l' uomo al centro del processo di sviluppo del sapere come fu nell'antico Rinascimento, al fine di comprendere gli eventi Bio Fisici Quantistici (Bio-Quantum Physics), in un quadro di conoscenze disegnato opportunamente per includere i fenomeni emergenti della auto-organizzazione sia della  materia che della mente .

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