Mortale: Be’, ti sto parlando, no?
Dio: Precisamente! Da questo punto di vista, il tuo atteggiamento nei miei confronti potrebbe essere definito personale. E tuttavia, da un altro punto di vista, non meno valido, mi si può anche vedere come impersonale.
Mortale: Ma se tu sei davvero un processo, cioè una cosa astratta, non riesco a capire che senso possa avere che io parli con un semplice “processo”.
Dio: Mi piace il modo in cui dici “semplice”. Allo stesso modo potresti dire che vivi in un “semplice universo”. E poi, perché ogni cosa che si fa dovrebbe avere senso? Ha senso parlare con un albero?
Mortale: No, naturalmente!
Dio: Eppure molti bambini e molti primitivi lo fanno.
Mortale: Ma io non sono né un bambino né un primitivo.
Dio: Eh già, purtroppo.
Mortale: Perché purtroppo?
Dio: Perché molti bambini e molti primitivi hanno un'intuizione primordiale che quelli come te hanno perduto. Francamente penso che ti farebbe un gran bene parlare con un albero ogni tanto, anche più che parlare con me! Ma ecco che abbiamo di nuovo cambiato argomento! Per l'ultima volta, vorrei che cercassimo di arrivare a capire perché ti ho dato il libero arbitrio.
Mortale: Io ho continuato a pensarci.
Dio: Vuoi dire che non hai seguito con attenzione la nostra conversazione?
Mortale: Sì che l'ho seguita. Ma nel frattempo, a un altro livello, ho continuato a pensarci.
Dio: E sei arrivato a qualche conclusione?
Mortale: Dunque, tu dici che il motivo non è quello di mettere alla prova il nostro merito. E hai confutato il motivo che per godere delle cose noi abbiamo bisogno di sentire che dobbiamo meritarle. E sostieni di essere un utilitarista. E la cosa più significativa di tutte è che mi sei sembrato contentissimo quando mi sono reso conto d'un tratto che non è il peccare in sé che è male, ma solo la sofferenza che esso provoca.
Dio: Ma certo! Che altro ci potrebbe essere di male nel peccare?
Mortale: D'accordo, tu lo sai e adesso lo so anch'io. Ma purtroppo io ho passato tutta la vita sotto l'influenza di quei moralisti che ritengono che il peccare sia male in sé. Comunque sia, mettendo insieme tutti questi pezzi, mi viene da pensare che l'unica ragione per cui ci hai dato il libero arbitrio è perché credi che col libero arbitrio gli uomini probabilmente causeranno meno sofferenza agli altri – e a se stessi – che senza libero arbitrio.
Dio: Bravo! Questa è di gran lunga la ragione migliore che hai dato finora! Ti posso assicurare che se avessi deciso di darvi il libero arbitrio, l'avrei fatto proprio per questa ragione.
Mortale: Ma come! Vuoi dire che non hai deciso di darci il libero arbitrio?
Dio: Mio caro, non potevo decidere di darvi il libero arbitrio più di quanto potessi decidere di fare equiangolo un triangolo equilatero. Naturalmente potevo decidere di fare o di non fare un triangolo equilatero, ma dopo aver deciso di farlo non avevo altra scelta che farlo equiangolo.
Mortale: Pensavo che tu potessi fare tutto!
Dio: Solo le cose che sono logicamente possibili. Come disse san Tommaso: “È peccato considerare il fatto che Dio non può fare l'impossibile come una limitazione del Suo potere”. Sono d'accordo, solo che invece di dire peccato come fa lui, io direi errore.
Mortale: Comunque sono ancora sconcertato da quanto mi hai fatto capire, cioè che non hai deciso di darmi il libero arbitrio.
Dio: Ebbene, è giunto il momento di farti sapere che tutta la nostra discussione, fin dall'inizio, si è basata su una fallacia mostruosa! Abbiamo parlato a un livello puramente morale; tu hai cominciato col lamentarti che io ti abbia dato il libero arbitrio e hai sollevato tutta la questione se avessi dovuto farlo. Non ti è mai venuto in mente che io non avevo assolutamente alcuna scelta.
Mortale: Brancolo ancora nel buio!
Dio: Certo! Perché sei solo capace di considerare il problema con gli occhi del moralista. Non ti è mai passato per la testa di considerare i più fondamentali aspetti metafisici della questione.
Mortale: Non vedo ancora dove tu voglia andare a parare.
Dio: Invece di chiedermi di toglierti il libero arbitrio, non avresti forse dovuto chiedere prima di tutto se ce l'hai, il libero arbitrio?
Mortale: Ma io lo davo semplicemente per scontato.
Dio: E perché?
Mortale: Non lo so. Ce l'ho, il libero arbitrio?
Dio: Si.
Mortale: Allora perché mi hai detto che non avrei dovuto darlo per scontato?
Dio: Perché non avresti dovuto. Solo perché una cosa è vera, non ne segue che la si debba dare per scontata.
Mortale: Comunque mi tranquillizza sapere che la mia intuizione naturale sul fatto che posseggo il libero arbitrio è giusta. Mi è successo a volte di temere che abbiano ragione i deterministi.
Dio: I deterministi hanno ragione.
Mortale: Un momento: il libero arbitrio ce l'ho o non ce l'ho?
Dio: Ti ho già detto di sì. Ma questo non significa che il determinismo sia sbagliato.
Mortale: Insomma, le mie azioni sono determinate dalle leggi della natura o no?
Dio: La parola determinate qui è una sottile ma possente causa di fraintendimenti, e ha contribuito parecchio a confondere le acque nelle controversie sul libero arbitrio e il determinismo. Le tue azioni sono certamente in accordo con le leggi della natura, ma dire che esse sono determinate dalle leggi della natura crea un'immagine psicologia totalmente fuorviante; fa pensare cioè che la tua volontà possa essere in qualche modo in conflitto con le leggi della natura e che questa sia in qualche modo più potente di te e possa “determinare” le tue azioni, che tu lo voglia o no. Ma è semplicemente impossibile che la tua volontà entri mai in conflitto con la legge naturale. In realtà tu e la legge naturale siete la stessa identica cosa.
Mortale: Come sarebbe a dire che io non posso entrare in conflitto con la natura? Supponiamo che io mi intestardissi e determinassi di non obbedire alle leggi della natura. Che cosa potrebbe fermarmi? Se mi intestardissi abbastanza, nemmeno tu potresti fermarmi!
Dio: Hai perfettamente ragione! Io certo non potrei fermarti. Nulla potrebbe fermarti. Ma non ci sarebbe alcun bisogno di fermarti, poiché non potresti neppure cominciare! Goethe ha espresso molto bene tutto ciò: “Nel tentare di opporci alla Natura noi, nell'atto stesso di farlo, operiamo secondo le leggi della natura!”. Non capisci che le cosiddette “leggi della natura” non sono altro che una descrizione di come appunto tu e gli altri esseri agite? Sono semplicemente una descrizione di come tu agisci, non una prescrizione di come dovresti agire, non un potere o una forza che costringe o determina le tue azioni. Per essere valida, una legge della natura deve tener conto di come tu di fatto agisci, o, se preferisci, di come tu scegli di agire.
Mortale: In realtà, dunque, tu sostieni che io sono incapace di determinare di agire contro la legge naturale?
Dio: È interessante che tu abbia usato per due volte l'espressione “determinare di agire” invece che “scegliere di agire”. Questa identificazione è molto frequente. Spesso si usa l'asserzione “Sono nella determinazione di far questo” come sinonimo di “Ho scelto di far questo”. Ma proprio questa identificazione psicologica dovrebbe rivelare che il determinismo e la scelta sono molto più vicini tra loro di quanto potrebbe sembrare. Naturalmente tu potresti benissimo dire che la dottrina del libero arbitrio dice che sei tu a compiere questo atto di determinazione, mentre la dottrina del determinismo afferma, a quanto pare, che le tue azioni sono determinate da qualcosa che con tutta evidenza sta fuori di te. Ma la confusione è in gran parte causata dalla dicotomia che tu compi dividendo la realtà in “te” e “non te”. Suvvia, dov'è che in realtà finisci tu e comincia il resto dell'universo? Oppure, dov'è che finisce il resto dell'universo e cominci tu? Una volta che tu riesca a vedere il cosiddetto “te” e la cosiddetta “natura” come una totalità continua, non sarai più tormentato dal dubbio se sei tu a controllare la natura o la natura a controllare te. E così sparirà tutto questo pasticcio del conflitto tra libero arbitrio e determinismo. Se mi è lecito usare un'analogia un po' grossolana, immagina due corpi che si muovano l'uno verso l'altro a causa dell'attrazione gravitazionale. Se fosse senziente, ciascun corpo potrebbe domandarsi se è lui stesso oppure l'altro a esercitare la “forza”. In un certo senso la esercitano entrambi, in un certo senso non la esercita né l'uno né l'altro. Meglio di tutto è dire che ciò che conta è la configurazione dei due.
Mortale: Poco fa hai detto che tutta la nostra discussione era basata su una fallacia mostruosa, ma ancora non mi hai detto quale sia questa fallacia.
Dio: Ma come, è l'idea che io avrei potuto crearti senza libero arbitrio! Ti comportavi come se questa fosse una possibilità autentica e ti domandavi perché io non l'avessi scelta! Non ti è mai venuto in mente che un essere senziente senza libero arbitrio non è più concepibile di quanto lo sia un oggetto fisico che non eserciti attrazione gravitazionale. (E per inciso, l'analogia tra un oggetto fisico che esercita l'attrazione gravitazionale e un essere senziente che esercita il libero arbitrio è più stretta di quanto tu pensi!). In tutta onestà, riesci a immaginarti un essere cosciente privo di libero arbitrio? Come sarebbe mai fatto? Una cosa che secondo me ti ha portato tanto fuori strada nella tua vita è che ti hanno detto che io ho fatto all'uomo il dono del libero arbitrio. Come se prima avessi creato l'uomo e poi, come ripensandoci, lo avessi dotato di questa ulteriore proprietà del libero arbitrio. Forse tu penserai che io abbia una sorta di “pennello” con cui ritocco certe creature col libero arbitrio e altre no. No, il libero arbitrio non è un “extra”: esso è parte integrante dell'essenza stessa della coscienza. Un essere cosciente senza libero arbitrio è semplicemente un assurdo metafisico.
Mortale: Ma allora perché mi hai dato corda per tutto questo tempo, discutendo quello che io pensavo fosse un problema morale mentre, come tu dici, la mia confusione di fondo era di natura metafisica?
(Continua ... )